Riscaldamento, impianti accesi dal 22 ottobre: un’ora in meno e massimo 19°

Le novità. Il giro di vite consentirà di risparmiare 135 euro in bolletta. Nel 2023 i caloriferi dovranno essere spenti il 7 aprile, anziché il 15.

Il giro di vite sui riscaldamenti proposto dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani si tradurrà per gran parte del territorio bergamasco (inserito nella fascia E) in 13 ore giornaliere di riscaldamento (al posto delle 14 concesse fino all’anno scorso), con possibilità di accensione dei riscaldamenti dal 22 ottobre 2022 al 7 aprile 2023 e la speranza sullo sfondo che l’inverno sia mite come l’anno scorso.

Per altri Comuni bergamaschi montani (inseriti nella fascia F) invece la stretta sui tempi di accensione degli impianti termici sarà nulla, perché non rientrano nelle limitazioni del piano governativo per il risparmio del gas mediante l’introduzione di limiti di temperatura negli ambienti e fasce climatiche in cui è suddiviso il territorio italiano.

I valori indicati all’articolo 3, comma 1, del Dpr 74 del 2013 sono ridotti di un grado: 17 gradi (più o meno 2 di tolleranza) per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili; 19 gradi (più o meno 2 di tolleranza) per tutti gli altri edifici. I limiti di esercizio degli impianti termici sono stati pertanto ridotti di 15 giorni per quanto attiene il periodo di accensione (posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 giorni la data di fine esercizio) e di 1 ora per quanto attiene la durata giornaliera di accensione.

I limiti di esercizio degli impianti termici sono stati pertanto ridotti di 15 giorni per quanto attiene il periodo di accensione (posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 giorni la data di fine esercizio) e di 1 ora per quanto attiene la durata giornaliera di accensione.

«Queste misure permetteranno di ridurre i consumi di gas e di conseguenza contenere anche i costi in bolletta – sottolinea Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo -. Infatti, la riduzione di un grado all’interno di un’abitazione può portare ad un risparmio di circa l’8% sulla bolletta del gas. Se consideriamo un consumo di circa 1.100 metri cubi di gas annuo per il riscaldamento, si tratta in media di 88 metri cubi di gas, che equivalgono a un risparmio di 90 euro all’anno per ogni grado in meno in casa. Poi se si considerano oltre all’abbassamento di un grado anche l’ora di riscaldamento in meno e la riduzione dei giorni in cui è possibile tenere accesi gli impianti, si stima per ogni famiglia un risparmio di 133 metri cubi, pari a circa 135 euro in bolletta».

Quanto ai controlli, le linee guida del ministero fanno riferimento al «monitoraggio delle reti di distribuzione cittadina» per valutare eventuali picchi di consumo e ci si affida comunque al buonsenso dei cittadini, visto che per questioni di privacy è difficile effettuare controlli di docce e caldaie. Saranno effettuati controlli a campione su edifici pubblici, grandi locali commerciali e punti a maggior consumo.

L’ultima delibera di Palazzo Lombardia, che si affianca alla normativa nazionale, parlava di accensione nel periodo tra il 15 ottobre 2021 e il 15 aprile 2022 per 14 ore giornaliere, scese ora a 13. «Dovevamo arrivare alla canna del gas per far sì che i partiti e il governo aprissero gli occhi sull’emergenza energetica e su quello che comporta per famiglie e imprese, con l’aumento spropositato dei costi delle bollette – rimarca Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo -. I nostri allarmi sono stati ignorati sistematicamente per oltre un anno e dinanzi alle misure strutturali da noi indicate il governo ha deciso di affrontare di volta in volta le situazioni del caro-energia con interventi tampone. Tra le nostre proposte a livello italiano ci sono la sterilizzazione di oneri, accise e Iva sugli aumenti indiscriminati di gas, energia elettrica e carburanti e un’efficace campagna istituzionale sull’uso razionale dell’energia per l’efficienza e il risparmio, incentivando comportamenti virtuosi. Bisogna evitare gli sprechi – aggiunge Busi – con opportuni accorgimenti: l’isolamento di porte e finestre, abbassare il fuoco dopo l’ebollizione, usare poco il forno e la lavatrice a pieno carico, staccare le spine dagli elettrodomestici e dai decoder non in funzione, mettere fogli di carta stagnola dietro i caloriferi e coprirsi di più».

«Va segnalato che chi si era attivato per installare stufe a pellet, e quindi per avere una fonte alternativa di riscaldamento, si ritrova oggi in difficoltà con la reperibilità dei sacchi di pellet, oltretutto con un prezzo raddoppiato rispetto allo scorso anno»

Ai cittadini quindi viene suggerito un comportamento più virtuoso nell’utilizzo del riscaldamento, privilegiando fonti alternative come le pompe di calore dei sistemi di condizionamento estivo, oppure una riduzione della durata delle docce. «Tuttavia – spiega Christian Perria (Federconsumatori Bergamo) - va segnalato che chi si era attivato per installare stufe a pellet, e quindi per avere una fonte alternativa di riscaldamento, si ritrova oggi in difficoltà con la reperibilità dei sacchi di pellet, oltretutto con un prezzo raddoppiato rispetto allo scorso anno».

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