Rsa, 2.867 gli anziani bergamaschi in lista di attesa. E un miraggio i posti per il «sollievo»

CASE DI RIPOSO. Servono mesi per trovare una struttura. Le associazioni: «Il dato però è in diminuzione: più servizi esterni e maggiore turnover». Sui ricoveri temporanei, in estate il picco: «Ma non possono essere l’unica risposta».

Lettura 3 min.

Le proporzioni danno conto di un bisogno forte e diffuso. Nelle Rsa orobiche vivono circa seimila bergamaschi, e fuori ce ne sono quasi tremila che aspettano. In linea teorica, per ogni due anziani in casa di riposo ce n’è uno che resta in fila.

Quasi tremila in attesa

Stando all’ultimo monitoraggio pubblicato sul sito dell’Ats e aggiornato alla situazione di fine maggio, in Bergamasca risultano 2.867 i cittadini in lista d’attesa per l’ingresso in una Rsa. Nonostante quel che suggerisce la demografia, i numeri si stanno in realtà assottigliando: sino a un paio di anni fa si superavano i tremila pazienti in coda, nel 2022 ci si aggirava attorno ai 3.500. Ora sono meno, ma perché? Perché, spiegano gli addetti ai lavori, il tempo del turnover si sta abbreviando: siccome le condizioni di chi entra sono più complesse di un tempo, la permanenza è ridotta. È lontana l’immagine di una volta, diffusa ancora prima della pandemia, secondo cui in casa di riposo si trascorreva una parte lunga della vecchiaia.

I posti letto crescono di numero, ma certo non tengono il passo dell’invecchiamento

Certo, la ricerca di una struttura rimane ancora una delle fatiche principali per chi si fa carico delle fragilità di una persona cara. Serve pazientare mesi, talvolta più di un anno, e intanto ci si barcamena come si può: diventando caregiver familiari, reclutando una badante, o magari riuscendo a entrare nell’orbita dei servizi domiciliari. Nel frattempo, si sonda ogni possibilità. Lo racconta un altro numero: sono 12.814 le domande giacenti, appunto perché ogni persona può far richiesta su più sedi. In media, è l’equivalente di 4-5 domande a testa.

Il coordinamento

Per Edoardo Manzoni, presidente dell’Associazione San Giuseppe che riunisce una trentina di Rsa bergamasche d’ispirazione cattolica, «il tema è sempre da affrontare pensando all’universo dei bisogni delle persone anziane, e quindi all’affrancarsi, sul territorio, di servizi alternativi che aiutino le famiglie a trovare le risposte più adeguate: l’Rsa è una delle risposte, ma non l’unica». È cambiato profondamente il profilo di chi accede a questi enti: «La Rsa si connatura per i bisogni degli anziani assolutamente più fragili – specifica Manzoni -. Il tasso di ingravescenza delle persone ospitate nelle Rsa è più alto di un tempo, pertanto la loro degenza media è conseguentemente più corta. È un aspetto che si nota in maniera più evidente negli uomini».

«Ci sono canali di indirizzamento tra Rsa vicine: se una casa di riposo non ha posto, prova a orientare l’utente su una limitrofa»

Ma di fronte a un fabbisogno così ampio, cosa si può fare? I posti letto crescono di numero (quelli «contrattualizzati» sono aumentati del 6% negli ultimi dieci anni), ma certo non tengono il passo dell’invecchiamento, e così si cerca di potenziare le alternative.

I servizi «tampone»

«Negli ultimi vent’anni c’è stata la costruzione di una rete di servizi “tampone” – ragiona Fabrizio Lazzarini, direttore generale della Fondazione Carisma, la più grande Rsa della Bergamasca con circa 500 posti letto – sia nei centri diurni, sia con l’assistenza domiciliare. Non è sufficiente per azzerare la domanda, ma permette di posticipare l’ingresso. La permanenza media è decisamente più contenuta: circa la metà dei ricoverati resta meno di un anno, con una media di 6 mesi, e ciò caratterizza l’intervento assistenziale secondo una condizione di terminalità».

Il coordinamento tra le strutture

Si prova a far rete anche nella gestione delle domande, ottimizzando alcune procedure: «È migliorato il coordinamento tra le strutture per gestire le situazioni di chi presenta più domande – segnala don Luigi Zanoletti, presidente dell’Uneba Bergamo, a livello nazionale la principale associazione del non-profit sociosanitario –. Ad esempio, ci sono canali di indirizzamento tra Rsa vicine: se una casa di riposo non ha posto, prova a orientare l’utente su una limitrofa con la lista d’attesa più breve. Chiaramente, però, se una famiglia vuole una specifica struttura il rischio è che i tempi si allunghino».

«Rispetto ad alcuni anni fa la rotazione è più celere,proprio perché la degenza si è accorciata»

Mirko Gaverini, presidente dell’Acrb, l’Associazione case di riposo bergamasche che raggruppa una trentina di presìdi d’impronta laica, quantifica queste attese: «Mediamente, nell’arco di sei mesi si ha una proposta. Rispetto ad alcuni anni fa la rotazione è più celere, proprio perché la degenza si è accorciata».

Il «sollievo»

E se non si può attendere, magari perché la gestione al domicilio non è possibile? Esistono soluzioni «ponte» in solvenza, cioè pagando interamente la retta (il ricovero tipico, invece, prevede che una parte di quel costo sia assorbito dalla Regione): è il «sollievo», con tariffe che mediamente si aggirano attorno ai 100 euro giornalieri, ma i posti sono pochi. L’estate, tra l’altro, è il periodo più sensibile: «C’è un picco stagionale – approfondisce Gaverini – legato al periodo di ferie delle badanti e dei familiari oppure ad alcune patologie specifiche». «Questo è un tema delicato – riconosce Lazzarini – che s’inserisce nel più ampio disegno della sanità territoriale e alle cure intermedie, a bassa intensità, dopo le dimissioni dall’ospedale. Si sta potenziando questo aspetto con gli Ospedali di comunità: occorre dare una “stampella” alle famiglie». C’è un limite, peraltro, rappresentato dal fatto che «il sollievo può durare al massimo due mesi», puntualizza don Zanoletti. E così, si torna a un ragionamento più ampio: «Le persone over 65, secondo gli studi, utilizzano i servizi sanitari 22 volte in più rispetto agli under 65 – rileva Manzoni -. Ciò pone certamente il problema dell’accompagnamento delle persone fragili, soprattutto quelle che escono dagli ospedali o subiscono incidenti improvvisi e non riescono a trovare immediatamente una risposta. Il sollievo è una risposta, ma dovrebbe essere affiancata da altre».

© RIPRODUZIONE RISERVATA