Cronaca / Bergamo Città
Sabato 03 Gennaio 2026
Sicurezza nei locali, norme più stringenti: «Valgano per tutti i luoghi dove si balla»
DOPO LA TRAGEDIA IN SVIZZERA. L’attività delle discoteche è sottoposta al parere di una Commissione di vigilanza. Erriu (Vvff): «Approccio preventivo anche per feste e concerti». Visinoni (Silb): «Le “zone grigie” non mancano».
Era già successo anche in Italia e il Paese non ha dimenticato. Quando si parla di prevenzione incendi nei locali pubblici, l’ombra lunga del Cinema Statuto di Torino torna a fare capolino: era il 13 febbraio 1983 quando un rogo, divampato in pochi minuti in una sala torinese, uccise 64 persone.
La situazione sicurezza in Italia
Una tragedia che cambiò per sempre le norme di sicurezza, trasformando uscite di emergenza, materiali ignifughi e controlli periodici da semplici «optional» a obblighi inderogabili. Ed è da lì che nacque l’idea - oggi quasi un riflesso culturale - che certi disastri non dovessero più accadere. Per questo, mentre ci si interroga sulla dinamica della tragedia di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno un incendio in un locale ha provocato 47 vittime e altre decine di feriti, in Italia la domanda è un’altra: come si evita che qualcosa di simile possa accadere qui? La risposta sta in un sistema di vigilanza che, pur con i suoi limiti, resta uno dei più rigidi d’Europa.
Come funziona a Bergamo
A Bergamo, come in ogni altra provincia italiana, si riunisce in Prefettura la Commissione incaricata di verificare il rispetto delle norme antincendio e di sicurezza nei locali da ballo e negli spazi destinati agli eventi. Attorno allo stesso tavolo siedono vigili del fuoco, Ats, Questura, Comune e rappresentanti delle categorie: un organismo tecnico nato per prevenire, evitando d’intervenire quando è troppo tardi. Si controllano capienze, vie di fuga, impianti elettrici, certificazioni, piani di evacuazione. Ogni dettaglio conta, perché l’esperienza insegna che è proprio nei dettagli che si annida il rischio.
«L’approccio è innanzitutto preventivo», conferma Natascia Erriu, vice comandante dei Vigili del Fuoco di Bergamo. Le norme che regolano i locali di pubblico spettacolo prevedono verifiche sia sui progetti, prima dell’apertura, sia durante l’esercizio dell’attività. «La Commissione di vigilanza, comunale o provinciale, è un passaggio obbligato per tutte le strutture che superano determinate capienze, così come per gli impianti sportivi - ricorda Erriu -. E anche gli eventi temporanei, dalle feste ai concerti, devono essere sottoposti al suo esame». È un meccanismo autorizzativo: se non ci sono le condizioni di sicurezza, l’evento non si fa. Una logica nata proprio dopo l’incendio del cinema di Torino, quando si comprese che la prevenzione passa dalla qualità delle strutture, dai materiali utilizzati, dalla progettazione delle vie di fuga e dalla capacità di evacuare rapidamente grandi numeri di persone. E da allora, tanti passi sono stati fatti.
La «zona grigia»
Accanto al sistema formale esiste però una «zona grigia» che ancora preoccupa gli operatori. Non tutti i posti dove si balla, infatti, sono classificati come «locali di pubblico spettacolo». Alcuni bar o ristoranti, grazie alla Scia, possono organizzare serate danzanti senza rientrare nei controlli della Commissione. È, spiegano gli addetti ai lavori, un vuoto normativo che crea disparità e, potenzialmente, anche dei rischi: locali nati per altre funzioni che, di fatto, diventano spazi da ballo senza avere le stesse garanzie strutturali.
«Le discoteche devono rispettare regole rigidissime: materiali ignifughi, strutture certificate, almeno tre vie di fuga in punti diversi del locale», ricorda Paolo Visinoni, presidente provinciale del Silb-Fipe, il Gruppo Sale da Ballo di Confcommercio Bergamo. «Nel caso di Crans-Montana, il controsoffitto ha preso fuoco e c’era una sola uscita. Da noi una cosa del genere sarebbe impensabile». Il problema, dice però Visinoni, è altrove: «Altri locali non sono soggetti agli stessi controlli. Eppure possono far ballare. Noi segnaliamo da anni situazioni borderline, anche in rifugi o in altri spazi non adatti. Ma la normativa permette queste attività».
È qui che si gioca la partita della sicurezza, nella capacità di mantenere alto il livello di vigilanza dove le regole sono chiare, e di colmare le zone d’ombra dove le norme non arrivano. Perché la prevenzione non è solo memoria del passato, ma un lavoro quotidiano che richiede attenzione, responsabilità e - come ricorda Visinoni - «regole uguali per tutti, per evitare che la festa diventi pericolo».
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