Siglato protocollo tra Università e Polizia. Pisani: «La sinergia garantisce sicurezza»
L’INCONTRO. Il capo della Polizia: «L’esperienza del questore allo Sco ottimale per affrontare i problemi di Bergamo». «Nelle nostre indagini è entrata l’IA, ma l’uomo resta prioritario». L’abbraccio con la vedova dell’agente Montinaro.
Lettura 3 min.Favorire lo scambio di competenze tra università e pubblica sicurezza, attraverso attività di ricerca, tesi di laurea e di dottorato, seminari, workshop, tirocini e percorsi di formazione per gli appartenenti alla Polizia di Stato.
Questo il senso dell’accordo quadro sottoscritto lunedì pomeriggio tra il rettore dell’Università di Bergamo Sergio Cavalieri e il capo della Polizia direttore generale della pubblica sicurezza Vittorio Pisani, in città per una lectio magistralis tenuta proprio nella sede universitaria di via dei Caniana sul tema dell’intelligenza artificiale, nel contesto della presenza a Bergamo, nel cortile di Prefettura e Provincia in via Tasso, della «Quarto Savona 15», l’auto della scorta di Giovanni Falcone.
«Il questore Vincenzo Nicolì mi ha rappresentato la grande collaborazione che c’è in questo territorio con le istituzioni locali, la rete degli imprenditori, la cittadinanza e questo è un fattore molto positivo, perché la sicurezza partecipata è un concetto che va sicuramente portato avanti: laddove c’è grande sinergia istituzionale, anche il nostro compito diventa un compito più agevole», ha sottolineato Pisani a margine dell’incontro, rispondendo ai giornalisti.
«Colgo l’occasione per ringraziare la città di Bergamo e il comprensorio nel suo complesso perché effettivamente il questore, che ha un’esperienza nazionale visto che quando dirigeva lo Sco (il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, ndr) ha avuto un panorama di conoscenze in tutto il territorio nazionale, mi ha rappresentato che qui vi è una sinergia ottimale: continuando su questa strada, sicuramente saremo in grado di migliorare sia la nostra efficienza e quindi anche il livello di sicurezza dei cittadini».
Sul tema degli organici in via Noli, il capo della Polizia ha evidenziato che «la questura di Bergamo ha già avuto dei rinforzi di organico, aumentato in questi anni. Noi assicuriamo il turnover: tutti i pensionamenti vengono coperti con nuove assunzioni. Il questore ha grandissime esperienze perché proviene da un ufficio investigativo e quindi penso sia la persona giusta per affrontare la tematica della criminalità che riguarda sia la città di Bergamo che la sua provincia».
A fare gli onori di casa, ieri nell’aula dell’università in via dei Caniana, il rettore Cavalieri: «Il protocollo favorirà lo scambio reciproco di competenze: da un lato, il contributo dell’Università alla formazione specialistica del personale della Polizia di Stato, dall’altro, l’esperienza diretta di funzionari ed esperti della Polizia all’interno delle attività didattiche e formative dell’Ateneo. Questa collaborazione nasce dalla consapevolezza che anche le pubbliche amministrazioni hanno oggi bisogno di nuove professionalità, di competenze specialistiche e di una costante capacità di aggiornamento.
È una necessità che conosciamo bene anche all’Università degli studi di Bergamo. Per svolgere efficacemente le proprie funzioni, un Ateneo deve poter contare su competenze tecnico-amministrative sempre più articolate. E lo stesso vale per una realtà complessa come la Polizia di Stato. Le nuove forme di criminalità, la trasformazione digitale, la cybersecurity, l’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati, le scienze forensi e la protezione delle infrastrutture richiedono professionalità nuove e altamente qualificate».
Cybersecurity e IA
E proprio la cybersecurity e l’avvento dell’intelligenza artificiale sono stati al centro della lectio del prefetto Pisani, aperta dalla recente pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, il 15 settembre, del decreto legislativo 160 che adegua l’ordinamento italiano all’«AI Act Europeo» per regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle indagini di polizia. Pisani ha sottolineato come sia un «vanto» che l’Italia sia il primo Paese europeo a provvedere all’adeguamento, forte del fatto «di aver maturato gli anticorpi prima degli altri nella lotta a mafia e terrorismo e di contare su una forte storia normativa e cultura giuridica che abbiamo esportato in tutto il mondo». Di fronte a una platea formata soprattutto da studenti universitari, ma anche dai «Ragazzi On the Road» impegnati nel progetto di sensibilizzazione sulla legalità per le nuove generazioni, il capo della Polizia ha spiegato come «ormai ci siamo tutti da tempo abituati a difendere la nostra identità personale attraverso antifurti, porte blindate ed evitando certe zone di sera, ma non ancora, lo stesso, facciamo per l’identità digitale, che oggi rischia quanto la prima.
Oggi l’evoluzione tecnologica corre talmente veloce che spesso siamo obbligati a rincorrerla: si è creato in particolare un gap tra i due colossi, americano e cinese, e il nostro continente che era rimasto indietro». Ora l’adeguamento prevede la possibilità, per esempio, di effettuare identificazioni biometriche in tempo reale: «Un’esigenza nata soprattutto per gli stadi – ha evidenziato Pisani –. Ma l’aspetto più importante è che al centro dello strumento resta sempre l’uomo, con un rigoroso iter da seguire sia per le indagini sia per il procedimento giudiziario, pena la non procedibilità e la cancellazione dei dati raccolti dalla banca dati delle forze di polizia».
Da ultimo, l’abbraccio affettuoso del capo della Polizia con Tina Montinaro, vedova di Antonio, uno dei tre poliziotti morti sulla «Quarto Savona 15» nella strage di Capaci, che stamattina interverrà a un incontro con gli studenti al Liceo Mascheroni. «Quando si è accanto al capo della Polizia non ci si può sentire che sicuri», ha detto Tina Montinaro. «La Quarto Savona 15 testimonia che nel nostro Paese abbiamo sofferto e vissuto momenti davvero difficili, ma anche che ne siamo usciti con l’unica vera arma di un Paese democratico: il diritto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA