Sileri: «Con i vaccini aggiornati ipotesi quarta dose per gli over cinquanta»

L’intervista Il sottosegretario alla Salute Sileri traccia lo scenario autunnale. Entro settembre in arrivo le due nuove versioni di Pfizer e Moderna.

Cosa succederà in autunno? Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri - ormai fuori dal Movimento 5 Stelle, avendo optato per la scelta «governista» di Luigi Di Maio - cerca di fissare qualche paletto in uno scenario che, tra crisi economica, guerra in Ucraina e risalita dei contagi (determinata da nuovi e più contagiosi sottotipi della variante Omicron), richiede scelte rapide e stabilità. L’abbiamo intervistato per conoscere la sua posizione e le sue proposte su questa nuova ondata estiva, ma anche per capire cosa potrebbe succedere il prossimo autunno con la vaccinazione anti Covid.

Sottosegretario Pierpaolo Sileri, innanzitutto vorremmo sapere se il governo sta ragionando sulla quarta dose di vaccino estesa a tutti o a più categorie. A settembre saranno emanati decreti dello stesso tenore dell’anno scorso per quanto riguarda la vaccinazione? Il vaccino sarà sempre obbligatorio per alcune fasce d’età o per alcuni lavoratori?

«Intanto va sottolineato che la quarta dose, o meglio il secondo booster, è già oggi fortemente raccomandato per tutte le persone di età superiore a 80 anni o con condizioni di fragilità. Purtroppo solo il 20% di queste persone ha già fatto la quarta dose, il che mette il restante 80% a rischio di contrarre forme più severe della malattia, soprattutto in una situazione come quella attuale nella quale c’è una elevata circolazione virale. La quarta dose per queste persone può veramente fare la differenza Per quanto riguarda l’autunno, si deciderà sulla base dei dati epidemiologici e della circolazione virale: la mia opinione è che la vaccinazione debba essere non obbligatoria, ma fortemente raccomandata per le fasce di popolazione maggiormente a rischio di contrarre forme più gravi della malattia che richiedono il ricovero in ospedale o in terapia intensiva, per esempio gli over 50 e le persone con comorbilità».

Stanno arrivando vaccini nuovi e più efficaci rispetto alle varianti che si sono sviluppate nell’ultimo anno? A settembre avremo un vaccino migliore? Conferma queste voci?

«Sia Pfizer che Moderna hanno già presentato alla autorità regolatoria europea Ema la richiesta di autorizzazione per nuove versioni dei rispettivi vaccini adattati alla variante Omicron, che daranno una migliore copertura nei confronti dell’infezione e che saranno con ogni probabilità disponibili dalla fine dell’estate. Pfizer e BioNTech hanno inoltre annunciato che nella seconda metà del 2022 avvieranno la sperimentazione clinica di un vaccino pan-coronavirus, in grado di aumentare ulteriormente il grado di protezione nei confronti delle attuali e delle future varianti. Vorrei però ribadire che gli attuali vaccini, realizzati a partire dal virus di Wuhan del gennaio 2020, pur se non bloccano l’infezione da variante Omicron, sono comunque altamente protettivi nei confronti delle forme gravi della malattia, e quindi pensare di rimandare la vaccinazione oggi per farla con un vaccino più aggiornato tra qualche mese rischia di rivelarsi un azzardo per quelle categorie di persone più a rischio e per le quali è indicata la dose di richiamo».

Condivide la visione di alcuni virologi che parlano di endemia e invitano alla calma anche ora che i numeri stanno salendo velocemente?

«Sicuramente siamo in una fase di passaggio dalla pandemia all’endemia, il che vuol dire passare da una fase di emergenza a una di convivenza col virus, allo stesso modo di quanto è avvenuto con altri virus come l’influenza: da una parte il virus si adatta all’ospite mutando progressivamente in modo da ottimizzare la propria capacità di replicarsi e di sopravvivere; dall’altro l’ospite umano impara a riconoscere il patogeno e sviluppa le proprie difese immunitarie. Negli ultimi due anni e mezzo gran parte della popolazione ha “conosciuto” il virus, nella sua forma naturale attraverso l’infezione o nella sua forma artificiale tramite la vaccinazione, o con entrambe. Questo passaggio dalla fase pandemica a quella endemica è avvenuto per tutte le pandemie verificatesi nel corso della storia dell’uomo, ma nel caso del Covid è stato enormemente velocizzato dalla disponibilità di vaccini realizzati a tempo di record, che hanno permesso di salvare un numero enorme di vite umane. Questo passaggio però non è ancora completato, come dimostra anche l’ondata di questi giorni».

Come si completerà?

«Perché si completi sarà necessario, a livello globale, migliorare la copertura vaccinale in quelle aree del mondo dove è ancora insufficiente e dalle quali arrivano più frequentemente le nuove varianti, e realizzare un sistema di sorveglianza simile a quello attualmente esistente contro l’influenza, grazie al quale i richiami vaccinali stagionali da somministrare nel nostro autunno-inverno vengono aggiornati sulla base dei ceppi prevalenti durante l’inverno australe. Ma nello stesso tempo, il livello di immunità già raggiunto nella popolazione fa sì che non vivremo più le situazioni degli ultimi due anni, con le terapie intensive saturate, ma si giungerà progressivamente a una situazione di convivenza, nella quale il virus tornerà a colpire a ondate stagionali di maggiore o minore intensità, ma comunque controllabili, e che, come avviene con l’influenza, metteranno maggiormente a rischio le fasce di popolazione più anziane o con un sistema immunitario più debole».

Secondo lei la mascherina è ancora necessaria nei luoghi di lavoro e a scuola?

«In linea generale, la mascherina è necessaria, e io continuo ad usarla, nelle situazioni nelle quali, in ambienti chiusi, non sia possibile evitare assembramenti di durata prolungata: gli ambienti di lavoro o i mezzi di trasporto sono i classici esempi, ma aggiungerei anche luoghi particolarmente affollati, per esempio l’aeroporto o la stazione ferroviaria durante gli esodi estivi. Sta tutto al nostro buon senso ed alla nostra responsabilità, con l’esperienza maturata in più di due anni di pandemia, evitare le situazioni a rischio. Per quanto riguarda la scuola, i dati sino ad oggi ci hanno detto che si tratta di un ambiente sicuro e che la gran parte dei contagi dei ragazzi in età scolare è avvenuta in altri contesti».

Attenderemo il picco di luglio senza restrizioni controproducenti per l’economia o c’è la possibilità di nuovi interventi?

«Il dato da tenere sotto controllo è quello dell’occupazione dei posti letto nelle aree mediche e nelle terapie intensive degli ospedali. Con la situazione attuale non vedo la necessità di interventi: solo prudenza, buon senso e rispetto delle regole»

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