«Sos» dei volontari del trasporto sociale: «Mancano giovani»

L’ALLARME . Dalla pianura fino alle valli le associazioni lavorano grazie all’impegno e al «cuore» dei pensionati. «Ma il ricambio generazionale è sempre più necessario».

Il motore silenzioso del welfare bergamasco rischia di restare senza carburante. Non si tratta di mancanza di fondi o di mezzi, ma di qualcosa di molto più profondo e difficile da reperire: il tempo e le braccia degli uomini. Il servizio di trasporto sociale nella Bergamasca, quel reticolo di pulmini e mezzi che ogni giorno permette a disabili, anziani e malati di raggiungere ospedali, centri diurni o posti di lavoro, poggia interamente sulle spalle di volontari che hanno un’età media sempre più elevata. Una realtà fatta di pensionati che aiutano altri anziani, in un gioco di solidarietà che oggi si scontra con l’allungamento dell’età lavorativa e un ricambio generazionale che fatica ad arrivare.

La fotografia del territorio è nitida. A Calusco d’Adda, la neonata «Pubblica Assistenza Isola Soccorso Odv», nata nell’agosto 2025, conta 81 operativi, ma la preoccupazione per il futuro è già dietro l’angolo. «Siamo alla ricerca di volontari che vogliano anche mettersi in gioco per prendere le cariche associative, perché anche questa è una grande difficoltà», spiega Consuelo Caslini, la presidente. «Si riscontra un’enorme difficoltà nel reperimento di nuove leve: i giovani sono forse meno motivati e poco sensibilizzati, mentre per i pensionati pesano i tempi più lunghi per uscire dal mondo del lavoro. Mantenere attivi e motivati i presenti è un impegno costante. È davvero un lavoro difficile».

Spostandosi a Martinengo, la situazione si fa ancora più stringente. L’associazione «Noi con voi», attiva da vent’anni, conta su un nucleo ristretto di 16-17 persone. «Siamo tutti over 65, tutti pensionati e facciamo fatica a trovarne altri», racconta il referente Antonio Colla. «La gente dice che non ha tempo, ognuno rivendica la propria libertà. Eppure noi partiamo alle sei del mattino e finiamo alle sei di sera, dal lunedì al venerdì, portando dializzati, utenti dei centri diurni e persone alle visite con i nostri tre mezzi».

Un paradosso diffuso: la richiesta di servizi aumenta, ma la disponibilità individuale diminuisce.

A Verdello, l’associazione «L’Arcobaleno Odv» ha appena festeggiato i vent’anni di attività con 25 volontari operativi. Anche qui il tema del sovraccarico è centrale. Valerio Rovaris, vice presidente, sottolinea come alcuni volontari siano costretti a turni molto più onerosi rispetto all’impegno originale: «Siamo sempre alla ricerca di autisti, anche solo per poche ore o mezza giornata alla settimana, per alleggerire gli altri». Qui la rete è fitta: tre mezzi propri e due comunali per trasportare alunni, disabili e anziani verso gli esami sanitari. «Abbiamo quasi tutti pensionati, ma c’è anche un lavoratore autonomo che riesce a ritagliarsi una giornata a settimana per noi; è una presenza fondamentale che dura da anni».

La necessità di un «ricircolo» generazionale emerge con forza anche dalle parole di Luigi Santo Avanzi, vice presidente dell’Auser Città di Treviglio. Con circa 30 autisti su una cinquantina di volontari totali, l’associazione copre tratte lunghissime, arrivando fino a Milano, Mantova e Cremona. «Siamo tutti su con l’età, tutti pensionati. Fino a ottant’anni qualcuno ce la fa, qualcuno ha persino superato quella soglia, ma se si è stanchi è logico che serva forze fresche». L’Auser gestisce otto mezzi, di cui tre attrezzati per i disabili, garantendo la mobilità verso ospedali e cooperative di lavoro.

In Valle Imagna, il Gruppo Volontari Assistenza Domiciliare rappresenta una realtà imprescindibile per il territorio. Con 120 volontari e 12 mezzi, il gruppo consegna circa cento pasti al giorno e garantisce trasporti sanitari in tutta la valle. GianMario Salvi, vice presidente, descrive un equilibrio che per ora regge, ma avverte: «Persone sopra i 60 anni a un certo punto devono lasciare. Dopo i 75 gli acciacchi della vita si fanno sentire».

La sfida, qui, non è solo la guida, ma la gestione burocratica: «Siamo un gruppo privato e la gestione della struttura è tutta nostra, dobbiamo farci carico di tutto». Se il cuore dei pensionati ha permesso di arrivare fin qui, il futuro del servizio del trasporto sociale dipenderà dalla capacità di intercettare chi ha ancora qualche ora da donare, prima che i motori di chi ha guidato per vent’anni si spengano per raggiunti limiti d’età.

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