Trasfusioni di sangue sull’elisoccorso: a Bergamo progetto capofila in Italia

Il protocollo sperimentale «Bob» (Blood on board) attuato per un anno dai soccorritori «volanti» dell’Areu in collaborazione con il «Papa Giovanni». Già sedici i pazienti gravissimi soccorsi, ben 14 dopo eventi traumatici.

Un servizio che ha preso il volo. Nel vero senso della parola: è infatti decollato, promosso a pieni voti, il servizio di elisoccorso con possibilità di emotrasfusione già in fase preospedaliera. Da un anno plasma e globuli rossi concentrati viaggiano a bordo dell’elicottero del 118 di Bergamo, un progetto «pilota», perché il primo assoluto in Italia, denominato «Bob» (Blood on board, ossia sangue a bordo).

Capofila del progetto è Bergamo che, prima in Italia, ha sperimentato il protocollo per un anno, ideando, allestendo e formando il personale impiegato nella propria base operativa. L’obiettivo è quello di prevenire lo shock emorragico, e intervenire subito, ancor prima di arrivare in ospedale, per limitare già in emergenza i danni da trauma, scongiurando decessi.

Il progetto

«Il progetto è stato sviluppato da me insieme al dottor Christian Salaroli, operativo al “Papa Giovanni” fino allo scorso aprile, e all’infermiere Simone Celi della Aat di Brescia - spiega il dottor Francesco Daminelli, medico elisoccorritore dell’Aat 118 di Bergamo - avvalendoci della imprescindibile collaborazione della professoressa Anna Falanga, direttrice del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale (Simt) del Papa Giovanni XXIII e delle sue collaboratrici le dottoresse Giulia Ravasio, Marina Marchetti e Erika Diani e con il sostegno di Angelo Giupponi, direttore Elisoccorso regionale, e di Oliviero Valoti, direttore della Aat 118 Bergamo».

«Il progetto – continua Francesco Daminelli – è nato dal confronto con esperienze maturate a livello internazionale e prevede l’utilizzo di contenitori isotermici, già in uso in ambito militare, in grado di garantire la conservazione di plasma e globuli rossi a temperatura corretta e costante anche in condizioni ambientali estreme. Inoltre, gli emocomponenti vengono riscaldati durante la trasfusione sul luogo dell’incidente, allineando così la qualità della cura pre-ospedaliera dello shock emorragico ai più moderni standard. Gli sforzi che abbiamo fatto, insieme ai colleghi del centro di medicina trasfusionale del “Papa Giovanni XXIII”, sono volti ad affrontare un problema epidemiologicamente rilevante, infatti, nel trauma grave, il sanguinamento non controllato è la principale causa prevenibile di morte in fase preospedaliera. Non ci illudiamo che il “sangue a bordo” sia miracoloso a tal punto da consentirci di salvare tutte le vite, ma abbiamo la consapevolezza di aver aggiunto un tassello importante al trattamento dei pazienti emorragici».

«Tutto il personale del Simt ha accolto con grande entusiasmo, fin dall’inizio, la proposta di questo progetto – spiega la professoressa Anna Falanga – è stata una strada lunga, durata due anni, perché abbiamo dovuto effettuare un percorso di validazione di materiali che abbiamo introdotto noi per primi in Italia e perché la pandemia ci ha rallentati. Il progetto richiede un costante sforzo organizzativo ma la procedura ora è collaudata e risponde a tutti i criteri di sicurezza tanto che Areu intende ora estenderla alle altre quattro basi di elisoccorso della regione».

«I tecnici del nostro centro trasfusionale – precisano Giulia Ravasio e Marina Marchetti – provvedono quotidianamente all’allestimento dei contenitori che consentono il trasporto di plasma e sangue, e ne assicurano la pronta sostituzione in caso di utilizzo. Uno sforzo notevole ma ne siamo tutti orgogliosi».

L’anno di prova è partito il 4 novembre 2020. Come è andato? «Mi faccio aiutare dai dati che parlano meglio - spiega il dottor Francesco Daminelli elencando numeri e situazioni - 16 sono stati i pazienti soccorsi con necessità di ricorso alla procedura di emotrasfusione. Pazienti che poi non necessariamente finiscono in ospedale a Bergamo, è la sala operativa che decide di volta in volta l’ospedale più indicato e accessibile a seconda del caso e del momento. Di questi 16 pazienti, 14 sono stati traumatologici, cioè gravemente feriti a seguito di un evento traumatico, mentre nei restanti 2 casi si è trattato rispettivamente di una patologia aortica acuta, e di un caso di shock ipovolemico con anemia cronica nota. Il primo paziente è stato trasfuso il 13 febbraio 2021 dal dottor Angelo Giupponi, che è anche il direttore dell’elisoccorso regionale. L’ultimo a ottobre. In complesso sono stati soccorsi 10 maschi e 6 femmine, 56 anni l’età mediana. Il più giovane è stato un motociclista di 19 anni, e il più anziano un ciclista di 73 anni che ricordo molto bene per aver soccorso personalmente e nel quale la trasfusione preospedaliera di plasma e globuli rossi è stata decisiva nel determinare l’esito favorevole».

Prova superata

Dopo questa prova ben superata, Areu estenderà il servizio a tutta la Regione. Si è tenuto un incontro proprio per fare il punto della situazione sull’esito della sperimentazione. «Incontro che è stato positivo - racconta il dottor Daminelli - dal momento che la volontà di Areu è quella di estendere il progetto alle altre quattro basi di elisoccorso della Lombardia e, a tale scopo, è in corso di acquisizione l’equipaggiamento necessario. Dopo di che ciascuna base dovrà stabilire accordi a livello locale con i rispettivi Servizi di Medicina Trasfusionale».

«Quando 20 anni fa, nel 2000, si apriva il servizio di elisoccorso a Bergamo parlare di emotrasfusioni sul territorio era pura fantascienza - spiega il dottor Oliviero Valoti - a novembre si è concluso un anno di sperimentazione del progetto e i risultati sono stati decisamente soddisfacenti».

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