
Cronaca / Bergamo Città
Venerdì 29 Agosto 2025
Trenord, scatta il ritocco alle tariffe dei treni
DALL’1 SETTEMBRE. La Regione: «L’incremento dello 0,588%, frutto dell’adeguamento Istat e di parametri di qualità». Si va dai +10 centesimi del biglietto singolo ai +7 euro dell’abbonamento annuale «Io viaggio ovunque».

Era stato annunciato a inizio luglio e si concretizzerà a brevissimo: da lunedì 1° settembre, data simbolica verso la piena ripartenza post-estiva, i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti di Trenord saranno ritoccati all’insù. Una crescita abbastanza lieve, guardando ai numeri, e che segue un iter ormai consolidato: la revisione delle tariffe è stata disposta da una delibera della Regione che fa leva sul regolamento del 2014 sul «sistema tariffario integrato regionale del trasporto pubblico». Così, in estate Palazzo Lombardia aveva provveduto a elaborare tale aggiornamento, prevedendo per il servizio ferroviario un incremento dello 0,588%, frutto – così era stato spiegato – della «media di due diversi indici Istat (indice dei trasporti e indice generale per le famiglie, impiegati ed operai) e dall’analisi dei valori previsti da un algoritmo che considera la verifica di soddisfacimento di quattro parametri di qualità: coincidenza dei mezzi, regolarità, frequenza e puntualità del servizio offerto». In particolare, come emerge dalla relazione allegata alla delibera, tra i parametri considerati, nel 2024 è aumentata la frequenza dei treni (il numero delle corse effettuate) e sono stati centrati alcuni obiettivi di «customer satisfaction» (soddisfazione dell’utenza).
Il risultato, per via dei consueti arrotondamenti, è variegato. Quanto ai singoli ticket (prendendo sempre a riferimento la seconda classe, cioè l’opzione tipica dei treni regionali), in alcune fasce scatta un ritocco di 10 centesimi: ad esempio per le tratte 6-10 km si passa da 1,90 a 2 euro, per i 21-25 km si sale da 3,10 a 3,20 euro, per i 51-60 km da 6 a 6,10 euro. Per gli abbonamenti mensili, invece, il salto oscilla tra i 50 centesimi e l’euro: anche in questo caso il «gioco» matematico non dà risultati uniformi, perché alcune fasce rimarranno invariate, mentre altre subiranno un rincaro; si parte da un +50 centesimi per le tratte 1-5 km (da 28,50 a 29 euro) e 6-10 km (da 36,50 a 37 euro), mentre l’euro in più riguarda le fasce 21-25 km, 31-35 km, 41-50 km e tutte quelle superiori ai 61 km. L’abbonamento integrato «Io viaggio ovunque in Lombardia» («Ivol»), che consente di utilizzare tutti i mezzi del trasporto pubblico locale in regione, resta invariato a 116 euro mensili; il trimestrale arriva invece a 335 euro (+2 euro) e l’annuale a 1.117 euro (+7 euro).
Gli abbonamenti
Già da inizio agosto Trenord – dall’azienda non giungono commenti, visto che si tratta di un automatismo legato alla normativa regionale – sul proprio sito ha comunicato l’«adeguamento delle tariffe», ricordando che «è possibile acquistare gli abbonamenti mensili a partire dal giorno 22 del mese precedente e si consiglia l’utilizzo dell’app di Trenord per evitare le code in biglietteria».
Tornano alla carica le opposizioni. Per Davide Casati, consigliere regionale del Partito democratico, «è arrivato il momento che la Giunta regionale inizi a pensare a un adeguamento del servizio a livelli almeno accettabili invece che sempre e solo all’adeguamento al rialzo delle tariffe. Invece, mentre i biglietti aumentano ancora, il servizio peggiora. Lo dicono i dati forniti dalla stessa Trenord: a giugno in Lombardia si registra un totale di 6.582 treni in ritardo o soppressi (4.454 le cancellazioni, ndr), oltre 10 linee da indennizzare, molte vicino alla soglia del 10%, una media tra ritardi e soppressioni del 9,02%; c’è mancato poco che scattasse pure l’indennizzo Ivol, che tiene conto di tutta la rete, ed è calcolato in modo da essere quasi impossibile da raggiungere. E la situazione interessa quasi tutte le province lombarde, compresa quella di Bergamo. Serve un cambio di rotta nella gestione del servizio ferroviario regionale perché i pendolari continuano a subire ritardi, disservizi con la beffa di dovere pagare di più».
In dieci anni +10%
A proposito di prezzi. Se lo sguardo s’allarga al medio periodo, i rincari si fanno giocoforza più consistenti. Mettendo a confronto i prezzi del 1° febbraio 2015 con quelli in vigore dal 1° settembre 2025, gli abbonamenti mensili vedono un rincaro medio di circa il 10,1% (in soldoni: da 3 a 12 euro in più, a seconda della distanza), mentre le tessere annuali hanno registrato in media un +9,9% (da +25 a +116 euro); l’«Ivol» mensile è salita da 107 a 116 euro (+8,4%, 9 euro in più), l’annuale da 1.027,50 a 1.117 (+8,7%, 89,5 euro in più). Magra consolazione: negli stessi dieci anni, stando all’Istat, l’inflazione cumulata è stata attorno al 20%. In altri termini, la corsa al rincaro dei treni regionali è stata proporzionalmente più lenta.
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