Tumori, 6.700 nuovi casi all’anno nella Bergamasca. Ma si guarisce di più

LA GIORNATA. I più diffusi alla prostata e al seno, in aumento al pancreas. Zambelli: «Miglior capacità di diagnosi, è cresciuto il tasso di sopravvivenza».

I corretti stili di vita, l’importanza degli screening, l’efficacia delle terapie, i progressi della ricerca. Sono nodi strettamente intrecciati, quando si parla di prevenzione e cura dei tumori, tema delicato ma ineludibile perché tocca la quotidianità di molti. In Bergamasca, in media, le nuove diagnosi sono circa 6.700 ogni anno. «La tendenza è quella di un lieve incremento, in linea con il trend nazionale e in parte dovuta a una migliore capacità diagnostica, ma aumenta anche la prevalenza, cioè le persone che sopravvivono alla malattia».

Prende le mosse da questa sintesi la riflessione di Alberto Zambelli, direttore dell’Oncologia e responsabile del Cancer Center del «Papa Giovanni», professore di Oncologia all’Università di Milano-Bicocca e direttore del Dipo, il Dipartimento oncologico interaziendale della provincia di Bergamo. Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il cancro, l’occasione per tracciare il punto sulla situazione.

I numeri

A livello epidemiologico, tra gli uomini bergamaschi le neoplasie più diffuse restano quelle della prostata (circa il 20% di tutti i casi), del polmone (il 15%) e del colon-retto (10%); tra le donne, si confermano quelli alla mammella (30% di tutte le nuove diagnosi), al colon-retto (10%) e al polmone (7%). «In particolare per la mammella – approfondisce Zambelli – notiamo un incremento tra le pazienti più giovani, anche al di fuori delle fasce d’età degli screening. Aumenta, sia tra uomini che donne, il tumore del pancreas: è un incremento che ancora non ha una spiegazione completa, ma è legato probabilmente all’alimentazione, al sovrappeso, alle condizioni infiammatorie, alle eredità familiari: anche per questo in Lombardia sono state avviate delle Pancreas Unit (in Bergamasca è attiva al “Papa Giovanni”, ndr), strutture specializzate che hanno il compito di intercettare tempestivamente la casistica e offrire il miglior trattamento medico-chirurgico».

Alcuni segnali incoraggianti

I segnali incoraggianti, invece, arrivano ad esempio dal tumore del polmone: «Rileviamo una riduzione nella popolazione, soprattutto in quella maschile. È legato alla diminuzione del fumo, ma anche alla prevenzione secondaria. L’ospedale di Bergamo ha avviato da alcuni anni il programma “Risp”, dedicato ai soggetti potenzialmente a rischio, con Tac a bassa esposizione che permettono di individuare per tempo i casi, anche prima che si manifestino i sintomi. Ed è fondamentale – ribadisce Zambelli -: solitamente, invece, quando il tumore viene osservato per la comparsa dei sintomi, in circa due terzi dei casi è inoperabile».

Le novità scientifiche

Ma in quale direzione si muove la scienza, nella lotta al cancro? Zambelli tratteggia diversi filoni. Il primo è la «diagnostica di precisione avanzata, che permette di trovare tracce di Dna tumorale quando la malattia non è ancora strumentalmente rilevabile: una biopsia liquida, oggi praticabile in alcune tipologie di pazienti, ma che ci aspettiamo possa essere estesa in futuro». Il passo successivo è l’«oncologia di precisione», che può portare a una «capacità di diagnosticare sempre con maggior accuratezza il profilo biologico della neoplasia – specifica Zambelli -, per identificare farmaci a bersaglio cellulare o molecolare, capaci di essere attivi laddove la malattia ottiene la spinta a proliferare. Spegnere quei meccanismi tramite terapie mirate si è dimostrato più efficace della chirurgia o della chemioterapia, perché agisce sul meccanismo che sostiene la crescita tumorale».

L’intelligenza artificiale

Ecco perché, oggi, si tende a «interpretare il tumore come un ecosistema, e non come una cellula impazzita – evidenzia il primario -. Il tumore cresce anche grazie a una serie di attività di cellule non tumorali, ma che garantiscono al microambiente tumorale di ottenere la crescita». La tecnologia può essere al servizio di medici e pazienti: «L’intelligenza artificiale è preziosa in questo senso, attraverso la definizione di algoritmi capaci di svelare la predizione e la prognosi delle patologie – conclude Zambelli – sulla base dell’integrazione di informazioni e big data. Come classe medica, dobbiamo imparare ad avere familiarità con questi strumenti».

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