«Vietato ridere, non meritate la felicità». Botte e umiliazioni ai 4 figli: madre in cella
IL CASO. Arrestata per maltrattamenti e tortura: si accaniva soprattutto sui due gemelli ora 12enni. Il padre di lei fu il primo a denunciarla. La donna di 38 anni: «Tutte fantasie, non sono un mostro».
Lettura 3 min.Aveva maturato «fin dalla nascita» un «senso di rifiuto» nei confronti dei due figli gemelli ora 12enni, la madre finita in carcere il 17 aprile con l’accusa di tortura nei confronti dei due e di maltrattamenti ai danni della figlia 13enne e del figlio di 10 anni (concepito con un padre diverso). Agli inquirenti la ragazzina ha raccontato che la donna si augurava che i due 12enni non fossero mai nati, che – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Riccardo Moreschi – «non li voleva» e che «a loro non avrebbe mai voluto bene». Frasi che, secondo l’accusa, questa 38enne residente in un paese della provincia era solita ripetere in faccia ai due piccoli. Non erano le umiliazioni più feroci: alcune, tra quelle narrate, sono di un sadismo tale che è difficile pure riportarle su un giornale. «Trattamenti inumani e degradanti per la dignità della persona (...), in contrasto con i più naturali sentimenti di protezione materna e di solidarietà umana», scrive a proposito il giudice nel suo provvedimento.
La difesa della donna
Sempre che le accuse, nel corso del tempo, si dimostrino veritiere. La donna, assistita dall’avvocato Manuel Ghezzi, nell’interrogatorio di garanzia le ha infatti definite fantasiose e ora confida nel buon esito dell’incidente probatorio – svoltosi una settimana fa per verificare la capacità di testimoniare e la conseguente attendibilità delle dichiarazioni degli adolescenti –, dicendosi certa di non essere mai stata quel “mostro” che emerge dalle contestazioni (vanno dal 2016 al novembre scorso) formulate dal pm Annaelena Mencarelli.
La prima segnalazione
La prima segnalazione era giunta dal nonno materno il 26 novembre 2019. L'uomo aveva raccolto le confidenze dei nipoti e nella denuncia aveva parlato di botte, insulti, trascuratezza dal punto di vista igienico-sanitario, in particolare a riguardo dei due gemelli. I bambini però davanti agli inquirenti avevano mantenuto «un atteggiamento reticente» e così l’8 agosto del 2020 il procedimento era stato archiviato. Uno dei due gemelli anni dopo spiegherà – annota il gip – «di non aver mai rivelato a nessuno le vessazioni subite perché la madre aveva minacciato di ucciderlo».
La confessione all’educatrice
Sono la relazione di un’assistente sociale e la segnalazione del dirigente dell’istituto scolastico frequentato da uno dei gemelli a far riaprire le indagini nell’ottobre scorso, sulla scorta delle confessioni che il 12enne aveva reso a un’educatrice. Il ragazzino aveva raccontato che la madre lo costringeva a dormire nella doccia o nella casetta del cane in giardino, svegliandolo con l’acqua fredda o a calci. Inoltre, sempre stando alle accuse, la donna gli avrebbe spento una sigaretta su una gamba e in un’occasione gli avrebbe provocato ustioni al naso e alla fronte dopo avergli affondato la faccia in un piatto di minestra bollente (a scuola lui aveva cercato di dissimulare spiegando di essersi scottato al sole, ma poi aveva confidato la verità agli amici).
E ancora: gli era proibito lavarsi i denti, cambiare gli abiti, indossati per più settimane di fila, e a volte era costretto a indossare indumenti femminili, con la madre che gli diceva di vergognarsi «a portarlo in giro». L’8 dicembre scorso era stato visto da una donna vagare per il paese con tre zaini di spalla. «Non voglio più tornare a casa», le aveva detto lui, aggiungendo che era vittima di maltrattamenti. La signora aveva prontamente riferito a un assessore comunale, il quale aveva segnalato ai carabinieri. I militari avevano così interessato il tribunale dei minorenni di Brescia che aveva disposto l’affidamento di due adolescenti al nonno materno (il papà è decaduto dalla responsabilità genitoriale; ora sono in una comunità) e il fratellino di 10 anni a suo padre, mentre il quarto (uno dei due gemelli), già da luglio si trovava in una comunità terapeutica per la difficoltà a gestire le emozioni (fu lui, nel 2023 il primo ad allontanarsi da casa e a parlare di maltrattamenti).
A dicembre, sempre attraverso la scuola, erano emerse altre situazioni: uno dei due gemelli sarebbe stato legato a una sedia e picchiato dalla madre; costretto a indossare un pannolino per poi essere ripreso col cellulare dalla sorella, sempre su insistenze della mamma; bersagliato dalla donna con piatti e coltelli. In alcune occasioni si sarebbe presentato a scuola calzando scarpe femminili con brillantini o indossando un pigiamone con l’effigie di Spiderman. «Aveva spiegato che la madre lo aveva costretto a vestirsi così per umiliarlo», osserva il gip. Altra umiliazione: un pannolino che lei gli aveva messo nella cartella. Non solo: la 38enne gli vietava pure di ridere, «dicendo che non meritava di essere felice». E poi gli insulti ai due gemelli: «scimmia», «gobbo di Notre Dame», «quattrocchi», «mongoloide», «obeso», «ignorante», «stupido».
La vicenda, anticipata giovedì da un articolo del Corriere Bergamo, ha suscitato un’onda di indignazione non solo in paese. «Con la Giunta abbiamo deciso di non rilasciare dichiarazioni perché sono cose che danno una tristezza immensa», si limita a dire il sindaco.
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