L’arte del nonno, l’IA e le Orobie: il viaggio di Matteo ad Amsterdam

LA STORIA. Matteo Volonterio, laurea alle Belle Arti Carrara e Master a Eindhoven. Tanti anni di sacrifici per trasformare la passione per la pittura in un mestiere. Oggi, a 29 anni, è specialista in Intelligenza Artificiale applicata al settore creativo.

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Amsterdam (Paesi Bassi).

Un viaggio Interrail dopo la maturità è stato la scintilla che ha acceso l’amore per le città olandesi, mentre il periodo successivo alla pandemia di Covid è stato il momento giusto per partire. Matteo Volonterio ha 29 anni e da cinque anni ha deciso di lasciare il suo paese d’origine, Ponte San Pietro, per vivere nei Paesi Bassi, prima a Rotterdam, poi a Den Bosch e ora a Tilburg, nel sud del Paese, facendo spola con Amsterdam dove attualmente lavora come specialista in Intelligenza artificiale per il settore creativo.

L’eredità artistica del nonno

Una passione, quella per la creatività e l’arte in generale, che gli ha trasmesso il nonno paterno Augusto, deceduto a 90 anni pochi mesi fa. «Lui era nato in una famiglia di pittori – racconta – ed è stato l’unico della sua famiglia che non ha potuto farlo perché cresciuto durante il fascismo e la guerra. È stato costretto a fare l’impiegato ma nel tempo libero scriveva, dipingeva, disegnava, suonava il violino e la pianola. Voleva insegnarmi ciò che sapeva fare meglio e mi ha incoraggiato: non penso avrei fatto il creativo se non fosse stato per lui». Così Matteo ha deciso di portare avanti la sua grande passione con la convinzione di riuscire un giorno a farne anche un lavoro. Quel giorno è arrivato, visto che ora è creativo di professione ed è il suo lavoro a tempo pieno ma il percorso che l’ha portato fin qui non è stato facile ed è costellato di sacrifici.

Le Belle Arti alla Carrara

«Mi sono diplomato al Liceo artistico Manzù – spiega –, poi ho fatto l’Accademia di Belle Arti Carrara a Bergamo e nel 2021 mi sono laureato in triennale a indirizzo pittura». E mentre studiava ha fatto svariati lavori. «Ho svolto un tirocinio di sei mesi nella Thomas Brambilla Gallery e poi sono stato assunto come assistente di galleria e grafico, nel frattempo tutti i weekend lavoravo nel catering». Un lavoro, quello nel mondo della ristorazione, che ha portato avanti sin dall’età di 18 anni quando ha iniziato a fare il pony pizza e il cameriere in diverse pizzerie e che lo ha aiutato anche quando è ripartito da zero una volta arrivato nei Paesi Bassi.

I roccoli in 3D

Ma quando ha deciso di partire? «Avevo già visitato le città olandesi dopo la maturità – risponde – e mi avevano colpito per la libertà, la qualità di vita, la pulizia. Quindi, all’epoca, era già stato piantato il seme che poi mi ha fatto prendere la decisione di partire dopo la laurea triennale». L’aggancio è stato il progetto che aveva sviluppato per la sua laurea. «Era su alcune installazioni ecologiche: volevo costruire delle strutture ispirate ai roccoli da caccia bergamaschi (conosciuti grazie al mio nonno materno Giancarlo) con l’obiettivo di creare siti di ripopolazione ecologica. Poi è scoppiato il Covid, volevo laurearmi più in fretta e ho deciso di realizzare dei modelli in 3D e questo mi ha permesso di trovare poi un tirocinio a Rotterdam».

«Il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di comprare un rudere in Val Taleggio o Val Brembana fare qualcosa di innovativo per le economie rurali»

La subacquea

Le porte per questo stage gli si sono aperte grazie alla sua passione per la subacquea che gli ha consentito di trovare i contatti giusti ai quali presentare il suo progetto. «L’ho proposto a una start up di bioarchitettura e per un anno è stata un’esperienza unica a contatto con persone di tutto il mondo. Mi ha impressionato che fossero tutti giovani neolaureati che stavano realizzando il loro sogno o il progetto di tesi con fondi statali, così come sono riuscito a fare anche io».

IA e design

È proprio dopo questo tirocinio che ha deciso di fare un master in Design e non più in belle arti, come aveva in mente all’inizio. Un master che gli ha consentito di sviluppare un ulteriore progetto che ha deciso di incentrare sulle Orobie e i pastori bergamaschi perché «sento sempre la nostalgia di casa – dice –: amo Bergamo e le Orobie che mi sono state d’ispirazione e colgo ogni occasione per parlarne con chiunque. Per questo durante il master ho deciso di ricollegarmi alle mie origini, mettendomi in contatto con i pastori per comprendere come potessero far fruttare al meglio la lana». Ma fino a qui non aveva ancora un lavoro che gli consentisse una piena indipendenza economica, così ancora una volta ha «sfruttato» le sue competenze nell’ambito della ristorazione cimentandosi in differenti lavori per riuscire a portare avanti i suoi studi e cercare di raggiungere il suo sogno: dal fattorino al cameriere fino al barista

L’opportunità «giusta»

«Nel tempo libero – precisa – modellavo le mie sculture e scrivevo alle gallerie d’arte». Poi pian piano è arrivata l’opportunità giusta. «Due anni fa ho terminato i miei due anni di master, per un anno ho fatto il freelance e poi ho vinto un bando con una nursery di start up a Rotterdam con una quarantina di appassionati al mondo del design. Dopo questo progetto di un anno di design circolare abbiamo preso altre strade, io mi sono avvicinato al mondo dell’Intelligenza artificiale e sono stato assunto a tempo pieno dall’azienda di tecnologie creative “Ambassadors” di Amsterdam, dove lavoro nel settore della comunicazione visiva applicata alle nuove tecnologie. Inoltre, nel tempo libero lavoro a progetti nel settore musicale e dei festival».

La polenta taragna

Ora Matteo convive con un amico di Villa d’Adda a Tilburg ma continua a mantenere il suo legame con Bergamo. «Spesso la domenica a pranzo facciamo la polenta taragna con il brasato, ritorno a Ponte San Pietro ogni due mesi e continuo a mantenere i legami anche con i miei compagni di rugby della squadra Black Eagles Ambivere, dove ho giocato per anni».

«Un’Europa più connessa»

«Il mio sogno nel cassetto – conclude – sarebbe quello di comprare un rudere in Val Taleggio o Val Brembana fare qualcosa di innovativo per le economie rurali e lavorare in smart working per l’Olanda. In realtà, però, sogno un’Europa più connessa, in modo da poter vivere un po’ a Bergamo e un po’ nei Paesi Bassi perché per me sono casa entrambe, per quanto Bergamo lo sia più profondamente, anche se purtroppo non c’è la stabilità lavorativa e l’investimento sui giovani che ho trovato nei Paesi Bassi».

Bergamo senza confini

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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