Laura, da Bergamo a Stoccolma: una lingua che cambia la vita
LA STORIA. Laura Brembilla, laureata in interpretariato a Milano, oggi coordina un team internazionale di 10 persone. Vive in Svezia da 10 anni con il marito Andrea e i due figli.
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«Vivi una nuova vita per ogni nuova lingua che parli». Quando nel 2015 l’allora 25enne bergamasca Laura Brembilla inizia a studiare lo svedese, ha soltanto intenzione di arricchire il proprio curriculum. Lei, laureata in Mediazione linguistica alla Ssml (Scuola superiore per mediatori linguistici) Carlo Bo di Milano, all’idioma scandinavo ci arriva quasi per caso. Un incontro che avrebbe ridefinito la rotta della sua vita. All’epoca Laura è project manager in uno studio milanese di traduzione e interpretariato. Nel suo bagaglio linguistico ci sono l’inglese e lo spagnolo ma, per diventare più competitiva sul mercato lavorativo, decide di ritagliarsi una propria nicchia specializzandosi nello svedese. Un progetto sfidante non privo di difficoltà, ma mettersi in gioco è la costante della sua storia. Quella di una ragazza che ha vissuto e continua a vivere il cambiamento come un’inesauribile fonte di stimoli.
Lo studio dello svedese a Milano
Nata a Bergamo l’11 ottobre del 1990, Laura lascia presto Stezzano, dove è cresciuta con la sua famiglia, alla volta di Milano. Con in tasca il diploma al Liceo Falcone e appena diciannovenne, si trasferisce nella città meneghina, dove consegue la prima laurea. Il primo richiamo dell’estero si manifesta già dopo la triennale, quando valuta di trasferirsi in Inghilterra per proseguire gli studi linguistici. Ma l’idea, per diverse ragioni, rimane una semplice suggestione e l’attività accademica prosegue all’ombra della Madonnina con il corso di Interpretariato di Conferenza allo Iulm, dove si laurea nel 2014. Quel traguardo apre le porte del suo percorso professionale nel settore della localizzazione, che adatta prodotti e servizi ai diversi mercati linguistici.
Laura nel tempo matura diverse esperienze da «freelance». Tutti lavori «part-time» che le permettono di abbinare lo studio dello svedese, presso la facoltà di Lingue Scandinave dell’Università degli Studi di Milano. «Ho scelto quella lingua un po’ casualmente – spiega –. Mi è piaciuta sin da subito, anche grazie alla bravura della mia insegnante». Il percorso di apprendimento rallenta durante il periodo di Expo 2015, ma non si arresta mai. «Quando ho trovato lavoro a Expo non riuscivo più ad andare a lezione e studiavo solo nelle pause lavorative. Ho iniziato così a frequentare la scuola serale della mia insegnante universitaria, l’Istituto Culturale Nordico».
L’incontro con Andrea
L’esperienza milanese culmina con l’impiego nello studio di interpretariato, che limita però a una sola ora a settimana il corso di svedese. «Troppo poco per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissata: imparare la lingua per usarla al lavoro». Laura vive appieno i 10 anni nel capoluogo lombardo. «È stato un periodo molto appagante sia per lo studio, sia per le relazioni». «A Bergamo tornavo inizialmente spesso per vedere i parenti e gli amici, ma col tempo mi ci sono recata sempre meno perché sentivo la necessità di vivere in una città con orizzonti più ampi».
A Milano la 36enne bergamasca conosce anche suo marito Andrea. Nel 2014 «eravamo entrambi studenti e lui, trasferitosi da Roma, è diventato mio vicino di casa. Di lì a poco siamo andati a vivere assieme». Andrea a Milano è ricercatore per Humanitas, Laura è ancora interprete, ma entrambi iniziano a sentire il desiderio di intraprendere una nuova avventura all’estero. «Vedevamo sempre più il nostro futuro lontano da Milano, anche a livello professionale». Da quella consapevolezza nasce l’idea di cambiare aria e optare per quella svedese (decisamente più salubre). Per Laura è come un ciclo che si chiude: quella lingua che aveva deciso di scoprire anni prima «quasi per caso» è decisiva nell’orientare la scelta sulla destinazione.
È settembre 2019 e Laura, sbarcando a Stoccolma, compie una sorta di salto nel buio. «Non ero partita con un piano preciso sul lungo termine. Mi ero licenziata e non avevo un lavoro, a differenza di mio marito che l’aveva trovato ancor prima di trasferirsi». I primi quattro mesi Laura accetta un posto non retribuito alla reception di un co-working space (ambienti di lavoro condivisi tra professionisti) per «farsi conoscere e instaurare nuovi rapporti».
Il salto nel buio a Stoccolma
A gennaio 2020 trova impiego in Acolad, azienda internazionale leader in contenuti e soluzioni linguistiche, dove è tutt’oggi. E di strada ne percorre molta: dopo essere stata Junior Key Account Manager e Project Manager, oggi Laura coordina un gruppo di dieci persone, occupandosi della gestione delle attività operative e del raggiungimento degli obiettivi aziendali. Il percorso di integrazione trova però qualche resistenza: «È stato difficile arrivare a un’età in cui tante persone hanno già figli. Il loro carattere forse un po’ schivo non aiuta a creare nuovi rapporti». Il clima freddo con lunghi periodi di buio, sembra riflettere la personalità dello svedese medio: «Non sentono il bisogno di conoscere nuove persone e le occasioni per socializzare sono veramente poche».
Ma l’amore per la Svezia, per la sua natura incontaminata e una filosofia che pone molta attenzione all’equilibrio tra il lavoro e la vita privata, ha spinto Laura e Andrea a mettere le proprie radici in terra scandinava.
I due giovani studenti di Milano ora sono marito e moglie, vivono a Stoccolma, hanno un lavoro che amano, una tipica casa di campagna svedese detta «Stuga», ma soprattutto due figli. Diego ha quattro anni e mezzo, Dante ne farà due ad agosto e la Svezia è un luogo ideale per crescerli. «La possibilità di usufruire di congedi parentali estesi, anche per i padri, permette di dedicare molto tempo ai propri affetti» spiega la bergamasca. I due bimbi ora frequentano l’asilo e giocano felici, a contatto con la natura, nel parco giochi allestito dai genitori nel giardino della loro Stuga a Grythyttan, suggestivo villaggio nella regione del Bergslagen. Dell’Italia a Laura manca ovviamente la propria famiglia: papà Giovanni, mamma Luisa e la sorella Federica. E se in Svezia è la natura a farla da padrona «con spazi immensi, boschi e laghi che offrono un contatto unico con l’ambiente», in Italia la bergamasca ricorda con nostalgia «le tradizioni e il patrimonio culturale che definiscono la nostra identità».
Laura si sente legata a entrambi i paesi, ma vede il suo futuro lontano dal Belpaese: «La vita che ho costruito qua in Svezia mi fa pensare che il mio futuro sarà qui». Tutto è cominciato da una lingua.
Bergamo senza confini
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].
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