L’Erasmus in Danimarca: «Studio, autonomia e nuove culture»

LA STORIA. Giada Dallagrassa, 22enne di Clusone a Copenaghen. «Lezioni più pratiche, biciclette e stile di vita più lento». La laurea triennale a Milano dopo il semestre all’estero.

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La fortuna di poter vivere un’esperienza di studio all’estero grazie al progetto Erasmus, e la scelta che ricade sulla Danimarca. Una decisione immediata, senza troppi dubbi o esitazioni per Giada Dallagrassa, 22enne di Clusone. Da gennaio è così volata al Nord per vivere la sua esperienza che si concluderà proprio quest’estate, con il rientro a casa. Studentessa a Milano di Relazioni Internazionali (laurea triennale), sta completando la sua formazione accademica triennale alla University of Copenaghen KU.

L’Erasmus, un’occasione

«Prima di partire vivevo a Milano – racconta –, dove seguo il corso universitario in Relazioni internazionali. Attualmente sto concludendo il mio ultimo semestre della laurea triennale alla University of Copenaghen KU, e conseguirò il titolo una volta rientrata in Italia. Un anno fa ho deciso di lanciarmi, e inviare la mia candidatura per partecipare al progetto Erasmus: una scelta piuttosto impulsiva e presa all’ultimo momento, senza pensarci troppo. Avevo già vissuto un anno all’estero prima di iniziare l’università, come ragazza alla pari in Germania, e pensavo di non aver più bisogno di un’esperienza simile. Inoltre, mi spaventava lasciare Milano, devo essere sincera: il lavoro, la routine, gli amici e la mia quotidianità. Poi però ho realizzato quanto fosse grande l’opportunità che stavo per perdere, e così ho deciso di partire. Uscire dalla propria comfort zone fa sempre paura, ma è quello il momento in cui si scopre il lato più bello di vivere esperienze simili».

Mettersi in gioco in un paese nuovo, incontrare persone da tutto il mondo, confrontarsi con culture diverse e imparare, giorno dopo giorno, a cavarsela da soli. La 22enne era impaurita ma allo stesso tempo affascinata da tutto ciò.

La meta: Copenaghen

«È qualcosa che ti mette alla prova – prosegue la baradella –, con momenti di difficoltà magari, ma allo stesso tempo ti fa crescere, arricchisce e ti resta dentro per tutta la vita. La scelta della meta è stata immediata: la Danimarca. Nella primavera del 2024 avevo visitato Copenaghen con alcune amiche per pochi giorni, ma erano bastati per innamorarmi della città. Mi aveva colpito la sensazione di calma e serenità. Ho sempre desiderato vivere nel Nord Europa, soprattutto per la qualità della vita, il welfare, l’efficienza e la sicurezza sociale. Cercavo una città tranquilla, a misura d’uomo, con molte aree verdi, un sistema universitario pratico e in lingua inglese. Partendo così, le aspettative non potevano che essere alte, ma devo ammettere che sono state pienamente soddisfatte».

Lo studio: imparare facendo

La capitale danese, una città estremamente vivibile. «Copenaghen si è infatti rivelata molto ospitale ed effettivamente a misura d’uomo: tutto è raggiungibile in mezzora di bicicletta, ci sono numerosi parchi e in pochi minuti si può arrivare al mare. Inoltre, tutti parlano inglese fluentemente, rendendo l’integrazione molto più semplice. Dal punto di vista accademico, le differenze con l’Italia sono evidenti. Il nostro sistema è prevalentemente basato su lezioni frontali e studio individuale, finalizzato a sostenere poi esami scritti o orali. In Danimarca, invece, l’approccio è molto più pratico: le lezioni prevedono lavori di gruppo, discussioni e dibattiti, mentre gli esami consistono spesso nella scrittura di “paper”. Per il mio percorso di studi è stato particolarmente stimolante: qui si valorizza “l’imparare facendo”, il pensiero critico e la capacità di mettere in discussione lo status quo. Inoltre, è significativo il fatto che le università siano gratuite e che gli studenti ricevano un supporto economico dallo Stato se vivono fuori casa, incentivando sia la formazione sia l’indipendenza personale. Anche a livello sociale le differenze sono interessanti».

Uno stile di vita più lento

«I danesi sono cordiali e gentili, ma più introversi di noi e molto rispettosi della sfera personale

di ciascuno. Provenendo da Milano, uno degli aspetti che mi ha colpito di più è il forte senso di fiducia e sicurezza: situazioni che in Italia sembrerebbero impensabili qui rappresentano la normalità, come il sistema di pagamento autonomo nelle mense universitarie. Un altro elemento distintivo, che mi ha colpita, è l’assenza di traffico: nonostante sia una capitale europea, grazie all’efficienza dei trasporti pubblici e alla diffusione della bicicletta, lo stress legato agli spostamenti è praticamente inesistente. Il clima è rigido per gran parte dell’anno, ma proprio per questo i danesi sanno apprezzare profondamente le giornate di sole, vivendo la città all’aperto non appena possibile. Rispetto alla mia vita a Milano, ciò che più mi ha colpito è la capacità di apprezzare la semplicità e la calma quotidiana. All’inizio adattarmi a uno stile di vita più lento non è stato facile, ma una volta abituata diventa difficile farne a meno. Sono arrivata a Copenaghen a fine gennaio e resterò qui fino all’estate».

La nostalgia delle Orobie

Un po’ di nostalgia di casa e delle sue montagne. «Ciò che mi manca di più del mio paesino sono le Orobie: essendo cresciuta a Clusone, sento molto la mancanza dei paesaggi alpini e delle camminate in quota. Qui, il punto più alto della Danimarca raggiunge appena i 170 metri. Tuttavia, la natura non manca: la città offre numerosi parchi, piste ciclabili e aree verdi ben curate che permettono comunque di mantenere uno stile di vita attivo».

La gratitudine per la famiglia

«In generale, ciò che mi manca più dell’Italia sono soprattutto i miei affetti. Mi sento estremamente fortunata a poter vivere un’esperienza come l’Erasmus, ma allo stesso tempo, quando vivo qualcosa di bello o di significativo, mi piacerebbe che anche i miei genitori potessero vedere la vita che sto costruendo qui. In fondo se sono qui è grazie a loro. Quello che apprezzo di più di Copenaghen è ciò che mi ha insegnato: rallentare, osservare e dare valore alle piccole cose. È una città che invita a vivere con più leggerezza e consapevolezza. E poi, come ogni grande città, sa offrire infinite possibilità: ristoranti, musei, bar, parchi, eventi. La bellezza sta proprio nel non dover fare mai sempre le stesse cose, ma nel poter scoprire, ogni giorno, idee ed esperienze nuove».

Bergamo senza confini

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