Una bergamasca alla guida dello storico hotel di Vancouver
LA STORIA. Martina Milesi, operations manager a 30 anni del «Victorian Hotel» costruito durante la corsa all’oro. In Canada dopo le esperienze in Cina e Germania.
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Dalian e Nanchino in Cina. Norimberga, la Germania. E poi, soprattutto, Vancouver in Canada. Martina Milesi è partita da San Giovanni Bianco e ha girato il mondo, sino a mettere le radici dall’altra parte dell’oceano. La soddisfazione più bella? «Essere riuscita a costruire, partendo praticamente da zero, una vita che trovo molto soddisfacente, sia dal punto di vista professionale sia da quello personale», sorride la trentenne bergamasca. A Vancouver è operations manager del «Victorian Hotel», l’albergo più antico della città, costruito nel 1898 durante il Gold Rush, la «corsa all’oro» che ha ispirato pagine intense della letteratura.
La laurea a Bergamo
Classe 1996, ha studiato al liceo linguistico «Falcone», in città, e poi ha proseguito all’Università di Bergamo con la laurea triennale in Lingue e culture orientali e con la magistrale in Comunicazione internazionale, coltivando una vocazione cosmopolita. «Mi sono sempre piaciute le lingue – racconta Martina –. Già dalle medie, quando si studia inglese o francese, ero sicura di voler fare questo. All’Unibg c’era la possibilità di svolgere l’Erasmus in Cina e ho colto quell’occasione». Non s’è più fermata.
L’Erasmus in Cina
Nel 2017 trascorre un semestre a Dalian, nell’estremità nord-est di questo immenso Paese, non distante dal confine con la Corea del Nord; nel 2019 torna per altri sei mesi a Nanchino, metropoli cruciale nella storia cinese. «Sono stati periodi molto stimolanti – prosegue Milesi –, per me era tutto nuovo. Ho trovato una società molto dinamica, e soprattutto persone molto interessate a conoscere gli stranieri: erano anni ancora di relativa chiusura, cercavano il contatto con nuove culture. Quando vedevano il nostro gruppo di universitari, ci chiedevano spesso di fare foto ricordo: la gran parte dei cinesi che incontravamo non parlava inglese, ma erano molto pazienti con noi che provavamo a comunicare nella loro lingua». Già, il cinese: è davvero così difficile? «Al termine dei due semestri ho raggiunto un livello avanzato. Ovviamente all’arrivo avevo una base solo scolastica: il primo mese è stato un po’ difficile, ma con un corso intensivo è stato possibile padroneggiarlo in fretta».
Le frontiere chiuse per il Covid
La fine della parentesi cinese coincide quasi con l’avvio del Covid. Il mondo chiude le frontiere, i viaggi sembrano un miraggio. Milesi intanto inizia a scrivere la tesi, nel frattempo la quotidianità riparte. E pure lei riparte: va a Norimberga per lavorare come ragazza alla pari e consolidare il tedesco. Rientrata in Italia e ottenuta la laurea magistrale, dopo alcune esperienze come supplente, trascorre due stagioni estive a Bibione come receptionist. Lì conosce il suo attuale compagno, con cui condivide la vocazione a girare il mondo.
«Pensavo a qualche soluzione più vicina, ancora la Germania o magari la Svizzera – ricorda Milesi –, ma il mio fidanzato ha proposto il Canada. Così, abbiamo fatto il salto». È il 2023: a Vancouver arrivano inizialmente con un visto di «working holiday» e ora, con una situazione ormai stabile, sono in attesa della residenza permanente.
La vita in Canada
«Qui abbiamo trovato una società molto libera – riflette la giovane –, ed è un aspetto sia positivo sia negativo. Se da un lato non ci sono giudizi o pregiudizi, dall’altro lato è difficile socializzare con i canadesi. Devi essere tu a fare il primo passo, dopodiché anche loro si aprono. È una realtà davvero multiculturale, d’altronde molti canadesi hanno origini da altri Paesi». Vancouver, nella Columbia Britannica, si trova sulla costa pacifica, quasi al confine con gli Stati Uniti. È la terza città per numero di abitanti (circa 700mila, che diventano oltre 2,6 milioni considerando anche l’area metropolitana) dopo Toronto e Montreal. «È una città grande ma non frenetica, si vive bene – continua la bergamasca –. C’è un grande amore per la natura e ha un insieme di caratteristiche uniche: la spiaggia e le montagne sono vicine, dopo il lavoro puoi scegliere se andare a nuotare o a sciare». Vancouver è una delle rarissime grandi metropoli dove puoi sciare al mattino e fare una passeggiata sul mare nel pomeriggio: le montagne della North Shore distano appena una ventina di minuti dal centro. È considerata una delle città più vivibili del mondo ed è famosissima per la sua rete di piste ciclabili e per lo Stanley Park Seawall, il lungomare pedonale e ciclabile più lungo del pianeta, con circa 28 km di percorso.
La carriera al «Victorian Hotel»
Al «Victorian Hotel» ha iniziato come receptionist, ha assunto la responsabilità di front office manager e da poco è operations manager: «Mi hanno dato possibilità di avanzare nella carriera, ho sentito la fiducia nonostante l’età. È qualcosa di diffuso, perché tutti i manager che ho avuto sono giovani. Ovviamente richiedono impegno e anche lealtà all’azienda, perché qui le persone cambiano azienda molto frequentemente». La hall dell’hotel è un piccolo osservatorio sul mondo: ogni tanto arrivano anche degli italiani, ma una quota rilevante della clientela è statunitense (vista la vicinanza), oppure del Sudamerica; a giugno non sono mancati gli svizzeri, visto che a Vancouver aveva base la nazionale elvetica di calcio per i Mondiali. Il legame con l’Italia, e con Bergamo, resta forte. «Lo scorso anno sono tornata due volte, adesso tornerò a settembre. Cosa mi manca di più? La famiglia e il cibo, ovviamente – sorride Milesi –. La comunità è abbastanza italiana, al supermercato si trova di tutto, però il sapore è diverso. Di Bergamo mi manca la Città Alta: non ho trovato un altro luogo nel mondo che abbia quelle “vibes”». Però, se si guarda alle spalle, scorge l’orgoglio di un percorso importante.
«A chi vuole lasciare l’Italia direi di provarci, senza pensarci troppo: si può sempre tornare indietro, questa è la mentalità con cui ho affrontato le mie esperienze. Non c’è da spaventarsi se all’inizio non si trova il lavoro o la casa ideale. Se uno si butta, poi ce la fa». Ma ha mai pensato di tornare in Italia o di «esplorare» un altro Paese? «L’obiettivo era trasferirmi in un luogo per avere una vita stabile, in questo momento non lascerei il Canada – conclude Martina Milesi –. In Italia forse rientrerei, ma sicuramente non nei prossimi tre-cinque anni».
Bergamo senza confini
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