Morte di Astori: «Certificato falso? No, fu un equivoco»

IN TRIBUNALE. Firenze, al processo per la falsificazione di documenti medici, le difese chiedono l’assoluzione dei tre imputati.

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«Il professore Galanti non istigò la dottoressa Toncelli a redigere lo “strain”. Tantomeno tra i due vi fu un accordo per formare atti o documenti falsi». Lo ha detto l’avvocato Sigfrido Fenyes, difensore di Giorgio Galanti, ex direttore di medicina sportiva di Careggi, al processo per la presunta falsificazione di un certificato medico rilasciato a Davide Astori, calciatore di San Pellegrino e capitano della Fiorentina trovato senza vita il 4 marzo 2018 nella sua camera di albergo a Udine.

«Un equivoco»

Con Galanti e Loria Toncelli, accusati di falso, c’è un altro medico Pietro Amedeo Modesti, imputato per distruzione di atti. «Si è trattato solo di un equivoco: perché il documento relativo all’esame che doveva accertare le risposte del miocardio svolto il 10 luglio 2017, durante la visita per la idoneità agonistica, è stato stampato intorno al 19 aprile 2019 su carta intestata di quel giorno», ha detto l’avvocato Fenyes, chiedendo l’assoluzione per il suo assistito.

Le ipotesi e la difesa

Il procedimento è partito a seguito del deposito di atti difensivi nell’ambito della prima inchiesta per omicidio colposo in cui era indagato Galanti (condannato lo scorso 4 marzo in via definitiva a 1 anno di reclusione, pena sospesa). Nel 2019, ormai in pensione Galanti, chiese al dipartimento di medicina sportiva la cartella Astori, contenente tutti gli accertamenti a cui era stato sottoposto il giocatore. Lo «strain», ancora nel pc, fu stampato, contesta la Procura «in data anteriore o prossima al 10 aprile 2019». Da qui l’ipotesi di falso. «La dottoressa Toncelli non ha mai dichiarato di aver sottoposto Davide Astori a un preteso esame strain né di averlo poi redatto - ha sottolineato l’avvocato Vincenzi De Franco chiedendo l’assoluzione -. Va ribadito ciò che hanno detto in aula i consulenti: lo “strain” non è un certificato medico, ma un metodo di valutazione della contrattilità del miocardio. Per le linee guida, ha solo una finalità scientifica e di ricerca per capire quanto si contrae il cuore. Quindi non ha commesso alcun reato di falso». La sentenza il 13 giugno.

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