Alle Grazie gli affreschi «tornati a casa» con letture critiche e un inedito

ARTE E STORIA. Presentate le sei opere di Jacopina Scipioni appartenenti all’antica chiesa. Sono state riconosciute dallo storico dell’arte Valagussa sul mercato antiquario e quindi recuperate. Spunta anche un dipinto inedito. Nei cartigli degli angeli testi dalle «Laude» di Jacopone da Todi.

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Bergamo

Sei affreschi di Jacopino Scipioni (tra cui uno inedito), cinque raffiguranti altrettante coppie di Angeli reggicartiglio e un «Beato francescano», sono stati recentemente «riportati a casa», cioè nella chiesa di Santa Maria Immacolata delle Grazie, edificata sul sito dell’antica chiesa e convento francescano delle Grazie, alla quale originariamente appartenevano. Giovanni Valagussa, noto storico dell’arte, docente all’Università Cattolica, li individua e riconosce sul mercato antiquario. Tempestivamente, grazie a un «generoso contributo» della Provincia, i sei affreschi vengono restituiti alla loro sede.

Scoperta nata dal caso

Nel ricco calendario delle celebrazioni del 418° anniversario della trasfigurazione del Santo Jesus, mercoledì sera Valagussa ha tenuto una lezione proprio su quegli affreschi, sul loro autore, sulla sua produzione, sulle caratteristiche della sua pittura. «Anche questo ritorno ben contribuisce alla riscoperta e rivalutazione della cappella dei Santi Francescani (ex cappella del Sacro Cuore), che sta diventando un piccolo museo», spiega, introducendo, monsignor Valentino Ottolini, prevosto delle Grazie. Ora chi entra in chiesa capisce che non tutto è iniziato con il 1875, anno di consacrazione della chiesa attuale, bensì nel 1422». Saluti iniziali di Gloria Cornolti, responsabile, tra l’altro, del Servizio Cultura della Provincia; don Davide Rota Conti, direttore del nuovo Museo diocesano Bernareggi; Fernando Noris, storico dell’arte. Modera l’incontro Fabrizio Brena, coordinatore del Centro Culturale delle Grazie. La scoperta dei sei affreschi sul mercato «nasce da una casualità», racconta Valagussa. «Un amico antiquario mi manda una foto in bianco e nero: “Cosa ne dici?”. Li ho riconosciuti subito, come appartenenti al ciclo di Santa Maria delle Grazie. Ed ho pensato subito: “Vale la pena che tornino lì”. Grazie al tempestivo ed efficace intervento della Provincia (che ha coperto l’altra metà della spesa sostenuta dalla Parrocchia, ndr), il cerchio si è chiuso. Parecchi affreschi staccati dalle Grazie sono dispersi in varie collezioni private, si fa un po’ fatica a ricostruire lo status quo ante». Alcuni, persino, «sono finiti a Budapest, nel secondo Ottocento, periodo in cui dall’Italia esce di tutto». Con questa produzione «siamo ancora sotto l’influenza di Vincenzo Foppa, con ampi elementi classicheggianti». Una cultura figurativa ancora debitrice a un modello milanese, nonostante Bergamo, da anni, fosse territorio della Serenissima. «Solo con il Lotto comincia l’osmosi con Venezia». Con lo Scipioni, nella chiesa delle Grazie lavora anche Jacopo Scanardi, incaricato, come Antonio Boselli, di stimare i lavori del collega. Tutti e tre provenienti dalla Valle Brembana, «terra ricchissima di pittori».

Gli altri capolavori

L’antica chiesa delle Grazie, ricorda ancora Valagussa, è «un luogo che ospita capolavori molto importanti, come il polittico del Foppa, dipinto quando il pittore era ormai anziano. Opera finita a Brera, ma di cui è stata allestita nella Cappella dei Santi Francescani, per volontà di monsignor Ottolini, una ricostruzione in scala naturale più fedele alla sua conformazione originaria. Jacopino Scipioni è autore anche degli affreschi della cappella Cassotti. «Abbiamo ancora il contratto in cui gli si chiede di affrescarla». Ci sono «immagini di santi francescani», come lo stesso Francesco e Chiara, e storie del santo assisiate fedeli alla Legenda maior di San Bonaventura. «Gli stessi episodi rappresentati da Giotto ad Assisi». Si nota il «grande realismo, molto didattico», attento ed esteso «ai dettagli», di Jacopino, che risente, secondo Valagussa, dell’esempio della cappella Portinari del Foppa, a Milano. Ci sono elementi mutuati direttamente da quest’ultimo. Il Fanciullo che legge Cicerone, oggi a Londra, è il modello del giovane che legge nel Sogno di Papa Innocenzo III di Jacopino. Affresco celebre anche per particolari come i piedi del pontefice che spuntano fuori dalle coperte, o l’immagine sognata di San Francesco che sorregge San Giovanni in Laterano pericolosamente periclitante. «La prospettiva, in cui si mostra abile, Scipioni l’avrà imparata anche da Bramante, passato da Bergamo tra il ’78 e l’80». Altro suo punto di riferimento, Bernardo Zenale. «Tre angeli musicanti staccati dalla cappella Cassotti si ispirano a tre angeli cantori dello Zenale».

I «messaggi» degli angeli

Ma cosa c’è scritto nei cartigli retti dagli angeli? A svelarlo è il dottor Andrea Mora, del Centro Culturale delle Grazie: la fonte è il ms. Cassaf. 1-01 della biblioteca Mai, che reca il testo delle Laude iacoponiche, considerato dai frati del convento quasi una reliquia perché si riteneva copiato da un francescano dall’autografo di Jacopone da Todi. Uno dei primi codici che arrivano alle Grazie. Donato alla Mai nel 1808 per salvarlo dalla dispersione. In particolare, la lauda 132 ms. Ad ogni affresco e relativo cartiglio corrisponde una stanza della lauda. Quinto e sesto sono forse perduti, l’ottavo è in una collezione privata, il nono è inedito. Il manoscritto consente di colmare le gravi lacune di leggibilità degli affreschi e di ricostruirne l’esatta sequenza. A dieci strofe corrispondono infatti altrettanti affreschi. Lo stesso testo che recano gli angeli reggicartiglio del convento di Santa Maria dell’Incoronata a Martinengo, convento di frati minori dell’Osservanza, come il complesso delle Grazie. Quest’ultimo era infatti un centro propulsore del francescanesimo in Bergamasca. Da qui si irradiava una potenza culturale e cultuale che si diffondeva in tutta la provincia.

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