«Amarela», la poesia dell’intercultura vince l’Integrazione Film Festival
IL CONCORSO. Vince il cortometraggio del regista brasiliano Hayato Saito che ha per protagonista un’adolescente nippo-brasiliana. Miglior documentario «Altrimenti inventa». Mariame N’Diaye miglior attrice.
Lettura 2 min.Piovono premi alla ventesima edizione di IFF – Integrazione Film Festival, il concorso cinematografico internazionale dedicato a inclusione, identità contemporanee e diritti, un progetto di Cooperativa Impresa Sociale Ruah, con il supporto tecnico di Lab 80 e realizzato con il sostegno e il patrocinio del Comune di Bergamo che si è svolto all’Auditorium di piazza della Libertà a Bergamo dal 12 al 16 maggio e che si è concluso ieri sera con la serata di premiazione e la proiezione dei film vincitori dopo cinque intense giornate che hanno fatto registrare la presenza di 2.500 spettatori.
(Foto di Rossetti Foto)
La giuria composta da Emanuele Mochi, sceneggiatore, Marzia Marchesi, assessora al Comune di Bergamo, Aziz Sawadogo, direttore creativo e artistico di festival, e Daniela Meridda, presidente della Cooperativa Ruah, ha premiato come miglior cortometraggio «Amarela» di André Hayato Saito (Brasile) che ha per protagonista un’adolescente nippo-brasiliana, premiato «Per la straordinaria capacità di incarnare, con rara profondità e precisione poetica, i valori fondanti di questo Festival: Inclusione, Identità, Intercultura, Intersezionalità. La protagonista è un soggetto che sente, resiste, e porta nel corpo la contraddizione di appartenere a più mondi contemporaneamente».
Per quanto riguarda la sezione dedicata ai documentari la giuria composta da Francesco Bovara, attore, Francesco Mazzucotelli, docente universitario, Elia Moutamid, regista, e Velania A. Mesay, giornalista, ha premiato come miglior documentario «Altrimenti inventa» di Meriam Jarboua (Italia), un curioso e interessantissimo documento che lavora su materiali d’archivio e che la giuria ha giustamente sottolineato nella sua motivazione: «Il documentario pone questioni di ricerca storica che vanno al di là del solo fenomeno migratorio. Il riuso creativo di immagini dimenticate è un esercizio di libertà e di empatia. Volti di altre persone possono raccontare la nostra storia personale. Le riflessioni della regista, come le testimonianze degli intervistati, si trasformano in luce preziosa per illuminare una storia finora non raccontata che riesce a porci di fronte ad un quesito sempre attuale: xome rappresentiamo l’altro?». Già, come rappresentiamo l’altro? E se l’altro siamo noi? Crediamo che sia anche questo che ha spinto la giuria ad assegnare la menzione speciale UniBg «inclusione nella diversità» a «Langue maternelle» di e con Mariame N’Diaye, attrice e regista, che infatti si è anche aggiudicata il premio per la migliore interpretazione.
«Il cortometraggio – spiegano le motivazioni – affronta il tema dell’inclusione delle diversità raccontando, con delicatezza e grande cura formale, come una vicenda assolutamente quotidiana possa farsi riflesso di processi sociali e culturali più ampi. Il film interroga chi guarda su ciò che si perde e su ciò che si conserva quando si attraversano confini culturali e simbolici: che cosa si perde e che cosa si conserva in un processo di adattamento che sembra sempre lasciare indietro qualcosa di noi».
Parla invece di cucina e di sogni il cortometraggio «Samsa» di Giampiero Pumo (Italia) cui è stata assegnata la menzione speciale Basso Sebino «per aver saputo raccontare una storia che, giocando tra reality e realtà, restituisce protagonismo al narratore e permette a chi guarda e ascolta di pregustare la ricetta di un’integrazione possibile».
«Il Festival ha raggiunto risultati davvero significativi, confermando la crescita e la forza di un progetto in cui crediamo profondamente»
Ci porta invece direttamente nel cuore di quello che è stato il centro di identificazione e registrazione di richiedenti asilo e migranti più grande d’Europa, quello di Moria sull’isola greca di Lesbo, che nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2020 bruciò irrimediabilmente. Al documentario che lo racconta, «Ashes of Moria» di Davide Marchesi è stato assegnato il Premio ZaLab «per la forza politica del suo sguardo, per l’urgenza del tema affrontato e per la capacità di trasformare la memoria in uno spazio di riflessione collettiva». Il premio del pubblico, infine, è stato assegnato a «Xing Long» di Xin Alessandro Zheng (Italia): i fratelli Leo e Sara si ritrovano per l’ultima volta nel vecchio ristorante di famiglia prima che venga venduto. Felici e orgogliosi della riuscita di questa edizione sia Maurizio Bousso, da quest’anno alla guida artistica del Festival, che Daniela Meridda, presidente di Cooperativa Ruah. «Il Festival – hanno dichiarato – ha raggiunto risultati davvero significativi, confermando la crescita e la forza di un progetto in cui crediamo profondamente. Un sentito grazie va a tutti i partner e sostenitori che anche quest’anno hanno reso possibile il Festival, condividendone visione e impegno. In particolare al Comune di Bergamo che continua a credere nel valore di questa manifestazione e a promuoverla con convinzione».
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