Arte e radici, si consolida il patto fra Gamec e Sironi

LA DONAZIONE. Disegni e frammenti degli anni Trenta ricostruiscono una preziosa ricerca artistica. Le opere donate dal nipote dell’autore sono ora esposte nel percorso «Una Galleria, Tante Collezioni».

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Bergamo.

Ci sono opere che, ritrovandosi, permettono di leggere diversamente anche quelle che già conoscevamo. Accade alla Gamec con la donazione di sette disegni e un grande cartone di Mario Sironi, presentata ieri sera in museo. Otto lavori donati dal nipote dell’artista, lo storico dell’arte Andrea Sironi-Straußwald, che attraversano la dimensione monumentale della sua ricerca e quella più intima della memoria familiare. A unirli è il rapporto con Bergamo, città che custodisce testimonianze significative di entrambe.

Il caso più sorprendente riguarda il cartone preparatorio per «L’Italia tra le Arti e le Scienze», l’affresco realizzato nel 1935 per l’Aula Magna della Sapienza di Roma, censurato nel dopoguerra e riportato alla luce dal restauro del 2017. Il grande foglio, mutilo nella parte superiore, apparteneva in origine alla stessa composizione di «Figura (Grande nudo)», già conservata dalla Gamec. A riconoscerne la continuità era stata Mariastella Margozzi, attraverso particolari che combaciano, come il piede di una figura seduta e il profilo di un arco. Due frammenti di un unico progetto tornano così idealmente vicini, consentendo di seguire più da presso il lavoro di Sironi, il passaggio dal disegno alla pittura murale. Lorenzo Giusti, direttore della Gamec, ha richiamato anche l’identificazione del «Grande nudo» con l’allegoria dell’Acqua presente nell’affresco romano. Nel cartone le figure sono acefale, perché manca la porzione superiore: non è escluso che altri frammenti possano un giorno riemergere.

«Le opere sono unite da un filo rosso che le lega fra loro e a Bergamo. Ma il valore aggiunto non è soltanto materiale: insieme ai lavori, Andrea Sironi-Straußwald ha donato studi e saggi che apportano nuove conoscenze sull’opera di Sironi», ha osservato Giusti.

Il lavoro in città e nei campi

Il filo conduce anche alla Sala dei Telegrafi del Palazzo delle Poste, dove Sironi realizzò nel 1931-32 due grandi teleri dedicati al lavoro nei campi e in città. Alla loro ideazione rimanda un altro disegno donato. «Di quei teleri esiste un solo bozzetto, mentre per le opere monumentali di Sironi di solito ne conosciamo molti. Per questo ho pensato di donarlo proprio a Bergamo», ha spiegato il nipote dell’artista, auspicando che l’esposizione offra l’occasione per organizzare visite guidate anche alle tele delle Poste: «Sono forse la più compiuta dichiarazione della poetica di Sironi sull’arte pubblica, monumentale e murale».

Il legame di Sironi con Bergamo, del resto, non si esaurisce nelle commissioni artistiche. L’artista frequentava il territorio fin dagli anni Venti e durante la Seconda guerra mondiale vi trovò un rifugio per la famiglia. Una presenza che attraversa decenni e vicende personali, fino alla scelta di essere sepolto nel Cimitero Monumentale, accanto ai propri cari, alla sua morte nel 1961. La città fu dunque per Sironi non soltanto uno spazio nel quale lasciare opere destinate alla collettività, ma anche un luogo di appartenenza, nel quale si intrecciarono affetti, lutti e memoria.

Ma la stessa attenzione alla forma e allo spazio si ritrova, su una scala radicalmente diversa, nei sei disegni per la tomba della figlia Rossana, morta a diciotto anni nel 1948. È qui che la ricerca dell’artista incontra la sua vicenda più dolorosamente privata. Al Cimitero Monumentale di Bergamo si trovano anche l’edicola progettata per la madre Giulia Villa e la sepoltura dello stesso Sironi. «Queste tombe sono le uniche architetture superstiti di Sironi, sia pure in scala ridotta. Gli altri suoi progetti architettonici erano legati ad allestimenti effimeri, oppure non furono realizzati», ha sottolineato Sironi-Straußwald.

Tombe illustri

Il Comune ha acquisito la concessione e le edicole funerarie della famiglia, assumendone la tutela e la manutenzione perpetua. Un passaggio che ha contribuito alla nascita della donazione: «Qualche mese fa abbiamo annesso al patrimonio comunale alcune tombe illustri, tra cui quelle di Rastelli, Bergonzo e Sironi. Da qui è nata l’idea della donazione. Il cimitero custodisce un grande patrimonio artistico e culturale che vogliamo far riscoprire ai cittadini», ha ricordato Giacomo Angeloni, assessore ai Servizi cimiteriali.

Alla presentazione sono intervenuti anche la presidente della Gamec Simona Bonaldi e l’assessore alla Cultura Sergio Gandi. Le opere sono ora esposte nel percorso «Una Galleria, Tante Collezioni», accompagnate da un quaderno con contributi di Andrea Iezzi, Mariastella Margozzi, Fabrizia Previtali e Andrea Sironi. Dall’affresco romano ai teleri delle Poste, fino alle architetture funerarie, emergono così tracce diverse e complementari di un’unica idea di arte: capace di dare forma tanto alla dimensione collettiva quanto alla memoria più personale. Info www.gamec.it.

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