( foto Pierangelo Casanova)
MUSICA. Il singolo dei Winterflowers è una canzone-lettera sul potere. «Ci offrono ricette dell’avvenire in nome di una democrazia sempre più stiracchiata». Il brano è accompagnato da un videoclip animato con IA da Officina della Comunicazione.
All’indomani dell’album «Dieci canzoni per cena», Winterflowers licenzia il nuovo singolo «Presidente»: una canzone che morde la realtà. Nel videoclip, realizzato con l’intelligenza artificiale dal dipartimento digitale di Officina della Comunicazione, un lupo animato personifica il «Presidente». L’incipit della canzone traghetta subito nel clima: «presidente / che brutto dente canino che hai / presidente / con la pancia della gente tu ci giochi e lo sai / con rispetto, ma non troppo, voglio chiederti se hai lavorato mai / io mi aspetto, con diletto, che ti metti dentro i panni che non sono i tuoi». Parole schiette, dure per parlare della democrazia impoverita che abbiamo davanti agli occhi.
Michele Fortis e Marco Grompi hanno sempre scritto canzoni di contenuto, vengono dalla vecchia guardia del cantautorato. Hanno raccontato la società, l’individuo, le relazioni interpersonali. Qui entrano con forza nel tema di un potere incattivito che segue la sua linea di sangue: «quanto sangue per mantenere / la grande bellezza del potere».
«Il riferimento non va soltanto ai presidenti di qualche repubblica, va anche a quei poteri occulti che pervadono le società di oggi - spiega Michele Fortis - Già nella “Repubblica” di Platone è tutto ben descritto. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Il problema è che oggi abbiamo sdoganato l’idea che tutto quanto sia normale. È assolutamente consueto ritenere che chi ha una carica di potere debba in qualche modo nutrirsi del sangue dei sudditi, giusto per usare la metafora del video, del cartone animato. È normale pensarlo e se qualcuno non lo fa è marginalizzato, considerato inadatto. Pensiamo all’Italia degli ultimi decenni che questo pensiero ce l’ha prospettato in maniera molto chiara: scendo in politica e mi faccio i fatti miei. In questo modo creo un modello che poi diventa vincente. A questo punto possiamo dare il Nobel per la pace a qualcuno che gioca a Risiko. Diventa normale; è assordante che neppure il rock se ne occupi».
«Sul piano artistico ci è piaciuta l’idea di compattare il Truman Show nel quale viviamo. Il continuo inneggiare ad una civiltà democratica si contrappone al dente lungo del Presidente. La parola democrazia qui risuona in tutta la sua ambiguità, in tre ambiti piuttosto consueti. La democrazia dell’avvenire potremmo incorniciarla nella protezione dei pericoli, oggi si governa molto creando angosce, paure sociali, malattie. Dobbiamo prevenire tutto, impauriti da poteri che strappano continenti. C’è sempre chi ci dà la ricetta dell’avvenire in nome di una democrazia sempre più strapazzata, di cui non riconosciamo più i connotati».
Le canzoni di quell’album sono unitarie come contenuti, come spirito, voglie di comunicare dei sentimenti - dice Grompi - Ricompone una visione del mondo dal punto di vista di un’età più matura. “Presidente è una canzone nata dopo le altre. È l’ultima a cui abbiamo lavorato».
“L’ideadi base è di rivolgersi a un “presidente” in senso lato, che sia un politico, uomo di potere, un capitano di industria, in ogni modo un soggetto che ha delle responsabilità e decide sulle sorti della gente senza farsi troppi problemi. Potere, denaro sono elementi che danno valore a tutte le cose: è la “democrazia del capitale”. La democrazia rimane un modello di riferimento nel pensiero di una vita condivisa nel segno del bene comune, purtroppo quel concetto è tirato per la giacchetta. Oggi in nome della democrazia si fanno cose inconcepibili».
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