Gamec, Lorenzo Giusti «miglior direttore di Museo»

IL RICONOSCIMENTO. La rivista Inside Art: ha rafforzato il profilo internazionale e il rapporto con il territorio con il progetto «Pensare come una montagna».

Sotto la sua guida, la Gamec «ha rafforzato il proprio profilo internazionale e rinnovato il rapporto con il territorio attraverso il progetto biennale «Orobie Biennial/Pensare come una montagna», che coinvolge artisti internazionali in dialogo con comunità locali e ridefinisce il ruolo del museo oltre gli spazi tradizionali, con una visione estesa al lungo periodo e a pratiche sostenibili di produzione artistica». Con questa motivazione, Lorenzo Giusti è stato eletto «Miglior direttore di Museo» in Italia per il 2025 dal prestigioso magazine Inside Art, che, alla fine di ogni anno, stila puntualmente la sua classifica Tbo, «The Best Of», «il meglio dell’anno»: un «bilancio sull’anno che è stato per il contemporaneo».

La designazione è divisa nelle sezioni «In Italia» e «All’estero», ed articolata in diverse categorie: oltre al miglior direttore museale, per esempio, «Miglior artista» (in Italia, qui e sotto: Marcello Maloberti), «Artisti su cui puntare» (Guglielmo Maggini/ Binta Diaw/Antonio Della Guardia), «Miglior museo/istituzione culturale» (Gnamc, Roma), «Migliore mostra» (Nan Goldin, Pirelli Hangarbicocca, Milano), «Miglior curatore» (Cesare Biasini Selvaggi), «Miglior divulgatore» (Jacopo Veneziani).

In questo frastagliato panorama, la direzione museale, riconosce preliminarmente la redazione di Inside Art, è stata «centrale nel ridefinire il profilo e l’identità delle principali istituzioni culturali italiane nel 2025». Nel caso di Lorenzo Giusti è stato premiato un progetto che, dichiaratamente e statutariamente, anche per tutto l’anno appena trascorso, dopo i primi due cicli di eventi realizzati nel 2024, ha inteso «coinvolgere in modo attivo le comunità del territorio provinciale grazie alla partecipazione di artiste e artisti internazionali», portando l’arte contemporanea «fuori dalle sedi museali per incontrare le comunità, i paesaggi e le infrastrutture della montagna».

Tra i moltissimi esempi, il Biennale delle Orobie - «evento che si tiene non “ogni due anni”, ma “per due anni” e che non accade “in un luogo”, ma “con un luogo”, realizzando progetti nati dall’incontro tra artisti internazionali e comunità locali su una scala non “la più grande possibile”, ma sostenibile e variabile in relazione alla portata di ogni singolo contesto»- ha portato lo scorso giugno a Villa d’Almè, negli spazi industriali dell’ex roccatura del Linificio e Canapificio Nazionale, una nuova opera dell’artista argentina Cecilia Bengolea: «Spin and Break Free». Una performance «costruita sui movimenti rotatori delle antiche macchine tessili e sulle Free Dances degli anni Trenta».

Il tedesco Julius von Bismarck ha allestito a Dossena, nell’antico comprensorio minerario della Val Brembana, il suo quinto «Landscape Painting», «dipinto di paesaggio», «Mine» («Miniera»).

A Bergamo, Alta e Bassa, ha fatto molto parlare di sé il progetto su più sedi «Seasons», di Maurizio Cattelan, distribuito tra Sala delle Capriate al Palazzo della Ragione, Gamec, Ex Oratorio di San Lupo e Rotonda dei Mille, ove allocata l’installazione site-specific «One», l’ormai famoso o famigerato bambino sulle spalle della statua di Garibaldi.

Nel ciclo conclusivo, iniziato ad ottobre, tra il molto altro, l’artista milanese-londinese Gaia Fugazza, ha installato in una stalla della Val Taleggio, la Gherba di Sottochiesa, una sua grande scultura, «Mother of Millions». A Dalmine, ancora, è intervenuto l’artista messicano Abraham Cruzvillegas, in Astino, nella Valle della Biodiversità, la spagnola Asunción Molinos Gordo ha sviluppato un suo «workshop artistico-partecipativo».

Si capisce, insomma, perché Giusti sia stato riconosciuto «Miglior direttore di Museo» 2025 per un progetto vòlto a coinvolgere «artisti internazionali in dialogo con comunità locali», ridefinendo il ruolo del museo «oltre gli spazi tradizionali».

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