I Pooh lanciano il tour da Sanremo: il concerto in piazza fra la gente
NELLA FINALE. Le canzoni dei Pooh e di Roby Facchinetti nell’ultima serata del 28 febbraio per celebrare i 60 anni di carriera.
Sanremo porta bene ai Pooh. Nel 1990, alla prima partecipazione, vincono il Festival, con «Uomini soli», una canzone che lascia il segno nella storia della musica italiana. Anni dopo l’avvenuto scioglimento torneranno sul luogo del delitto per una «reunion» di partenza verso altre esperienze. Siamo nel 2023, l’allora conduttore e direttore artistico Amadeus li vuole all’Ariston. Stefano non c’è più, ma gli altri danno vita a un medley travolgente, che mette sull’attenti tutto il teatro. Da quella sera riparte la grande avventura dei Pooh e Riccardo Fogli.
La carriera lunga 60 anni
Quest’anno gli inossidabili del pop italiano festeggiano sessant’anni di musica e lo fanno con un tour già molto gettonato che prevede tre momenti e un sacco di serate a partire dalle tre fissate all’Arena di Verona (14, 16, 17 maggio). I due concerti di Bergamo, il 25 e il 26 settembre alla ChorusLife Arena, sono già sold-out. Il successo del tour è assicurato, ma per scaramanzia o altro, i nostri eroi hanno accettato di tornare a Sanremo per iniziare idealmente da lì, dalla vetrina più importante d’Italia.
La loro musica in piazza Colombo
Stavolta non vanno a teatro, scelgono la piazza. Suonano stasera - 28 febbraio - in mezzo alla gente di Piazza Colombo. Fanno un vero e proprio concerto con una parte dell’orchestra che li accompagnerà in tour diretta dal maestro Diego Basso, poi si collegheranno con l’Ariston per un regalo in chiave sinfonica: «Uomini soli».
Da oggi è disponibile in digitale e prenotabile in versione fisica il cofanetto «Pooh 60: la nostra storia», un colossal con 75 brani e 4 tributi speciali. Lo slogan che accompagna la prossima lunga tournée suona così: «60 anni di storia, 60 anni di musica, 60 anni di emozioni, oltre 100milioni di dischi venduti nel mondo, canzoni che hanno incantato intere generazioni, rivoluzionando il pop rock in Italia!». Tutto vero in effetti. Di certo i Pooh un record lo battono.
Ora sono meglio in fotografia che dal vivo: il tempo passa anche se la musica certe volte fa miracoli. Quel che resta del gruppo, dopo la dipartita di Valerio Negrini prima, Stefano D’Orazio poi, si mantiene in perfetta armonia con un canzoniere che dalla notte dell’addio nel cinquantennale di carriera, non si è più arricchito di un solo brano. Quel che è scritto e scritto, hanno sempre detto Roby e compagni. Inutile ribadire il concetto, semmai vale la pena di raccontare il senso di una storia importante che sembra infinita.
Per questo, rispondendo al richiamo di un pubblico che dal 30 dicembre del 2016 si era sentito abbandonato, i Pooh hanno ripreso la via dei concerti. Dovevano essere «AmiciXsempre» per una sera a San Siro, ma subissati dalle richieste sono rimasti on the road per un bel po’. Al primo giro bisognava rispondere alle esigenze di un pubblico ancora una volta entusiasta, ora il motivo non è certo trascurabile: ci sono sessant’anni di musica da raccontare, celebrare. «Giorni infiniti» come recita una canzone, un viaggio nello spazio largo di un canzoniere composto da inquadrature indimenticabili. I Pooh con le loro canzoni hanno attraversato la storia del Paese, raccontandone sentimenti, contraddizioni, entrando nelle pieghe di quella sensibilità popolare che Negrini ha saputo interpretare con poetica nitidezza. «Non ci stanchiamo mai!», ci ha detto Roby al lancio del tour. «Come facevamo a non onorare un traguardo così, unico. Siamo partiti negli anni Sessanta, quando la vita di un complesso, durava dai tre ai cinque anni. I Beatles sono stati attivi per un decennio. All’epoca si nasceva, si andava avanti un po’, arrivava un piccolo successo e dopo sei mesi poteva capitare di finirla lì. Le difficoltà di trovare uno stile erano grandi. Io arrivo nei Pooh nel ‘66, Dodi due anni dopo, la formazione si completa nel ’73 con Red. Non pensavamo mai di arrivare dove siamo arrivati. Il successo l’abbiamo trovato e difeso per tutti questi anni».
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