Il Giovanni e la Teresa dei Legnanesi? Due sposi «ripetenti»
L’INTERVISTA. Parla Antonio Provasio: l’attore è la Teresa dei Legnanesi che saranno alla ChorusLife Arena dal 27 febbraio con «I promossi sposi».
«Il cuore? È un guazzabuglio!»: parola di Alessandro Manzoni anzi, dei Legnanesi. Si intitola infatti «I promossi sposi» il nuovo spettacolo che la storica Compagnia porta alla ChorusLife Arena dal 27 febbraio all’8 marzo. Ma non si tratta di una parodia del capolavoro manzoniano: ma dello spunto per raccontare ancora una nuova avventura della famiglia Colombo: la Teresa (Antonio Provasio), il Giovanni (Italo Giglioli) e la Mabilia (Enrico Dalceri).
«Non è una rivisitazione in chiave moderna de “I promessi sposi”, - spiegano dalla Compagnia - ma un omaggio ad Alessandro Manzoni, o meglio, al suo modo inconfondibile di indagare l’animo umano. “Lisander”, come affettuosamente lo chiamavano gli amici lombardi, diventa l’ispiratore di un viaggio teatrale nei sentimenti più autentici, quelli che resistono al tempo e alle convenzioni. Una trama travolgente tra amore, identità e ironia».
Tutto ha inizio con una notizia incredibile: Giovanni, triste e abbattuto, comunica alla Teresa e alla Mabilia qualcosa che sconvolge la quotidianità della famiglia Colombo. Un errore di vecchie scartoffie comunali sembra infatti rivelare che Teresa e Giovanni... non sono mai stati sposati davvero! Da qui prende vita un susseguirsi di malintesi, imprevisti e gag irresistibili, in perfetto stile Legnanesi, dove la comicità popolare si intreccia con la dolcezza dei sentimenti veri.
Tra risate e colpi di scena, i protagonisti si troveranno a fare i conti con ciò che davvero li unisce: l’amore, quello autentico, che va oltre ogni carta bollata e ogni formalità. Come ricordava proprio Manzoni, «il cuore è un guazzabuglio» e I Legnanesi, con la loro inconfondibile ironia, ce lo raccontano ancora una volta, tra dialetto, musica, scenografie brillanti e momenti di pura poesia popolare.
Antonio Provasio: «I promossi sposi», qui voliamo alto.
«Qui voliamo altissimo, non alto. Con questo spettacolo siamo davvero contenti. Intanto perché siamo tornati al Teatro Manzoni di Milano, per noi è stato fondamentale tornare in centro a Milano in un teatro storico. Quando mia moglie Mitia Del Brocco ha deciso di scrivere questo testo lo ha proprio dedicato al Teatro Manzoni e abbiamo giocato un po’ su questa situazione. E devo dire che ci è riuscita con sette settimane di tutto esaurito».
Un altro dei tanti record messi a segno dai Legnanesi.
«Siamo strafelici di questa calorosa accoglienza perché il pubblico a volte è un po’ abitudinario e quindi l’idea di spostarci di teatro ci faceva un po’ paura, invece devo dire che è andata veramente bene e quindi siamo contenti».
Adesso tornate a Bergamo.
«Lo sapete che noi siamo bergamaschi di adozione».
Siete passati dal Creberg al Teatro al Donizetti e adesso alla Chorus Life Arena, ma sempre con un grandissimo successo.
«Devo dire che i bergamaschi ci hanno sempre trattato alla grande. L’anno scorso purtroppo non siamo riusciti ad accontentare tutti perché al Donizetti si possono fare solo due o tre date ed è per questo che abbiamo deciso di spostarci. La prevendita sta andando molto bene, sta funzionando e quindi siamo contenti di tornare a Bergamo con nove date».
Tornando allo spettacolo qui succede qualcosa di grosso.
«Succede che non si trova più il certificato di matrimonio della famiglia Colombo. Praticamente la Teresa e il Giovanni risulta che non sono legalmente sposati. Il Giovanni è disperato, mentre la Teresa è al settimo cielo. Da qui ne succederanno delle belle, è una bella storia, divertentissima con le coreografie curate da Enrico Dalceri. Nella prima parte ci sarà un omaggio ai “Promessi sposi” quindi ci saranno Renzo e Lucia e poi alla fine del primo tempo ci sarà questo spazio dedicato alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina dove addirittura la Mabilia accenderà la fiaccola olimpica che strappa l’apoteosi di applausi. Nella seconda parte si scoprirà poi se veramente questo matrimonio c’è stato o no».
Ma dove trovate le idee per i vostri spettacoli?
«Bisognerebbe sentire mia moglie è lei la mente del gruppo, lei guarda, gira, è una donna davvero incredibile. In tre mesi scrive lo spettacolo e sa catturare l’attualità, è sempre sul pezzo. Funziona, posso solo che farle i complimenti. Sta già scrivendo lo spettacolo nuovo. È davvero incredibile. Sono felice di averla sposata, anche solo per quello. A casa mia divento il Giovanni e lei diventa la Teresa, ci scambiamo di ruolo».
Come in ogni vostro spettacolo c’è il momento in cui lanciante un messaggio quest’anno qual è?
«Sulla famiglia perché ci sarà questo finale molto toccante dove addirittura arriva il Manzoni con la Mabilia che dice di non aver mai trovato dei genitori come i suoi che si vogliono bene. La famiglia è importante».
Alla fine si torna sempre nel famoso cortile da dove nascono tutte le storie.
«Sì, indubbiamente è da lì che parte sempre tutto, lo dico sempre per noi il cortile è fondamentale. Non tanto ricordare il cortile in sé, ma quello che c’è nel cortile: la voglia di stare insieme. E per noi è fondamentale non far dimenticare questa cosa, il cortile è sempre un punto di riferimento».
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