Le parrucchiere afghane di Silvia Alessi è l’immagine di pace dell’anno

LO SCATTO. La fotografa bergamasca premiata a Vienna con il «Peace Image of the year». «Quelle donne fanno il mio stesso mestiere ma per lavorare sono scappate dal loro Paese».

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«Mi interessa portare all’attenzione questioni sociali contemporanee; voglio che le mie fotografie parlino dell’oggi, in particolare dei temi che vengono ignorati. Il mio scopo è raccontare storie che meritano di essere raccontate». Silvia Alessi, nata a Bergamo nel 1975, ha vinto il «Peace Image of the Year 2026» al Global Peace Photo Award, con una fotografia del progetto «The Cut». La premiazione il 24 settembre al Rathaus, il magnifico palazzo del Municipio di Vienna. All’edizione 2026 del premio hanno concorso 27.846 fotografie da 144 Paesi. A Silvia è stato assegnato il premio principale, foto dell’anno sul tema della Pace, oltre al primo premio nella categoria Best Single Image.

Lo scatto vincitore

La fotografia vincitrice ritrae giovani donne afghane rifugiate in Pakistan durante un percorso di formazione professionale. Le ragazze sollevano in aria i phon utilizzati durante le lezioni. «The Cut» nasce dall’incontro fra le due professioni dell’autrice: fotografa e parrucchiera. Stanziale e girovaga.

La storia di Silvia

Silvia Alessi comincia a lavorare come parrucchiera a Bergamo, nel salone della mamma, a 17 anni. Come fotografa, invece, a partire dal 2004, viaggia per buona parte dell’Asia, comprese (o privilegiate) zone fuori dagli itinerari turistici o consueti, dall’estremo nord est dell’India a Papua occidentale, dal Pamir afghano a Iraq e Afghanistan. «The Cut - racconta Silvia - nasce cinque anni fa. Da parrucchiera ho voluto approfondire il significato di come vengono trattati, tagliati, concepiti i capelli anche in chiave politica e religiosa, fino ad arrivare alle parrucchiere afghane che hanno dovuto chiudere la loro attività».

«The Cut», infatti, è anche un modo per dare voce alle circa 60.000 donne che, in Afghanistan, hanno perso il lavoro a causa del decreto dei talebani che, nel luglio 2023, imponeva la chiusura, tempo un mese, di tutti i saloni di bellezza e parrucchieri femminili. Nonostante questa ennesima restrizione, ci sono lavoratrici che continuano a praticare il loro mestiere in saloni clandestini. Altre, invece, sono riparate in Pakistan. Dove sono state scattate le prime foto, racconta Silvia, «nell’ottobre 2023. L’anno successivo sono andata in Afghanistan, mi sono intrufolata nelle loro case dove lavoravano di nascosto per raccontare le loro storie. Oltre a non poter più fare il loro mestiere, non hanno più libertà di uscire, di andare a scuola... Emarginate da istruzione e lavoro».

«The Cut» è anche un modo per dare voce alle circa 60.000 donne che, in Afghanistan, hanno perso il lavoro a causa del decreto dei talebani che, nel luglio 2023, imponeva la chiusura, tempo un mese, di tutti i saloni di bellezza e parrucchieri femminili

Questo tema, continua Silvia, «mi appartiene. Se qualcuno fosse entrato nel mio salone dicendomi: “Da oggi non puoi più lavorare” sarebbe stato devastante. La loro esperienza avrebbe potuto essere la mia».

L’immagine vincitrice «è accaduta perché, quando sono entrata, in Pakistan, nell’aula dove queste giovani facevano il loro corso professionale, ho chiesto chi volesse essere fotografata. Dapprima, una sola alza la mano e, con determinazione, dà il suo assenso. Poi altre la seguono, alzano la mano anche loro. Proprio quel gesto mi ha fatto pensare all’immagine del braccio levato verso l’alto, con il phon in mano. Quando è arrivato il premio, ho sentito che apparteneva anche a loro. Anche perché fanno il mio stesso mestiere. Quell’immagine rappresenta insieme me e loro. È stata molto coinvolgente. Sono molto presa, emotivamente e artisticamente, da quello che faccio. Quando ricevo un riconoscimento, la mia mente torna sempre al momento in cui ero con il mio soggetto. Più che essere felice del premio, penso alle persone, ai momenti vissuti con loro, all’istante dello scatto. E questo scatto me lo sono sentito sulla pelle».

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