In Bergamasca 11mila imprese in centri senza sportelli bancari

LO STUDIO. Nella nostra provincia 104 i Comuni scoperti, nel Bresciano 40. Ricci (Cna): «Costruire nuovi modelli di prossimità per l’accesso al credito».

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Sportelli bancari cercasi: in dieci anni l’Italia ne ha persi più di un terzo passando, tra il 2015 e il 2025, da oltre 30mila (per l’esattezza 30.258) a 19.140 filiali, con una contrazione del 36,7%. Lo rivela una ricerca del Centro studi di Cna che sottolinea come la perdita dei presidi bancari locali non colpisca solo i cittadini, ma anche le imprese. Parallelamente alla perdita degli sportelli, infatti, è cresciuto il numero dei comuni senza banca: dai 2.251 del 2015 a circa 3.456 nel 2025. Oggi quasi il 44% dei comuni italiani non dispone di una filiale e questo ha un impatto diretto soprattutto sulle operazioni delle piccole e medie imprese.

Lo studio

Secondo i dati raccolti dall’associazione che rappresenta artigiani e imprenditori, nei comuni che al 31 dicembre 2025 risultano senza banca avevano sede complessivamente 310.893 imprese attive, pari al 6% del totale nazionale, con circa 932.600 addetti. Nei 79 comuni che hanno perso l’ultima filiale nel corso del 2025, invece, erano presenti oltre 18mila sedi d’impresa e quasi 55mila addetti. Numeri che Patrizio Ricci, presidente di Cna Bergamo, commenta così: «La scomparsa degli sportelli è una trasformazione con cui, purtroppo, dobbiamo fare i conti. Certo, non può tradursi in un abbandono dei territori».

Al centro della riflessione di Ricci ci sono i dati, infelici, che riguardano la Lombardia e la provincia di Bergamo. La prima è la regione con il maggior numero di imprese nei comuni senza sportello: circa 53.500 (seguita da la Campania con 52mila e il Piemonte con 48.300). La seconda, invece si posiziona al quinto posto della classifica provinciale con 11.037 sedi senza filiale bancaria, a poca distanza da Napoli (11.065), Cosenza, Caserta e Torino (che guida la classifica dei capoluoghi di provincia con 19.706 imprese). Per quanto riguarda il territorio orobico, però, il confronto più lampante è quello con Brescia. Se in provincia di Bergamo i comuni senza sportello sono 104 su 243 (il 42,8%), i bresciani ne sono sprovvisti in 40 comuni su 205 (pari al 19,5%). A livello di aziende le sedi senza filiale bancaria in Bergamasca sono l’11% del totale delle imprese (con sede soprattutto a Orio al Serio, Castione della Presolana, Valbrembo, Rogno e Boltiere), mentre in provincia di Brescia sono 3.734, pari al 3,1% del totale.

Il confronto

A Milano la quota di comuni senza sportello si ferma al 14,3%, mentre la percentuale di sedi d’impresa senza filale è solo dell’1,3%. Bergamo, in ogni caso, non è la sola provincia lombarda con alti tassi di desertificazione bancaria. Le percentuali di comuni senza sportello diventano ancora più alte a Pavia (il 69,2% dei comuni e il 17,6% delle imprese), Varese (il 51,5% e il 12,8%) e Lodi (il 46,7% e il 17,2%). «Per un’impresa artigiana la banca non è solo un luogo dove effettuare operazioni, ma un interlocutore fondamentale per ottenere credito, finanziare investimenti e affrontare le sfide della crescita - aggiunge Ricci, sottolineando un altro punto cruciale della presenza bancaria, ovvero l’accesso al credito -. Il rischio è che le micro e piccole imprese dei comuni più periferici siano sempre più svantaggiate rispetto a quelle dei grandi centri. Non chiediamo di tornare al passato, ma di costruire un nuovo modello di prossimità con servizi bancari condivisi tra più istituti, maggiore collaborazione con i Confidi e strumenti innovativi che garantiscano una presenza qualificata anche dove una filiale non è più sostenibile». «I territori - conclude Ricci - restano vivi se si garantisce alle loro imprese un accesso ai servizi finanziari senza disuguaglianze tra centro e periferia».

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