Tocco bergamasco per 30 vetrate a Beverly Hills
FARE ARTIGIANO. La Santhomè di Stezzano vira sul lusso. Nella città californiana commessa per una villa privata. «Lavoro 100% manuale: stiamo cercando manodopera».
Lettura 2 min.«Sì, possiamo parlare di resistenza». Sorride Riccardo Casati mentre apre le porte del suo laboratorio a Stezzano. La realtà artigianale specializzata nella realizzazione e nel restauro di vetrate artistiche fondata con altri quattro soci nel 1979 tra poco compirà cinquant’anni, ma il clima che si respira tra le lastre di vetro colorato, le finiture in piombo e le legature Tiffany è quello di un tempo sospeso, in attesa che il mondo della vetreria scelga uno stile e torni a crescere. Le note dolenti il fondatore non le nasconde: «In cinque anni il costo del vetro colorato è aumentato del 180%, il prezzo dei vetri a rullo è triplicato, per non parlare di quello del metano per accendere i forni e fare le cotture». A questo si aggiunge il fatto che è rimasta un’unica azienda al mondo a realizzare le lastre da cui il lavoro della Santhomè prende forma. «Si acquista solo in Germania, secondo le loro regole e i loro tempi, ma il materiale continua a essere il migliore, la concorrenza non è arrivata alla stessa qualità».
«Tutto il processo è manuale»
L’evoluzione e la crescita dello studio, invece le porta sul tavolo il figlio di Riccardo, Dario, sotto la forma di una vetrocamera: «Questo è un vetro decorato e isolato termicamente, ma realizziamo anche vetrofusioni stratificate per renderle più sicure e resistenti». Oltre al fascino, infatti, la vetrata artistica ha sempre conservato, purtroppo, una certa fragilità, che oggi non le è più concessa. Per questo la Santhomè si è specializzata anche in queste soluzioni. «Non so quanti altri laboratori le facciano, perchè tutto il processo è manuale» conferma Dario Casati che dal 2021 è diventato socio del laboratorio e oggi, a 38 anni, porta avanti l’attività fondata dal padre.
Virata sul lusso
La «resistenza», dal suo punto di vista si concretizza nella ricerca di nuovi mercati e settori: «Con i costi attuali delle materie prime la classe media fatica a permettersi la vetrata decorativa in casa, invece ci sono ambiti del lusso, sia nell’arredo che nella nautica, che apprezzano ancora l’originalità e la qualità di queste lavorazioni e per noi sono sfidanti. Provare a realizzare in vetro qualcosa che non avevi mai immaginato prima ti permette di sperimentare cotture, soluzioni, tecniche e materiali». Tra gli ultimi progetti privati particolarmente affascinanti ci sono, infatti, trenta vetrate di una villa a Beverly Hills, mentre altri lavori stanno per partire per New York.
L’evoluzione del settore
Il periodo di maggior espansione il laboratorio bergamasco l’ha vissuto negli anni Novanta, quando contava 12 dipendenti, riceveva curriculum dall’estero e fabbricava 1.200 metri quadrati di nuove vetrate l’anno. Pian piano il settore si è ridimensionato e ora occorre cercare qualcosa di diverso. «Abbiamo realizzato una serie di elementi d’arredo per la collezione “Credenza” di Patricia Urquiola e Federico Pepe e qualche richiesta sta arrivando per degli yacht. Ancora piccole cose, ma è un settore che ci interessa molto» spiega Casati. In ambito ecclesiastico le opere più recenti sono le vetrate disegnate dall’artista Luca Cavalca per il museo San Francesco Spinelli delle suore Adoratrici di Rivolta d’Adda e quelle per le suore Francescane Elisabettine di Roma. Attualmente padre e figlio sono impegnati anche nel restauro delle vetrate di Palazzo della Loggia a Brescia e della Basilica di Santa Maria della Passione a Milano.
Quello che manca, però, sono le nuove leve, come spiegano: «Il nostro è uno di quei mestieri che si sta perdendo, a volte qualche giovane arriva, ma serve tanta meticolosità e precisione perchè è un lavoro ancora manuale al 100%».
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