(Foto di Colleoni)
ITALIA. Sono bastate poche ore di blackout per mandare all’aria (in ogni senso) il sistema aeroportuale di un Paese.
Lettura 2 min.E non è nemmeno la prima volta, perché scorrendo semplicemente l’archivio si ha la conferma che questo è il terzo incidente - seppure tutti di differente natura - che succede in casa Enav da giugno di un anno fa. Decisamente troppi. Per qualche attimo si è temuto un attacco hacker, possibilità nemmeno tanto remota vista l’aria che tira, ma con il passare delle ore la responsabilità si è spostata sul fronte, come dire, interno. Ovvero un «blocco della rete di trasmissione dati di Enav gestita da Tim» per usare le parole del ministro dei trasporti Matteo Salvini. Che a suo modo vorrebbero forse anche essere rassicuranti escludendo attacchi esterni, ma che in realtà svelano un quadro ancora più preoccupante, cioè una sostanziale fragilità del sistema che è andata a braccetto con tempi di reazione non propriamente immediati.
Lungi da noi l’intenzione di avventurarci in diatribe tecniche (ci sarà sicuramente una spiegazione hi-tech più o meno plausibile, non ne dubitiamo...), ci limitiamo ad osservare come sia bastato un blocco della rete per mandare in tilt un intero sistema. Il che dovrebbe portare con sé una serie di considerazioni sulla solidità dell’operatore nello specifico e sulla sicurezza in generale, a maggior ragione in una società che ci vede sempre più iperconnessi e di conseguenza ancora più vulnerabili e dove le risposte devono necessariamente essere all’altezza dei potenziali rischi. A chi di dovere il compito di fornire le spiegazioni del caso, ma soprattutto di adottare le misure atte ad evitare che situazioni del genere si ripetano ancora.
Ma questo «venerdì nero», con pesantissimi ritardi e cancellazioni a pioggia su tutti gli aeroporti italiani, ha paradossalmente messo in evidenza quanto il trasporto aereo sia assolutamente fondamentale per un sistema Paese
Ma questo «venerdì nero», con pesantissimi ritardi e cancellazioni a pioggia su tutti gli aeroporti italiani, ha paradossalmente messo in evidenza quanto il trasporto aereo sia assolutamente fondamentale per un sistema Paese che sta sì puntando laddove necessario (e possibile) sull’Alta velocità ferroviaria, ma che di volare non può proprio fare a meno. Nonostante l’assenza ormai cronica e conclamata di una compagnia di bandiera, un mercato in mano al 60% a vettori low cost (ammesso che la distinzione abbia ancora un senso...) e tutte le conseguenze anche ambientali del caso, senza il trasporto aereo il Paese rischia la paralisi nello scenario peggiore toccato con mano ieri, la marginalità in quello migliore. E comunque estremamente doloroso da tutti i punti di vista, sia economico che sociale.
Dati alla mano, la stragrande maggioranza dei collegamenti aerei nel Belpaese non può essere surrogata dai treni, sorvolando sul tempo necessario per l’espansione dell’Alta velocità (i cantieri sono lì da vedere...) e sulla particolare morfologia del territorio. Anche per questo, al netto degli inevitabili problemi di compatibilità che vanno affrontati nel rispetto delle regole ma anche (sennò è il caos...) delle valutazioni ambientali e sanitarie fatte dagli enti competenti, chi ha un aeroporto sul proprio territorio ha una marcia in più. Ed è ancora più chiaro in giornate come venerdì 16 ottobre con migliaia di persone ferme a terra, ricordando anche quanto sia costata l’assenza di mobilità ai tempi del Covid: il 10% di Pil. Non sarà il solo indicatore della vita, non misurerà la felicità ma è comunque importante. Per non dire fondamentale.
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