(Foto di Agazzi)
ITALIA. Se fosse vero, come diceva il Mahatma Gandhi, che «il futuro dipende da ciò che facciamo nel presente», allora oggi - nel giorno in cui Bergamo Tv raggiunge il traguardo del mezzo secolo di vita - non avrebbe senso voltarsi indietro per cercare di trarre un bilancio del lungo cammino percorso, come spesso invece si fa in occasioni come queste.
Lettura 3 min.Ma nel caso di Bergamo Tv, più che di un approdo è forse meglio parlare di un nuovo punto di partenza, e volgere lo sguardo in avanti, per proiettarsi pienamente in un mondo in continua e rapidissima evoluzione, non soltanto tecnologica. La televisione dei bergamaschi - perché di questo stiamo parlando, con tutto il rispetto per le altre emittenti che oggi popolano l’etere sopra le nostre teste - vide la luce in un contesto radicalmente diverso dall’attuale, vivacissimo sotto l’aspetto culturale ma assai povero di mezzi e di tecnologie, nonostante all’epoca gli strumenti utilizzati sembrassero quasi fantascientifici. Oggi, pur tra le mille difficoltà di un mercato turbolento, possiamo tranquillamente dire che quella sfida davvero pionieristica è stata vinta: lo dicono i numeri, lo dice il posizionamento dell’emittente nel panorama regionale e nazionale, lo testimonia soprattutto l’affetto che i bergamaschi nutrono non solo verso la testata, ma anche verso i volti che caratterizzano il nostro «piccolo schermo».
Se oggi tutto ciò non basta più - perché anche Bergamo Tv si muove in un sistema dell’informazione profondamente cambiato, nel quale i confini tra carta, televisione e digitale sono sempre più liquidi, quasi invisibili, e le modalità di fruizione delle notizie si moltiplicano su mille piattaforme
Se oggi tutto ciò non basta più - perché anche Bergamo Tv si muove in un sistema dell’informazione profondamente cambiato, nel quale i confini tra carta, televisione e digitale sono sempre più liquidi, quasi invisibili, e le modalità di fruizione delle notizie si moltiplicano su mille piattaforme - ciò che regge ancora, che non è cambiato e mai cambierà, è la ragione per cui la televisione (così come del resto «L’Eco» e Radio Alta) è stata creata: raccontare Bergamo e la Bergamasca, i bergamaschi e le loro storie, con serietà, competenza, rispetto e responsabilità. La missione che ci si è dati cinquant’anni fa resta la stessa, nella forma e nella sostanza. E con la stessa drammatica responsabilità. Monsignor Andrea Spada lo scriveva già quarant’anni fa, sottolineando quanto già allora fosse necessario averne in un mondo in cui «le nostre case sono ormai invase, dalla mattina alla notte, da un massiccio e diluviante irrompere di speculazioni di ogni genere, con la scusa della concorrenza che divampa tra le grandi reti, e di programmi che non si fermano più davanti a nessun limite di decenza, esercitando un lavaggio pagano di cervelli e di coscienze». Parole che si commentano da sole e che dovrebbero interrogarci nel profondo, visto che il grande successo di cui gode questo genere di programmi dipende anche da tutti noi, che li guardiamo, li commentiamo, li «socializziamo», contribuendo noi stessi ad alimentarne l’enorme circo mediatico in cui sono (siamo) proiettati. Con tutte le conseguenze del caso.
In un flusso informativo continuo, nel quale tutto appare immediatamente vicino ma privo di contesto, Bergamo Tv mette insieme la forza delle immagini e la conoscenza dei luoghi, delle persone e delle istituzioni.
Un’evoluzione della «scatola magica» (ma sarebbe meglio dire involuzione) che non sminuisce il valore della televisione locale, ma, al contrario, ne rende ancora più evidente la funzione. In un flusso informativo continuo, nel quale tutto appare immediatamente vicino ma privo di contesto, Bergamo Tv mette insieme la forza delle immagini e la conoscenza dei luoghi, delle persone e delle istituzioni. Sa arrivare là dove accadono i fatti, ma sa anche fermarsi ad ascoltare. Racconta la vita delle comunità mantenendo quella prossimità che nessuna tecnologia, per quanto evoluta, può sostituire.
La velocità del digitale, i social network e l’intelligenza artificiale non solo hanno moltiplicato le possibilità di comunicare e di accedere alle informazioni, ma hanno anche decuplicato il «rumore», le semplificazioni e il rischio che una notizia venga consumata prima ancora di essere compresa.
È proprio per questo che il compito e la responsabilità di un quotidiano e di un’emittente profondamente radicati nel territorio diventano ancora più necessari: verificare, selezionare, spiegare, distinguere ciò che conta da ciò che, banalmente, attira l’attenzione. La credibilità non è un valore che si acquisisce una volta per tutte. È un patrimonio che va conquistato e riconquistato ogni giorno, attraverso la qualità e il rigore del lavoro, la trasparenza nei confronti di chi legge, guarda e ascolta.
Celebrare i cinquant’anni di Bergamo Tv non solo significa rendere omaggio a chi l’ha immaginata, costruita e fatta crescere nel tempo, ma anche a chi - giornalisti, tecnici, operatori, autori, conduttori e collaboratori - lavora ogni giorno dietro le quinte per dare forma e sostanza alla nostra idea di comunità. Ma significa anche assumere una responsabilità verso il futuro e verso il nostro pubblico, che continua a sceglierci e a riconoscere in Bergamo Tv un punto di riferimento. È una fiducia preziosa, che ci impone di continuare a cambiare ma senza smarrire la nostra identità e il legame profondo con questa terra. Cambieranno ancora gli strumenti e le abitudini con cui le persone si terranno informate, ma il nostro compito resterà lo stesso: esserci dove la vita dei bergamaschi accade, per raccontarla con serietà, libertà e passione. Come disse Ermanno Olmi, grande figlio della terra bergamasca, «ha ragione Leopardi: l’anno più bello è sempre quello futuro, ma solo avendo vissuto il passato è possibile scegliere le speranze giuste».
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