Dai 5 Stelle svolta radicale a sinistra

ITALIA. Vi ricordate i 5 Stelle delle origini? Quelli dell’«oltre la destra e la sinistra», del «né con gli uni né con gli altri», che promettevano di scardinare le vecchie categorie novecentesche? Dimenticateveli.

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Oggi il Movimento guidato da Giuseppe Conte non solo ha riabbracciato l’asse ideologico, ma si è posizionato alla sua estrema: è diventato di sinistra, ma di una sinistra-sinistra massimalista e barricadiera. Se c’è un filo conduttore che tiene insieme l’identità originaria con la sua attuale mutazione, questo è il Dna anti-sistema. Un sentimento che oggi trova sfogo dandosi come cassa di risonanza ai campioni dell’anti occidentalismo, dell’euro scetticismo di ritorno e di un’avversione allo Stato d’Israele che spesso valica i confini dell’antisionismo per sfiorare risvolti ancora più ambigui. Un’evoluzione che scavalca a sinistra l’Alleanza Verdi e Sinistra e mette in aperto imbarazzo la segretaria del Pd Elly Schlein, che pure era arrivata al Nazareno per incarnare la svolta radicale del Partito democratico.

Il banco di prova di questa nuova veste si chiama «Nova-Parola all’Italia», l’evento finale della campagna d’ascolto itinerante che ha portato i 5 Stelle a radunarsi al World Join Center di Milano. Oltre cento tappe, migliaia di partecipanti e 107 report sintetizzati per dettare le condizioni del futuro «campo largo». Ma più che un laboratorio d’idee, Nova si prefigura come un manifesto ideologico. Basta scorrere il parterre degli ospiti per comprendere le coordinate culturali del nuovo M5S. Si tratta degli economisti Jeremy Rifkin, James Kenneth Galbraith e Jeffrey Sachs, fautori di economie alternative al capitalismo e critici della politica americana, ma anche la controversa relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi Francesca Albanese, oltre a Mario Tozzi, Luca Mercalli e l’ex ministro greco Yanis Varoufakis, esponente di spicco della sinistra radicale. Non poteva mancare la presenza della voce tuonante del grillismo Marco Travaglio, affiancato dagli interventi degli ex magistrati e dirigenti pentastellati Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho, oltre ai fedelissimi Fico, Todde e Tridico.

A fare da stella polare c’è un dato emerso dalla base: in oltre la metà dei tavoli di discussione, la priorità assoluta indicata dalle 17mila persone coinvolte è stata il dossier «stop alle armi-pace». Un’istanza che Conte ha trasformato nel suo principale ariete politico. «Cosa dobbiamo mandare in Ucraina? Non abbiamo neppure i soldi per la sanità e l’istruzione» va ripetendo il leader grillino, bollando la scommessa sulla vittoria militare di Kiev come «perdente e irresponsabile». La sua richiesta è perentoria: un’alleanza progressista non può prescindere da una discontinuità totale in politica estera. Per Conte l’Europa «è sparita, non esiste più», e la continuazione dell’invio di armi snaturerebbe qualsiasi progetto dell’alternativa. È una mossa strategica che punta al cuore dell’elettorato dem, facendo leva sulle contraddizioni interne al Pd. Se da un lato figure della sinistra dem come Massimo D’Alema suggeriscono di superare il dogma delle primarie per non logorare la coalizione, dall’altro la base giovanile del partito mostra segnali di insofferenza atlantista. Non è un caso che alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, l’intervento di Virginia Libero, presidente dei Giovani Democratici e fedelissima di Schlein, abbia incassato gli applausi a scena aperta dei deputati Arturo Scotto e Matteo Orfini quando ha promesso di organizzare «i disertori delle vostre guerre». Parole inequivocabili che fanno rima con quanto proclamato da Conte: «L’invio delle armi può solo portare a una escalation militare e farci rotolare nella guerra».

A fare da stella polare c’è un dato emerso dalla base: in oltre la metà dei tavoli di discussione, la priorità assoluta indicata dalle 17mila persone coinvolte è stata il dossier «stop alle armi-pace». Un’istanza che Conte ha trasformato nel suo principale ariete politico.

Metti insieme i totem storici del popolo 5 Stelle, aggiungi la retorica pacifista e anti-occidentale, e ottieni il nuovo ingrediente del cantiere dell’alternativa. Conte ha scoperto le carte: la sua «Nova» non è una semplice piattaforma di proposte. Suona più come un ultimatum ideologico lanciato agli alleati. Il campo largo, prima ancora di nascere attorno a un programma di governo, si ritrova costretto a fare i conti con un Movimento che ha deciso di ritrovare l’anima perduta facendosi avanguardia del radicalismo. Resta da capire se Schlein potrà inseguirlo su questo terreno senza creare serissimi imbarazzi nei settori del proprio partito, decisi a sostenere la resistenza ucraina all’invasore Putin.

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