Gli attacchi piegano la Russia, ma non Putin

MONDO. Costringere Vladimir Putin alla pace. Ecco la linea guida seguita da ucraini e occidentali.

Lettura 2 min.

Mentre i primi bombardano le raffinerie e i centri logistici russi con i loro droni supertecnologici, i secondi mirano al portafoglio del capo del Cremlino. Tale strategia può realmente funzionare? In che condizioni è oggi l’economia federale?A poche settimane dalle legislative del 18-20 settembre Zelensky punta a seminare il malcontento tra la popolazione russa, bucando quella corazza costruitasi dalla gente addosso, da anni, per tenersi lontano dalla tragedia ucraina. All’improvviso, come in epoca sovietica, il cittadino medio si è trovato, per ore, a fare la fila ai distributori (quando aperti) per la benzina razionata in gran parte del Paese o a comprarla al mercato secondario ad un prezzo triplo al litro.

Gli attacchi strategici di Kiev

Mosca, dove tradizionalmente si decidono i destini della Russia, è, al contrario, un’isola felice. Nella capitale - il «fiore» all’occhiello del Cremlino - sono stati fatti affluire camion cisterna da ogni angolo del gigante slavo. I droni ucraini stanno ora attaccando anche i depositi della maggiore compagnia di e-commerce, la Wildberries (Wb), l’Amazon russa.

Ufficialmente Kiev afferma che da Wb passi materiale per le truppe federali al fronte. In realtà, si vuole mettere a soqquadro la logistica civile nemica, gli acquisti online della gente e gettare nella disperazione migliaia di piccoli imprenditori che usano quella piattaforma per i loro commerci.

L’Europa e le sanzioni

Dall’altra parte del Vecchio continente l’Unione europea ha appena approvato, tra mille difficoltà, il 21° pacchetto di sanzioni contro Mosca. Il nodo è sempre lo stesso: pur di mantenere una certa unità di intenti, Bruxelles deve fare non pochi compromessi con alcuni Stati membri Ue per la loro dipendenza dall’energia russa.

La stretta sull’economia federale è, comunque, forte sia da parte degli europei che dei Paesi del G7 in generale. I danni economico-finanziario-tecnologici, subiti da Mosca, sono semplicemente spaventosi. La sua economia – un tempo dipendente per il 50% del budget dalle entrate di petrolio e gas (oggi 19%) - è, però, molto più resiliente di quanto si pensasse in Occidente nel 2022. I nodi, comunque, prima o poi, arrivano sempre al pettine.

Le manovre interne della Russia

La Banca centrale russa ha ridotto di un quarto di punto il tasso di sconto (ora al 14%), che gli imprenditori furibondi accusano di essere la causa della bancarotta di interi settori. La governatrice Nabiullina ha dovuto accontentare Putin, che aveva promesso una sua riduzione alla Confindustria, nonostante l’impennata dell’inflazione causata dalla crisi della benzina. Un palliativo politico questo… come gli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia.

Da fine febbraio la Borsa russa arretra costantemente. Un tale declino non si osservava dal 1997, l’anno precedente al default del 1998. Da inizio luglio le azioni delle principali compagnie del Paese hanno perso in media circa il 20%. Secondo l’agenzia Bloomberg, i miliardari vicini al potere stanno portando i soldi all’estero.

Per colmare l’enorme buco di bilancio, provocato dalle astronomiche spese militari, negli ultimi sei mesi la Banca centrale russa ha venduto quasi 44 tonnellate d’oro, un record dal 2000 ad oggi, stando alle statistiche delle organizzazioni specializzate. E l’autunno sarà rovente: a Mosca gli imprenditori si aspettano la crisi. Notizie di licenziamenti in massa di personale si rincorrono di continuo. Ma è meglio non farsi illusioni. Pur di vincere la sua battaglia esistenziale, pazienza se un intero popolo finirà sul lastrico!

© RIPRODUZIONE RISERVATA