I problemi dell’Italia e i poli agitati

I CONTI E I PARTITI. Solo in serata lo sciopero indetto dai sindacati di base Usb è sfociato in disordini: è successo a Torino e a Roma dove, con cariche ripetute della polizia e lancio di idranti, le forze dell’ordine hanno impedito che una parte dei cortei raggiungesse la «cittadella del potere», il quadrilatero del centro storico della Capitale in cui si trovano Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama.

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Per il resto, nelle sessanta piazze riempite dagli organizzatori le cose si sono svolte perlopiù pacificamente consentendo all’Usb di esultare attorno ad un numero di partecipanti - un milione e mezzo - probabilmente un po’ «caricato». Dal Governo e dalla maggioranza non sono venute, almeno fino al momento in cui scriviamo, parole di condanna per i pro Pal e gli aderenti ai centri sociali che si sono scagliati contro la polizia: evidentemente non si vuole regalare alla piazza degli oppositori più estremi (quasi ovunque scritte «Meloni appesa» e «Salvini appeso») il ruolo di contraltare, quello sarà sicuramente riservato alla Cgil di Landini che il suo sciopero generale lo farà a novembre (ma sempre di venerdì).

Il Capo dello Stato ha fatto in modo che i manifestanti contro i bassi salari e la corsa dei prezzi sapessero che il vertice delle istituzioni ha una esatta comprensione dei problemi che attanagliano famiglie e imprese

Curiosamente neanche dal Campo largo sono venute parole di incoraggiamento per gli scioperanti: eppure, a parte i pro Pal e i centri sociali, in piazza sono scesi anche agricoltori, pescatori, insegnanti, operatori dell’audiovisivo e del cinema. Nella giornata in cui si è accertato che l’Italia ha attualmente il tasso d’inflazione più alto in Europa, il 5,4%, si è sentita invece la voce di Sergio Mattarella che ha parlato di italiani «aggrediti dal carovita», ha invitato i partiti a «non criminalizzare i giovani che manifestano pacificamente» e ad «investire nella scuola, nella sanità, nell’innovazione». Il Capo dello Stato ha fatto in modo che i manifestanti contro i bassi salari e la corsa dei prezzi sapessero che il vertice delle istituzioni ha una esatta comprensione dei problemi che attanagliano famiglie e imprese. Un esempio che, come dicevamo, la politica non ha seguìto. La sinistra è soprattutto impegnata ad accelerare i tempi per presentarsi con un programma e un candidato premier alla campagna elettorale, ormai non molto lontana e di fatto già cominciata.

Sarà arduo superare le contraddizioni sulla politica estera, in particolare sul riarmo e il sostegno all’Ucraina, ma soprattutto Conte e Schlein, avendo deciso di misurarsi in una gara, dovranno dichiarare di accettare il risultato qualunque esso sia

Di programma i partiti discuteranno da novembre per arrivare alle primarie entro febbraio. Sarà arduo superare le contraddizioni sulla politica estera, in particolare sul riarmo e il sostegno all’Ucraina, ma soprattutto Conte e Schlein, avendo deciso di misurarsi in una gara, dovranno dichiarare di accettare il risultato qualunque esso sia. E l’impressione è che nessuno dei due sia pronto per questa dimostrazione di fair play. Tanta avarizia si basa non solo sulle ambizioni personali di entrambi, del tutto legittime, ma anche sulla certezza che entrambi hanno, che i rispettivi elettorati non sono disposti a votare alle elezioni «vere» un leader che non sia il loro. Una fuga nell’astensione da parte dello zoccolo duro dei democratici o dei pentastellati significherebbe la sconfitta sicura del campo largo. Questo è il nodo che dovrà essere sciolto, ma non il solo: c’è la «grana Renzi» che Conte non vuole («farebbe scappare i nostri elettori») e che invece Schlein ha fatto più o meno capire che sarebbe meglio imbarcare. Un’operazione che, sull’altro fronte, Giorgia Meloni sembra che non intenda fare con Vannacci, soprattutto adesso che i sondaggi danno Futuro Nazionale in calo come un pallone che si sgonfia.

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