Il tesoretto non c’è, serve prudenza
LA MANOVRA. La sostanza della prossima legge di bilancio sta tutta in una parola pronunciata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al varo del documento di programmazione della finanza pubblica che sarà inviato a Bruxelles e al Parlamento: «Prudenza, e ancora prudenza».
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Giorgetti ricorda che la situazione dell’economia internazionale è così complessa e incerta che fare previsioni diventa vieppiù difficile, e quindi quell’ammonimento ad andarci piano riguarda soprattutto le promesse fatte dai partiti della coalizione di governo nell’anno delle elezioni politiche. Con il deficit leggermente sopra la quota limite del 3% sul Pil, non essendo usciti dalla procedura di infrazione, è venuto a mancare un «tesoretto» da 14 miliardi mentre l’inflazione viaggia al 4,2%, i prezzi dell’energia aumentano e quindi non resta che chiedere all’Europa la «flessibilità aggiuntiva», cioè la maggiore spesa in deficit sia per la Difesa che per l’energia in modo tale da venire incontro alle difficoltà di famiglie e imprese.
La lettera
La premier ha scritto una seconda lettera di questo tenore a Ursula von der Leyen in vista dell’Ecofin della prossima settimana e del Consiglio europeo successivo. In concreto si prevede una spesa extra di 0,3% per le armi e 0,3% per l’energia per due anni, 2027-28: totale 28 miliardi, con la Difesa che ne perderebbe 8 (tra le caute proteste di Crosetto). Quanto alla crescita si prevede un più ottimistico 1% nel 2026 e uno 0,8 l’anno prossimo. Cosa si deduce da questi scarni numeri esposti dal ministro dell’Economia in conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri: che si va avanti coi piedi di piombo, tanto è vero che non c’è stato per l’occasione il solito fuoco di artificio di promesse elettorali: si è saputo di un rimpinguamento dei fondi per il bonus scuola e sarà reso strutturale il mancato pagamento del bollo automobilistico.
In conclusione, la sensazione è che, causa dissesto geopolitico ed energetico, il governo non potrà «distribuire» quanto avrebbe voluto all’elettorato
Ma per il resto Giorgetti non si sbottona, semmai è il suo vice al Tesoro, il commercialista Leo (FdI) parla di flat tax estesa fino ai 100mila euro di reddito e di riequilibrio delle aliquote Irpef a favore dei ceti medi. E poi c’è la Lega che si agita (il 2 ottobre ancora un vertice a Palazzo Chigi) perché siano imposte alle banche e alle assicurazioni delle tassazioni sugli extragettiti, una misura tuttavia che trova il no secco di Forza Italia. In conclusione, la sensazione è che, causa dissesto geopolitico ed energetico, il governo non potrà «distribuire» quanto avrebbe voluto all’elettorato. Venendo al fronte avversario, ieri in direzione del partito, Elly Schlein ha alzato la voce con il suo avversario-alleato Giuseppe Conte: o il candidato premier, ha avvertito, lo esprime il maggiore partito dell’opposizione, cioè il Pd, o si va alle primarie: «Siamo generosi ma non ingenui». E poi un ammonimento a chi spera in un pareggio che darebbe luogo ad un altro governo tecnico: «Noi a Palazzo Chigi ci andremo solo se vinceremo le elezioni». Conte ha risposto piuttosto piccato alla stoccata: Schlein pensa che o è candidata lei in quanto segretaria del partito maggiore o si va alla conta, bene faremo le primarie «e io non farò sconti a nessuno». La questione Ucraina - aiuti sì o aiuti no - dunque rimane appesa ad un duello tra partiti il cui esito non è affatto certo che venga accettato da chi risulterà perdente.
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