La crisi economica oltre la legge elettorale

ITALIA. A chi le chiedeva cosa c’è nel suo futuro, ieri Giorgia Meloni ha risposto che intende onorare il mandato di guidare il governo e poi accettare il verdetto degli elettori.

Lettura 1 min.

Una frase così netta fa pensare che la data delle elezioni rimanga quella prevista, ossia la fine della legislatura nell’autunno del 2027. È pur vero che qualche giorno fa, riferendosi all’imminente nuovo esame della Camera della legge elettorale, la stessa Meloni ha detto: «Se succede come l’altra volta (ossia quando i deputati franchi tiratori col voto segreto affossarono l’articolo delle preferenze) non c’è altro da fare che andare a casa», riaccendendo dunque l’ipotesi delle elezioni anticipate.

Il voto sulla legge elettorale

Ora al nuovo appuntamento siamo quasi arrivati: tra poco i deputati dovranno tornare a votare il Melonellum, compreso l’articolo sulle preferenze. Che succederà? A questa domanda i partiti restano appesi anche considerando i tempi: poiché molti costituzionalisti ritengono che la Consulta boccerà in tutto o in parte l’impianto della riforma; se si andasse tra qualche mese, il Melonellum rimarrebbe lettera morta e torneremmo a votare con la legge vigente.

E addio premio di maggioranza per la coalizione vittoriosa. In questo caso il centrosinistra, pur favorito, tirerebbe un sospiro di sollievo perché eviterebbe di indicare agli elettori il suo candidato premier (che non si sa chi sarà né come si sceglierà) e il centrodestra si scaricherebbe della necessità di allearsi con Vannacci pur di raggiungere la soglia del premio, il 42% dei voti.

Insomma, tanto rumore per nulla, se così fosse. Nel frattempo ci sono ben altri problemi da affrontare: l’inflazione vola mangiandosi i bassi salari degli italiani e Meloni chiede a Bruxelles più flessibilità nei conti pubblici, magari a scapito della spesa per il riarmo. Ipotesi che fa infuriare il ministro della Difesa Crosetto che sarebbe pronto alle dimissioni. Tutto confluirà nella prossima legge di bilancio: si comincia a lavorarci al Consiglio dei ministri di domani, se avessimo superato l’esame sul rapporto deficit-Pil il governo potrebbe contare su un «tesoretto» di 14 miliardi, ma così non è stato e centrare l’obiettivo di migliorare il potere d’acquisto delle famiglie e alleggerire il fisco per il ceto medio diventa un’impresa improba.

© RIPRODUZIONE RISERVATA