La guerra ibrida e la difesa europea

MONDO. Se un vertice Nato che doveva affrontare il tema dei temi, guerra o pace, diventa occasione mediatica per spiare eventuali sguardi obliqui tra Giorgia Meloni e Donald Trump, avrebbe ragione Vladimir Putin a considerarci - noi tutti - degli smidollati che quando gli porti via la Crimea si voltano dall’altra parte.

Lettura 2 min.

In realtà – grazie per paradosso a Putin e Trump - l’Alleanza atlantica ha ripreso forza. Anche ad Ankara qualcosa di importante è emerso, magari a latere, come la licenza all’Ucraina per i Patriot, peste e corna di Putin. Sembra però che ci si debba vergognare nel rimarcarlo. Il problema è che la nostra opinione pubblica non prende sul serio la gravità della situazione. Un possibile candidato premier come Giuseppe Conte ha proclamato nel comizio di Napoli con accanto Elly Schlein sorridente ed euforica, che si sta costruendo una minaccia russa che non esiste. Non siamo gli unici. Il livello di attenzione scende quanto più la distanza in chilometri dall’Ucraina sale. In Polonia c’è un allarme vero, i Paesi baltici si sentono il possibile test di una provocazione, Svezia e Finlandia hanno abbandonato subito il romantico neutralismo pacifista. La Germania sta costruendo bunker nelle metropolitane e ha stanziato somme enormi per la difesa, cambiando addirittura la Costituzione.

L’aggressione russa

Noi invece siamo sicuri e beati. Solo pochi, tra cui Giorgio Gori, hanno risposto a Conte sull’aggressività farlocca di un Paese che invade i vicini: due partiti della minoranza giudicano inverosimile una futura aggressione russa, pur largamente in atto sotto varie forme, e lo stesso pensa la Lega di Matteo Salvini, che con il partito di Putin faceva alleanze non mai cancellate. Roberto Vannacci si comporta come una quinta colonna russa nel Parlamento europeo. Il Vannacci di sinistra, Alessandro Di Battista, è pronto a fargli concorrenza al rialzo. Un’Italia antieuropea e filorussa che futuro avrebbe? I programmi elettorali dovranno essere chiari su questo, gli elettori dovranno esigerlo. La guerra non si fa più con i carri armati, e neppure con le spie ai giardinetti da 4mila euro a file. Putin sa che costa molto meno infilarsi nelle contraddizioni delle democrazie per rovesciare in Europa una resistenza di cui dovremmo essere orgogliosi. Per «aiutare» Francia e Germania a cambiare maggioranza può bastare far circolare sottobanco il costo di qualche batteria di missili balistici russi. Marine Le Pen era finanziata da banche russe. Decine di intellettuali amici si muovono nella stessa direzione.

I grandi temi internazionali

Il problema vero è che la politica nazionale è impreparata ai grandi temi internazionali e non ha strumenti culturali per gestirli. Preferisce il piccolo cabotaggio della polemica di giornata. Non fa il suo dovere da classe dirigente: rassicurare con argomenti e scelte concrete. Minimizza e nasconde, sperando che le cose si risolvano da sole. Peggio ancora: tira fuori la demagogia della vecchia contrapposizione tra burro e cannoni. Non c’è giorno che Conte, Bonelli&Fratoianni, Salvini e Vannacci non spieghino che è «folle» occuparsi di difesa nazionale, mentre è la precondizione di tutto. In Ucraina ancora oggi saltano per aria asili, scuole, ospedali, teatri. Inutile costruirli se non sai difenderti.

Nella maggioranza tenta di alzare la voce il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha pubblicato un dossier sulla guerra ibrida che nessuno cita mai e l’unica voce concorde è quella del suo predecessore Lorenzo Guerini. Al centro si sentono forti accenti da Pina Picierno, Luigi Marattin e Carlo Calenda, che - come tutti coloro che sono stati più volte fisicamente in Ucraina (mai Schlein né Conte) - porta testimonianza di cosa voglia dire l’eroismo di un popolo.

Sullo sfondo il grande equivoco: difesa europea o somma delle difese nazionali? I furbetti che fanno finta di crederci sono per la seconda soluzione, cioè per spendere più della Russia in 27 modi diversi, scommettendo sugli egoismi paralizzanti del sovranismo. Dibattendo ogni giorno in astratto, l’Italia non stanzia nulla, non prepara la sicurezza, addirittura non ritira i miliardi europei del Safe (come abbiamo fatto con il Mes per la Sanità). La vera follia è capovolgere le priorità del Paese in un mondo in fiamme.

© RIPRODUZIONE RISERVATA