La triade europea, la corsa al primato

MONDO. Domenica 7 giugno al vertice a Londra dei «Volenterosi» in formato E3 erano presenti il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, a fare gli onori di casa il premier britannico Keith Starmer.

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Poi è arrivato il presidente ucraino Zelensky, ricevuto dalla triade, ormai percepita come l’élite del continente. Ed in effetti sia la Gran Bretagna che la Francia sono potenze nucleari e la Germania sta avviando un programma di riarmo irraggiungibile per gli altri membri della Ue. Ha spazi di manovra nel bilancio che le permettono di assumere debito senza limiti. Il cancelliere tedesco ha dichiarato di volere l’esercito più potente d’Europa. L’effetto Russia si fa sentire e quindi Paesi come la Polonia e i tre Stati baltici tacciono. Il rischio di fare le fine dell’Ucraina val bene un esercito tedesco. Berlino si protegge le spalle dai timori che già serpeggiano fra gli alleati e si schiera con chi può offrire credibilità al suo potere. Gran Bretagna e Francia hanno lo status per colmare l’assenza americana. Hanno sconfitto entrambe il nazionalsocialismo e sono potenze vincitrici.

L’assenza di Giorgia Meloni

Giorgia Meloni farebbe bene a studiare la posizione tedesca. A gennaio ha ricevuto in pompa magna a Villa Doria Pamphili il cancelliere tedesco con un’intera delegazione di ministri del suo governo. Obiettivo dichiarato rinsaldare le relazioni industriali dei due Paesi. Si sorvola sul fatto che l’industria italiana ha un ruolo di fornitore e/o di subfornitore dei grandi complessi produttivi tedeschi. Adesso i giganti che nell’era Merkel hanno portato l’export tedesco al primato, vivono un momento di incertezze e cercano contatti e aiuti. Il vertice italo-tedesco di Roma rientra in questo quadro. Ma in Germania tutti sanno che con l’Italia l’ultima parola l’ha Berlino: decide chi dà gli ordini e le commesse. L’idea di Meloni era di portare Merz dalla sua parte e inserirsi nelle competizioni e gelosie con la Francia. Creare un cuneo fra Berlino e Parigi sarebbe la fortuna di Roma. Equivarrebbe ad un salto di qualità, non più la lamentosa Italia con il cappello in mano ma l’attore di una ritrovata Europa. L’iniziativa franco-tedesca in Montenegro per un rilancio dell’adesione dei Balcani all’Unione europea ha mostrato che quando si tratta di potere Francia e Germania sanno rinsaldare i legami. L’intervento in una zona che l’Italia da sempre considera sua sfera di influenza rende chiaro il disegno.

La Francia rivendica diritti sul Mediterraneo, così come la Germania sull’Est Europa. L’Italia fin dai tempi della nascita dello Stato nazionale cerca di sottrarsi alla morsa. La Spagna ha il suo retroterra in Sud America, il Portogallo nelle sue ex colonie e in Brasile ma l’Italia ha solo il Mediterraneo e aveva fino al 2011 la Libia di Gheddafi. Le è stata soffiata dall’allora presidente francese Nicolas Sarkozy con l’aiuto di britannici e americani, e portata nel caos. Già la definizione E3 suona equivoca, evoca un’Europa che non c’è. Il Regno Unito con il referendum sulla Brexit si è tirato fuori nel 2016. All’interno dell’Unione europea era l’Italia che avrebbe dovuto occupare la posizione lasciata vacante dagli anglosassoni insulari. Non è andata così.

L’Europa franco-tedesca

L’assenza di Meloni al vertice per l’allargamento dell’ Ue di Tivat in Montenegro lo certifica. Il punto di fondo è che per Berlino e Parigi l’Europa è una sola ed è franco-tedesca. Attorno a questo centro gravitazionale ruotano satelliti che in sintonia di intenti o per convenienza politica ne vengono attratti. Il resto è periferia. All’Onu nell’elezione per i due seggi non permanenti del Consiglio di Sicurezza la Germania ha subito una sconfitta. La reazione della stampa e dell’opinione pubblica tedesca tradisce le aspettative: siamo tra i maggiori contribuenti e guarda come ci trattano. Ci viene preferito il Portogallo. Uno della periferia. Sono gli inglesi che hanno inventato il termine Pigs (maialini) per i Paesi del Sud Europa. È su questo termine che si misura il differenziale dell’Unione europea dove i tedeschi sono i maggiori contribuenti e vogliono con i francesi il primato.

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