Le coalizioni e gli spigoli da smussare
POLITICA. Non sappiamo ancora se voteremo con questa legge elettorale, se il premio di maggioranza rimarrà ancorato alla soglia del 42% e se l’indicazione del candidato premier resterà un vincolo di legge.
Lettura 2 min.Lasciamo da parte i calcoli e gli interessi di bottega, che hanno spinto la maggioranza a formulare queste norme. È fin troppo evidente che il centrodestra ha indicato il tetto del 42% considerandolo comodamente alla sua portata. Sappiamo anche che l’obbligo dell’indicazione preventiva del candidato premier costituisce un tentativo di introdurre il premierato per via ordinaria, aggirando le insidie di un percorso di riforma costituzionale. Al di là, comunque, delle polemiche sulla riforma, resta un dato di fatto ineludibile: le norme hanno impresso una spinta verso il bipolarismo e la personalizzazione della politica.
Queste due dinamiche non nascono oggi. Sono in atto da decenni, e non solo in Italia ma in quasi tutte le democrazie occidentali. Di fronte a una simile trasformazione della rappresentanza, i due poli hanno però reagito in modo opposto. La destra si è adattata al cambiamento senza traumi. Pur in presenza di pregresse identità culturali divergenti e di odierni orientamenti programmatici su alcuni punti (come sugli aiuti all’Ucraina) discordanti, il centrodestra è riuscito a costruire e a preservare un’unità di fondo. Non ha incontrato difficoltà nemmeno quando è stato chiamato a esprimere leadership, attingendo a partiti diversi: in successione a Forza Italia con Berlusconi, alla Lega con Salvini, a Fratelli d’Italia con Meloni. Così è stato sino ad oggi, perché la nuova segreteria Salvini annuncia propositi battaglieri, determinata a imporre il blocco al sostegno a Kiev. Il che addensa fosche nubi sulla tenuta dell’alleanza di centro-destra. Quanto al campo largo, questo ha manifestato sin dall’inizio – e continua oggi a manifestare - forti resistenze ad adattarsi alle nuove regole del gioco. Da un lato, pesa sulle sue spalle l’eredità di identità storiche e ideologiche tra loro conflittuali - cattolicesimo democratico, riformismo socialdemocratico, ambientalismo radicale, postcomunismo - che faticano a saldarsi. Sconta, dall’altro, l’attaccamento ad un principio caro alla cultura politica della sinistra: il rifiuto della personalizzazione della politica, vista con diffidenza rispetto al valore primario del collettivo e dell’organizzazione di partito.
Non c’è da meravigliarsi, perciò, se manifesta - eufemismo - un serio imbarazzo a scegliere il proprio candidato leader. Già in passato si è visto costretto a ricorrere ad un «Papa straniero»: Prodi e Rutelli. L’obbligo, ora introdotto dal Melonellum, di indicare un nome finisce col mettere a nudo le discordanze interne. Non si è aperta al suo interno una semplice lite sui nomi. Non si può nemmeno dire che sia insorto un normale problema di diplomazia politica. Si è spalancato invece il grave problema di ricomporre impostazioni culturali e identitarie su alcuni punti assai stridenti: esteri, difesa e bilancio. Il disegno unitario perseguito da Schlein sarà pure generoso, ma si sta rivelando non poco ambizioso, forse velleitario. Pretende di associare forze storicamente e ideologicamente avverse: il riformismo democratico, ancorato al campo occidentale col radicalismo dei nemici di un capitalismo giudicato «selvaggiamente liberista», gli eredi del cattolicesimo democratico con quelli del vecchio Partito comunista. Un puzzle così multicolore non sorprende che fatichi ad amalgamarsi in un colore uniforme. Giuseppe Conte è arrivato a ventilare (o minacciare?) il pericolo di un «duello rusticano». Tra le file dello schieramento progressista ha cominciato così a serpeggiare il proposito delle forze, che non fossero premiate dall’indicazione di un proprio candidato, di scegliere poi la via della desistenza. La nuova legge elettorale non fa altro, insomma, che agire su tutti e due gli schieramenti da reagente chimico, costringendo le forze politiche a fare i conti con la realtà di un sistema che richiede sintesi chiare e scelte univoche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA