Turismo e le Orobie, i nodi da sciogliere

IL COMMENTO. Castione come Voghera o come Cantù, Selvino come Seriate, Serina come Dalmine, Oltre il Colle come Curno. La metamorfosi d’agosto, nelle capitali del turismo estivo delle Orobie, si misura anche dall’eccezionalità dei numeri.

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Di presenze, innanzitutto: Castione passa da poco più di 3mila abitanti a 40mila; Selvino da duemila a ventimila, così come Serina; Oltre il Colle da 900 a 9.000. Ma anche di prezzi: all’ombra della Presolana, un appartamento spazioso e ben accessoriato può arrivare a costare 5mila euro al mese in alta stagione. Quest’anno gli operatori concordano: la stagione è stata decisamente positiva, assecondando una tendenza che negli ultimi anni ha visto l’evolversi di un nuovo tipo di fruizione accanto a quella, ancora preponderante, del villeggiante tradizionale. Insieme al piccolo proprietario di seconde case (spesso patrimoni tramandati da generazioni) o agli affezionati locatori stagionali che rinnovano il contratto di anno in anno, si affaccia una nuova clientela, più dedita a soggiorni brevi o medi, ma molto più esigente sotto il profilo della qualità degli alloggi e dei servizi. E chi negli ultimi anni ha saputo investire nel valorizzare gli immobili in questa direzione, anche in angoli delle Orobie in cui pochi avrebbero scommesso che avrebbe funzionato, ne sta cogliendo i frutti. La domanda di soggiorni di qualità c’è, è in crescita e tutti gli indicatori, a partire dalla crisi climatica, portano a pensare che crescerà ancora.

La stagione è stata decisamente positiva, assecondando una tendenza che negli ultimi anni ha visto l’evolversi di un nuovo tipo di fruizione accanto a quella, ancora preponderante, del villeggiante tradizionale

Il problema, per le nostre montagne e i nostri paesi, è allora come conciliare i diritti di chi ci abita e le potenzialità di sviluppo turistico. Non è detto che le due istanze debbano essere contrapposte, come ha spiegato la docente Federica Burini dell’Università di Bergamo pochi giorni fa su L’Eco, a proposito del recupero delle ex colonie. Purché si parta dall’ascolto delle esigenze locali per poi pianificare risposte anche alla domanda turistica, in un’ottica multifunzionale. Nel caso delle ex colonie, per esempio, puntare a realizzare servizi come palestre, spazi di coworking, sale polivalenti o social housing per le famiglie residenti. E su questa base progettare ostelli, punti di ristoro o musei per il turista.

Stabilito il metodo, sullo sfondo, rimangono però due grossi nodi ancora da sciogliere. Il primo è quello del patrimonio immobiliare dei nostri paesi, nei quali gli enormi investimenti immobiliari degli anni ‘70 e ‘80 ci hanno lasciato, come pesante eredità, un numero imprecisato ma consistente di immobili non più agibili e che da qui al prossimo decennio cadranno letteralmente a pezzi (e in parte stanno già cadendo), con proprietà spesso frammentate o addirittura incerte e spesso proprietari non in grado di farsi carico di interventi di ristrutturazione complessi e costosi. Il secondo è quello dei servizi - trasporti, fibra, rete mobile, strade, ricariche elettriche, assistenza turistica, accessibilità on line - che in buona parte delle nostre Orobie rimangono al di sotto degli standard europei. Due sfide da piano Marshall, verrebbe da dire: un libro dei sogni.

Ma si può anche partire da obiettivi meno ambiziosi. Per esempio dalla puntualità e affidabilità del trasporto pubblico, o dalla gentilezza e competenza degli operatori turistici o da strade regolarmente mantenute e fronti di frana ben contenuti. O ancora dall’affidabilità della rete cellulare e dalla capillarità della fibra ottica. E sul fronte del patrimonio immobiliare vetusto, iniziare da un censimento conoscitivo dello stato di fatto, che vada oltre i singoli paesi e che faccia percepire il problema nella sua complessità. L’indagine potrebbe aiutare ad affrontare il fenomeno su dati concreti e aggregati, sui quali promuovere azioni istituzionali certamente più efficaci della singola iniziativa, magari proprio nella direzione di quella fiscalità agevolata che spesso ritorna nelle parole dei nostri sindaci, ma che da troppi anni resta fuori dalle agende politiche.

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