Voto segreto e poi le urne: le incognite

LA POLITICA. L’attesa dunque è per giovedì 8 ottobre, quando i deputati saranno chiamati a votare a scrutinio segreto l’intero testo della riforma elettorale nella versione modificata al Senato. La volta precedente si sa come andò: i franchi tiratori della maggioranza insieme all’opposizione affossarono l’articolo che ripristina le preferenze.

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Fu un duro colpo per Giorgia Meloni – in fondo il primo atto di insubordinazione della sua maggioranza dopo quattro anni di governo – ma si decise di andare avanti lo stesso. Lunedì il testo è tornato in aula alla Camera con la richiesta di fiducia da parte del Governo sui primi tre articoli e, anche se di per sé la fiducia è scontata in quanto palese, le vedette meloniane hanno vigilato che tutti facessero il loro dovere.

Il capogruppo Malan si era spinto un po’ troppo in avanti con una previsione di voto anticipato senza condizioni ma Palazzo Chigi lo ha immediatamente fatto ritrattare: tutto dipende da come andrà domani

Oggi si voterà l’articolo 3 e appunto domani si chiude la partita col voto segreto sull’intero testo. Meloni ha avvertito: noi vogliamo andare avanti fino alla fine della legislatura nell’ottobre 2027 ma se il Governo «va sotto» anche questa volta si va a votare prima possibile, in primavera, magari a maggio con un election day insieme alle amministrative. Il capogruppo Malan si era spinto un po’ troppo in avanti con una previsione di voto anticipato senza condizioni ma Palazzo Chigi lo ha immediatamente fatto ritrattare: tutto dipende da come andrà domani. Si sa già che i capi di Forza Italia e della Lega sono nettamente contrari all’anticipo, e già questo dovrebbe essere una valvola di sicurezza per Palazzo Chigi ma non si sa mai. C’è anche da dire che anticipare sarebbe comunque un rischio dal momento che il Paese sta soffrendo il caro benzina e il caro bollette e rischia anche di essere contagiato dalle proteste di piazza per il caro affitti che stanno devastando la Spagna e la Francia, e quindi la primavera per la maggioranza potrebbe essere non il miglior momento per chiamare gli italiani al voto. Inoltre le emergenze in corso, compreso il rischio geopolitico per cui tutta l’Europa, noi compresi, si sta velocemente riarmando, potrebbero indurre il Quirinale a non acconsentire allo scioglimento anticipato delle Camere. Tutte incognite e tutti motivi di ansia non solo per il centrodestra ma anche per il centrosinistra.

L’opposizione non riesce a decidersi su come scegliere il candidato premier il cui nome deve essere reso pubblico secondo la nuova legge elettorale. Conte ha fatto sapere di aver proposto a Elly Schlein di superare la contrapposizione tra i due leader e di scegliere una terza personalità. Ma ha anche rivelato che Schlein non ne vuol sapere: o si sceglie chi rappresenta il maggior partito (cioè lei) o si va alle primarie. Ma quando? L’ultima ipotesi è di organizzare i gazebo all’indomani del verdetto della Consulta chiamata su spinta dell’opposizione e un apposito comitato a giudicare la costituzionalità o meno della riforma elettorale. Ma nessuno sa quanto tempo la Corte Costituzionale impiegherà a decidere. Come si vede, si va avanti a forza di ipotesi. E di imprevisti possibili: uno su tutti? Che Conte alla fine si sfili dalla gara con Schlein.

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