Ventitreenne aggredita in casa a Ponteranica, il padre: «Mi ha telefonato terrorizzata» - Il video

LA TENTATA VIOLENZA. L’uomo ha cercato di violentarla. Il padre: agghiacciante. Le urla hanno attirato i compaesani: impensabile voltarsi dall’altra parte.

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Ponteranica

«Avevo appena finito di lavorare a Bergamo, quando ho ricevuto la chiamata di mia figlia. Era disperata, gridava, diceva che c’era qualcuno in casa e mi chiedeva di venire subito. Mi sono precipitato a Ponteranica in tempo record. E lì ho scoperto l ’agghiacciante aggressione che aveva appena subito, da uno sconosciuto che ha cercato di violentarla nel nostro giardino ».

Il racconto del papà

Fabrizio Cornaro è il papà della ragazza di 23 anni che giovedì pomeriggio, intorno alle 18, è stata aggredita all’interno della propria abitazione, in via Valbona, da un richiedente asilo di origine nordafricana che, dopo essersi aggirato sospettosamente nella zona, ha fatto irruzione dopo aver superato la recinzione e forzato l’ingresso. Provvidenziale, nel salvare la ragazza, è stato l’intervento di un gruppo di vicini, che, sentite le urla della giovane, sono intervenuti prontamente, bloccando il malintenzionato, fino all’arrivo di Polizia di Stato e carabinieri della compagnia di Zogno.

Tentata violenza a Ponteranica, parla il papà della ragazza

L’uomo è stato fermato

L’uomo, 30 anni circa, è stato fermato per l’aggressione e la tentata violenza sessuale ed è poi stato portato nella caserma di Zogno. Non sono ancora chiari i contorni che l’hanno portato a colpire proprio in quell’abitazione. Gli accertamenti dei militari proseguono anche in tal senso. A tarda sera non risultava arrestato, ma, stando a quanto è stato possibile apprendere, era in uno stato di forte agitazione, anche in caserma.

La ragazza sotto shock

La ragazza, scossa per l’accaduto, è stata trasportata in codice giallo all’ospedale «Papa Giovanni», per accertamenti: accanto a lei, in queste delicate ore, ci sono fisicamente il padre e la madre, ma, con il pensiero e l’affetto, anche tutta la comunità di Ponteranica, colpita dall’accaduto. Al momento dell’aggressione la giovane era sola in casa, come racconta il padre: «Era appena tornata dal lavoro, si stava rilassando ed era pronta a fare la doccia quando l’uomo ha fatto irruzione, sembra con l’intento di rubare, rompendo una porta a vetri, e, salito al primo piano, ha visto mia figlia, l’ha presa e trascinata fuori, prima di spogliarla e saltarle addosso, per cercare di violentarla. Quando sono arrivato era in giardino scossa, l’ho abbracciata forte».

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L’uomo dalle testimonianze stava dando in escandescenza

Stando a quanto è stato possibile apprendere, l’uomo non è conosciuto a Ponteranica ma alle 17 era in strada, in via Valbona. «Sembrava confuso, continuava a pronunciare parole incomprensibili in arabo - racconta una vicina - . Poco dopo ha cominciato a suonare i campanelli delle abitazioni vicine e così qualcuno ha chiamato i carabinieri. Una pattuglia è arrivata in pochi minuti, ma non l’ha trovato. Probabilmente si era nascosto, rimanendo nelle vicinanze».

Il blitz nella casa della giovane

A quel punto l’uomo si sarebbe introdotto nella casa della 23enne, che, non appena è stata aggredita, ha cominciato ad urlare. Il primo a intervenire è stato un vicino di 23 anni - coetaneo della vittima - che ha scavalcato il muretto attirato dalle urla. « Mi sono preoccupato perché sul tavolo del giardino ho visto un taglierino e avevo paura che lui lo prendesse - racconta -. Quell’uomo era una furia, sono intervenute con me altre persone, insieme ce l’abbiamo fatta a fatica, mentre lui urlava in arabo parole incomprensibili, alternate da un riconoscibile e costante Allah Akbar, e si divincolava con forza. È stata una colluttazione violenta». Un altro uomo intervenuto racconta che «l’ho distratto spruzzandolo con la canna dell’acqua e a quel punto gli altri sono balzati addosso poi sono andato in aiuto anch’io e l’abbiamo immobilizzato». In supporto anche una vicina che l’ha colpito più volte con una scopa. «Era il minimo intervenire, non ci si può voltare dall’altra parte davanti a chi è nel bisogno - raccontano le persone intervenute-. Questo è senso civico. Siamo tutti con la giovane e con la sua famiglia».

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