Nuovo ordine mondiale, la visione della Cina

MONDO. Guardando alle tante guerre - non solo alle più rilevanti (Ucraina, Medio Oriente, Iran) - che caratterizzano l’attuale contesto politico globale, si pone sempre più la necessità di ricercare un grande accordo che sia di base per una moratoria a livello internazionale.

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Un utile punto di partenza potrebbe essere rappresentato dal Piano di pace in 12 punti, presentato a Mosca da Xi Jinping il 24 febbraio 2023, in occasione del primo anniversario della guerra in Ucraina. Il Piano conteneva proposte non solo relative alla soluzione di quella guerra - con l’invito a «cessare le ostilità» a «riprendere i colloqui di pace» e a «rispettare la sovranità di tutti i Paesi» - ma anche proposte riguardanti la ridefinizione dei rapporti politici ed economici sul piano internazionale. Dal Piano cinese emergeva un esplicito invito ai vari governi per un comune impegno volto ad abbandonare la mentalità della Guerra fredda; risolvere la crisi umanitaria;mantenere sicure le centrali nucleari; ridurre i rischi strategici; mantenere stabili le catene industriali e di approvvigionamento.

Il ruolo dell’Onu

In occasione dei G20 del 2024 e 2025, Xi Jinping ha ribadito questa sua visione dei rapporti internazionali dichiarandosi sostenitore del libero mercato, del multilateralismo e della valorizzazione del ruolo dell’Onu. Aspetti questi ampiamente condivisi dai Paesi europei e da molti altri ma che appaiono in evidente contrasto con il revisionismo di cui si sta facendo portatore Trump, che ritiene ammissibili interventi militari su altri Stati e che, in nome dell’«America first», prevede in campo commerciale il diffuso ricorso a dazi protettivi e a scambi bilaterali. Si sta assistendo, quindi, a un vero e proprio paradossale stravolgimento delle tradizionali posizioni in campo internazionale, con Trump che tradisce i principi liberisti di cui si sono da sempre fatti portatori gli Usa e con Xi Jinping che, da capo del più grande Paese comunista al mondo, è divenuto primo paladino di quei principi.

Si sta assistendo, quindi, a un vero e proprio paradossale stravolgimento delle tradizionali posizioni in campo internazionale, con Trump che tradisce i principi liberisti di cui si sono da sempre fatti portatori gli Usa e con Xi Jinping che, da capo del più grande Paese comunista al mondo, è divenuto primo paladino di quei principi

Particolarmente significativo è, inoltre, il ruolo strategico di guida che la Cina sta assumendo nell’ambito del Brics, costituita nel 2006 per volere di quattro nazioni - Brasile, Russia, India, Cina - ai quali si è aggiunto nel 2011 il Sud Africa. Nel 2024 sono diventati membri effettivi anche Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Unite, nel vertice di Kazan del 2025, si è deciso di aprire l’organizzazione ad un’altra lunga fila di Paesi che saranno ammessi con lo status di partner. Ad oggi il Brics rappresenta già più della metà della popolazione del pianeta (contro appena il 10% del G7) e il 40% del Pil mondiale. L’Unione europea sta seguendo con molta attenzione gli sviluppi di questo accordo dal punto di vista sia politico che commerciale. Gli Stati Uniti, invece, ritengono che gli scopi dell’alleanza siano soprattutto di natura commerciale, tenuto conto della necessità della Cina di trovare crescenti sbocchi alle proprie esportazioni, necessarie per consentirle una crescita economica a due cifre che contenga le larghe sacche di povertà diffuse in alcune sue regioni.

L’alternativa all’ordine mondiale attuale

Tuttavia, proprio a Kazan, in un momento storico di grande sconquasso delle istituzioni internazionali, nella cornice di un multilateralismo in crisi e di instabilità internazionale, Xi Jinping ha rilanciato l’esigenza di un’alternativa all’ordine mondiale vigente. Gli obiettivi indicati sono stati principalmente due: la riaffermazione del multilateralismo e il contrasto al dominio del dollaro attraverso una graduale «dedollarizzazione». Quest’ultima è già in parte avviata con un crescente utilizzo negli scambi tra i Paesi aderenti al Brics del renminbi, la moneta che ha corso legale nella Repubblica Popolare Cinese.

Si può ormai sostenere che Xi Jinping si candidi a essere uno dei principali punti di riferimento nella ridefinizione degli equilibri politici internazionali. All’Europa spetta il compito di leggere questo nuovo scenario con lucidità, liberandosi da pregiudizi e schemi del passato.

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