Barnes, una vita impastata di reale e immaginario

Inevitabilmente l’autobiografia di uno scrittore non si può comporre che di frammenti, scaglie di vita che s’intrecciano e s’impastano di reale e di immaginario, di passato e di un ipotetico futuro che tarda però - con l’avanzare dell’età - ad apparire sempre più credibile. Come più volte dichiarato, l’ultimo romanzo di Julian Barnes, Partenze (Einaudi nella sempre puntuale traduzione di Susanna Basso, a cui molti dei più grandi scrittori contemporanei devono il loro successo in Italia) sarà l’ultimo libro dell’autore inglese.

Un testo multiforme, fatto al tempo stesso di racconti sotto forma di capitoli, ma dalla compattezza straordinaria. È come se «Partenze» fosse al tempo stesso inizio e fine, apertura e conclusione. Due movimenti opposti eppure coerenti l’uno con l’altro ed entrambi affrontati con la consapevolezza propria di uno dei più importanti scrittori della nostra epoca. La storia si esemplifica, va da sé, in una storia d’amore, anzi di due storie d’amore: quella fra il giovane Stephen e la giovane Jean e quella fra il vecchio Stephen e la vecchia Jean.

Nel mezzo i lettori incrociano le avventure di Julian, un anziano scrittore alle prese con sempre più evidenti problemi di memoria che attorcigliano e confondono la sua percezione del mondo. Confuso tra ciò che è passato e ciò che è attuale, tra quello che ormai è divenuto memoria e quello che spera ancora possa succedere Julian vive in sottile equilibrio la propria vita come in attesa dell’ultimo necessario movimento. «Partenze» ha così anche la forma di un saggio di scrittura. Il racconto di un terzo tempo, quello finale della vita, in cui tutto può succedere e in maniera sempre più imprevista, perché agli occhi del protagonista anche ciò che è passato e accaduto definitivamente può ora più chiaramente cambiare e mutare di forma. Passato e futuro si alternano così sulla bilancia di una scrittura capace di restituire forma e senso a tutto quello che apparve un tempo anche insensato e ingiustificato.

I fatti sembrano non tanto aggiustarsi e non è quella la pretesa, ma acquisire all’interno di uno spazio rinnovato una forma giusta e soprattutto una dimensione più esatta. Julian Barnes guida i propri lettori all’interno di un mondo in cui realtà e immaginazione si confondono, ma soprattutto vivono inevitabilmente la medesima vita, influenzandosi reciprocamente. Tra i vari personaggi spicca infine Jimmy, un cane che compie con estrema linearità e spontanea saggezza la propria esistenza, mostrando il senso di un’ultima partenza.

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