La forza e il coraggio di ricominciare dopo le ferite
TENDENZE. Si ricomincia sempre da una ferita, come una crepa che, come avviene nell’arte giapponese del kintsugi, si può saldare con l’oro.
Lettura 1 min.Tara Menon lo racconta con profondità e sensibilità nel romanzo «Vita sommersa» (Feltrinelli) seguendo la storia di Marissa, cresciuta su un’isola accanto al padre biologo. La giovane perde Arielle, l’amica del cuore, in modo traumatico: viene travolta da uno tsunami proprio davanti ai suoi occhi. Otto anni dopo, a New York, mentre un uragano si abbatte sulla città, il passato risale come l’alta marea.
È in un poema di Tennyson, dedicato a un amico perduto, che Marissa trova un varco: «Perdona il mio dolore per chi non c’è più, / la tua creatura, che trovai così bella». Solo attraversando di nuovo il lutto, e non fuggendolo, riesce a ricominciare a vivere. Nico, protagonista de «L’equilibrio di una cosa che cade» (Garzanti) di Silvia Celati, romanzo delicato sulle fragilità dell’adolescenza, trova invece la forza di superare la sofferenza in un incontro. L’arrivo in famiglia di Damiano, ragazzo ferito quanto lei, apre una crepa nella sua corazza, e l’aiuta a capire che per guarire bisogna avere il coraggio di rischiare.
La stessa fatica di affrontare il dolore attraversa infine «Il cielo se ne frega» (Sonzogno), intimo e poetico romanzo di Adessoscrivo, pseudonimo di Salvatore Ferrante. Narra la storia di Michelangelo, psicologo capace di curare le ferite di tutti tranne le proprie: da quando la sua compagna lo ha lasciato, ogni giornata è un’immersione in apnea nel dolore altrui. Attraverso alcuni incontri speciali, come quello con Valentina - malata, e per questo affamata di ogni istante che le resta - scopre che non si può ricominciare finché non si impara, prima, a perdonarsi.
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