La luce della poesia conforto in quest’epoca fragile
TENDENZE. Un libro che dà dimora alle ferite contemporanee e lascia che vivere e morire, dire e tacere, diventino un movimento fluido e luminoso.
Lettura 1 min.«Eppure anche questa è voce/ il silenzio che separa le parole/ e le lancia/ il silenzio che le ripone adagio». Ci sono sogni, spazi infiniti, paesaggi sospesi nella raccolta «Essere Nuvola» (Einaudi) di Chandra Livia Candiani, dove la parola nasce fragile, si perde, ritorna, come una creatura viva che si ammala, si nasconde, fugge, cerca uno spazio capace di accoglierla senza dominarla. È nel sogno, luogo di metamorfosi e rivelazione, che la poesia ospita ciò che è vulnerabile: l’io si fa cervo, pesce, lepre, faggio, fino a dissolversi in nuvola, figura di transito e smemoratezza sapiente.
Un libro che dà dimora alle ferite contemporanee e lascia che vivere e morire, dire e tacere, diventino un movimento fluido e luminoso. Alla stessa urgenza di relazione autentica e profonda risponde Beatrice Zerbini in «Malinconie travestite da allegrie» (Bompiani), dove la poesia diventa lente per guardare il mondo, con un pizzico d’amore, e tiene una luce accesa perché anche un passante sconosciuto, nel buio, si senta meno solo. Versi che non temono gli spazi urbani e ordinari e vi cercano un filo che porti «nel mezzo di una verità».
Una goccia (mi basta) di gratuito amore», scrive Zerbini: un’umiltà che si fa coraggio, capace di sciogliere l’io nel tu. Parla d’amore, infine, Franco Arminio ne «L’incredibile non si può dire a tutti» (Rizzoli), che segna il suo ritorno alla poesia dopo una lunga pausa. Un viaggio fra luoghi, sguardi, emozioni: «Che sia ogni amore una preghiera,/ perché sappiamo/ che ogni cosa è appesa al nulla/e c’è solo da ringraziare». Versi esatti e visionari che colgono la dimensione religiosa dell’amore, perché in quest’epoca fragile la poesia può dargli buona compagnia.
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