Le perle preziose dei ricordi sussurrati
nelle case di riposo

LETTURE. Il libro di Liliana Barilà Russo, volontaria di lungo corso in ospedale e Rsa, è un inno al rispetto e all’umanità.

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«Ma il ricordo è di oggi o del passato?». Si apre con questa domanda, tanto semplice quanto destabilizzante, il libro di Liliana Barilà Russo. Intitolato «Sussurri e rimembranze in una RSA» (Albatros Il Filo), accompagna il lettore in un viaggio intimo e delicato nelle case di riposo, luoghi dove il tempo sembra sospeso tra ciò che è stato e ciò che ancora si percepisce come presente.

Il volume nasce dall’esperienza diretta dell’autrice, insegnante e volontaria all’Ospedale «Papa Giovanni XXIII» e alla Casa di Riposo «Serena»

Il volume nasce dall’esperienza diretta dell’autrice, insegnante e volontaria all’Ospedale «Papa Giovanni XXIII» e alla Casa di Riposo «Serena». Da anni Barilà Russo ha scelto di fare dell’ascolto, in particolare delle persone anziane, una vera e propria missione. «Il volontariato è come un cammino. “Solvitur deambulando”, scrive Sant’Agostino. Io ho tratto coraggio da questo motto: significa che bisogna sempre continuare a camminare, prendendo coscienza che le cose che accadono, piano piano, si stemperano nel ricordo», afferma nelle sue pagine. Dove pure confida: «Mi confronto con gli anziani e in loro vedo anche me stessa. Bisogna abituarsi all’idea!». E ancora, rievoca i primi anni di volontariato vissuti in Lombardia, mentre la famiglia era lontana, in Sicilia: «Fare volontariato con i vecchi divenne un modo per scusarmi con loro per la mia assenza...». Nata a Melzo da genitori siciliani e cresciuta a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina, Barilà Russo si è trasferita a Bergamo nel 1967 per insegnare lettere e inglese. Oggi vive a Brembate di Sopra, è stata corrispondente per giornali e quotidiani, ha pubblicato altri libri e ha conseguito il diploma in Scienze Religiose presso il Seminario Arcivescovile. Oltre alla sua testimonianza, il volume lascia spazio alle voci degli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali, che spesso trascorrono l’ultimo tratto del loro cammino fra i ricordi di mondi ormai scomparsi.

Durante i vari intrattenimenti organizzati dall’autrice, a cominciare dai laboratori artistici e letterari, ciascuno è invitato ad aprire il proprio baule delle rimembranze e a scovare «le perle preziose giacenti nel fondo delle memorie, che aspettavano solo di essere ripescate e liberate dalle scorie del tempo». Il libro si configura così come un inno al rispetto e all’umanità nel rapporto con chi è sazio di giorni e vive in una RSA. Arricchito da foto tratte dall’album di famiglia, poesie, una riproduzione di un’opera d’arte o un acquarello originale dell’autrice, il volume include pure lettere con destinatari diversi: Dio, i figli, il futuro, i genitori, le istituzioni, gli insegnanti, il marito. Una prova narrativa che è specchio di una testimonianza autentica, che invita a riflettere sul valore dei legami e sul ruolo fondamentale del volontariato.

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