Nella geografia letteraria convivono sogni e incubi

Come un rabdomante Michele Mari scova spazi letterari all’interno di misure inedite e sorprendenti. Sarebbe limitato definire «Le maestose rovine di Sferopoli» come una semplice raccolta di racconti e sarebbe anche sbagliato.

Nella geografia letteraria convivono sogni e incubi

Il volume di Mari, come già nei precedenti, non si limita ad uno spazio, ma sceglie di forzarlo in continuazione mettendo a prova la forza contenitiva come esplosiva della materia letteraria. I pezzi che compongono il libro assumono così infinite sfaccettature e altrettante possibilità di lettura. Ogni racconto diventa un saggio, un’analisi, un racconto del racconto, ma anche il suo esaurirsi e destrutturarsi. Tuttavia non bisogna immaginare che Mari compia leziosi esercizi di stile, tutt’altro perché l’autore qui è centrale nella ricerca di quella che può essere definita «l’avventura» con tutti gli accadimenti possibili. Le avventure letterarie diventano così elenchi che si trasformano in incubi, invenzioni e giochi letterari.

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