S. e l’ossessione amorosa per sfuggire al cinismo

LA RECENSIONE. «Non scrivere di me» (Einaudi, pp. 150, euro 18), è uno sguardo ironico, dissacrante, un po’ caustico, un po’ cinico/incinichito, su sé stessa e sugli altri, sui propri ed altrui atteggiamenti e comportamenti.

«Non siamo tutti ridicoli in quello che facciamo?». Quello di S., 35 anni, cameriera in un bar, aspirante scrittrice, eterna laureanda senza laurea, protagonista dell’ultimo romanzo di Veronica Raimo, «Non scrivere di me» (Einaudi, pp. 150, euro 18), è uno sguardo ironico, dissacrante, un po’ caustico, un po’ cinico/incinichito, su sé stessa e sugli altri, sui propri ed altrui atteggiamenti e comportamenti.

Uno sguardo un po’ corrosivo, in quanto capace di erodere la superficie difensiva, istrionica, (auto)consolatoria, autopromozionale, autoillusoria, farlocca, che imbelletta, perlopiù, gesti, atteggiamenti, comportamenti di tutti. Questo rende la lettura del romanzo un continuo baluginìo di intelligenza critica, coniugata a brillanti doti di lapidarietà sarcastica, asciuttezza definitoria, condensazione di tanto in poco, in cui voce narrante (S.) e voce della scrittrice sono complici, se non tutt’uno.

S. è consapevolmente affetta da una «patologia della consapevolezza», una forma di ipercriticismo implacabile, sempre desto e mai domo. A compensare, forse, questa attitudine-abitudine a smontare, smascherare, scoprire il piccolo, il meschino, il fasullo, il brutto, l’impoetico, nella vita propria ed altrui, S. genera e coltiva anche l’antipodo esatto: un amore che è soprattutto illusione, ossessione, autoproduzione. Dennis May, attore e regista americano conosciuto all’anteprima romana del suo primo film, «Lark», diviene oggetto, da subito, di una forma di bovarismo nostrano e aggiornato, di una dedizione e devozione che non si arrendono, non si lasciano disilludere da nulla.

Da quando ha visto per la prima volta Dennis «apparire sullo schermo» in un’arena estiva, novella Frédéric Moreau dell’immensa «Éducation sentimentale» («ce fut comme une apparition»), S. è entrata nel regno della devozione. Da quel momento, una parte di lei resta in quella zona «altra», franca, che la preserva dalla destituzione di senso, valore, capacità di illudersi cui il suo occhio sottopone tutto, in primo luogo se stessa. E ci resta nonostante le mal comprensibili intermittenze, sparizioni, latitanze di lui. S. ha incontrato Dennis, in tutto, quattordici volte. Ma le ossessioni «si alimentano nel vuoto e mi era stato concesso tutto il vuoto di cui avevo bisogno».

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