Le lacrime di Kimi e quelle di chi se l’è fatto soffiare

MONDO. È nata una stella nel firmamento della Formula 1. Niente di sconvolgente, parliamo della disciplina che probabilmente più di ogni altra, di anno in anno, abbassa drasticamente l’età media dei propri protagonisti, costantemente a caccia di volti e personaggi nuovi da proporre a sponsor e pubblico.

Però questa volta è diverso, perché l’astro nascente è italiano, e non succedeva da vent’anni esatti che un nostro connazionale salisse sul gradino più alto del podio. Quel giorno – 19 marzo 2006, Giancarlo Fisichella su Renault nel Gp della Malesia a Sepang Andrea Kimi Antonelli non era ancora nato. Avrebbe visto la luce circa 5 mesi dopo a Bologna, cuore della Motor valley dove fioriscono le eccellenze dell’industria motoristica italiana: Ferrari, Maserati, Lamborghini, Pagani, Dallara, Ducati. Dove il rombo dei motori è musica celestiale e l’odore di benzina è delicata fragranza. «Terra di sognatori» canta Lucio Dalla in «Ayrton», il brano dedicato a Senna. Morto nel 1994 a Imola, uno dei quattro autodromi dell’Emilia Romagna, giusto per chiudere il cerchio. Antonelli ha fatto del brasiliano il suo idolo, anche se prima si era visto affibbiare da un amico di famiglia, evidentemente influente, quel secondo nome, Kimi, con il quale è conosciuto nel mondo delle corse fin dai tempi dei go-kart. Quando la Mercedes lo mise sotto contratto a soli 12 anni.

Il ragazzo della porta accanto

E la Ferrari? Non pervenuta, l’unico legame è appunto quel nome, Kimi, tributo all’ultimo pilota capace di portare il mondiale a Maranello: il finlandese Raikkonen nel 2007. Un italiano, addirittura, il titolo iridato non lo vince dal 1953 (Alberto Ascari sulla Rossa). Antonelli ieri a Shanghai ha riacceso le speranze dei sempre numerosi appassionati del Belpaese, ormai da anni transfughi verso il motomondiale sulle tracce di Valentino Rossi prima e della Ducati poi. «L’avevo promesso all’Italia» ha detto Antonelli, che è rimasto (davvero) il classico ragazzo della porta accanto e appena tornerà a casa festeggerà con le tagliatelle della mamma. Sul podio piangeva. Forse non era il solo, se a Maranello qualcuno si è reso conto che Bologna è lì, a 40 chilometri.

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