(Foto di Photo Bambino Gesù)
L’INAUGURAZIONE. Il Cardinale Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin ha inaugurato la nuova Nefrologia pediatrica dell’ospedale della Santa Sede.
Città del Vaticano
A quota 600 si cambia. Il «Bambino Gesù», l’ospedale pediatrico della Santa Sede, ha un nuovo reparto di nefrologia pediatrica, inaugurato nei giorni scorso dal Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, grazie ad un importante investimento di «Intesa Sanpaolo», che ha sostenuto la ristrutturazione degli ambienti dedicati alla dialisi e alla cura dei piccoli pazienti che soffrono di patologie renali.
È il nuovo traguardo di eccellenza dell’«Ospedale del Papa», primo Centro pediatrico in Italia per numero di bambini inseriti in lista di trapianto renale e per numero di trapianti eseguiti ogni anno. Ma ora dopo 600 trapianti (anzi 607) dall’apertura del Centro nel 1993 e dopo 30 anni passati da 1996, quando in Italia venne avviato il programma nazionale dedicato ai trapianti pediatrici con un’unica lista d’attesa per tutto il territorio nazionale, al «Bambino Gesù» hanno deciso di rinnovare daccapo il reparto diretto dal professor Francesco Emma e dalla dottoressa Isabella Guzzo, responsabile della dialisi pediatrica e della clinica del trapianto di rene. Ci sono nuove apparecchiature, nuove postazioni per il trattamento salvavita con l’emodialisi e una stanza a pressione controllata, positiva e negativa, con ulteriori due nuove postazioni, dove i pazienti sono isolati per evitare da un lato infezioni e dall’altro che agenti patogeni possano contaminare gli ambienti esterni.
Il reparto è stato progettato e realizzato con tecnologie d’avanguardia per favorire l’efficienza operativa e per garantire un confort maggiore ai bambini durante i lunghi trattamenti di dialisi che possono durare anche quattro ore diverse volte alla settimana nei casi più complessi. Ci sarà un infermiere ogni due piccoli pazienti e insegnanti della «scuola in ospedale», struttura consolidata al «Bambino Gesù», che seguiranno i ragazzi permettendo loro di non interrompere, neanche per i compiti a casa, il percorso scolastico. E poi monitor e computer di ultima generazione per la gestione in tempo reale delle schede cliniche e dei trattamenti di dialisi.
Spiega il professor Francesco Emma: «C’è un significativo processo di crescita, sia in termini di volume di assistenza sia di standard qualitativi, che il nuovo reparto intende ancor più implementare». L’obiettivo è di dare una risposta concreta, aggiunge la dottoressa Isabella Guzzo, «ad una condizione clinica ancora spesso poco conosciuta, l’insufficienza renale cronica, patologia progressiva che nelle fasi iniziali può non dare sintomi evidenti, ma anche può evolvere drammaticamente verso la dialisi in attesa del trapianto».
I numeri del «Bambino Gesù» sono importanti con oltre 30 trapianti l’anno di cui il 30 per cento da donatore vivente, oltre 400 pazienti seguiti dopo il trapianto con tassi di sopravvivenza che sfiorano il 100 per cento, tra i più alti in Europa, come ha sottolineato in occasione dell’inaugurazione del nuovoreparto il professor Tiziano Onesti, presidente del «Bambino Gesù». La collaborazione con «Intesa Sanpaolo» è strategica e Paolo Bonassi, capo dell’ufficio che si occupa dell’impatto sociale degli investimenti della banca ne ha sottolineato il valore: «Siamo orgogliosi ad essere al fianco dell’ospedale del Papa. La nostra è una scelta che crea valore sociale duraturo e che comporta una grande responsabilità, cioè mettere la nostra solidità al servizio del Paese per aiutare a migliorare il benessere delle persone e la coesione sociale».
L’inaugurazione è stata tuttavia anche l’occasione per fare il punto sulla cultura del dono relativa ai trapianti. Il Bambino Gesù è uno dei Centri europei autorizzati ad eseguire tutti i tipi di trapianto d’organo, cellule e tessuti in età pediatrica. Nel 2023 l’ospedale ha raggiunto il picco dei trapianti di fegato e rene con un aumento del 50 per cento rispetto all’anno precedente e con un’organizzazione che prevede il coinvolgimento di oltre 100 figure professionali, compresi assistenti sociali e autisti per il trasporto degli organi fino all’Aeronautica militare per quelli d’urgenza. Ma senza una forte cultura del dono nulla sarebbe possibile.
Il Card. Parolin ha colto l’occasione per sottolinearlo: «Il dono è un linguaggio silenzioso, ma potentissimo con cui donne e uomini esprimono il meglio si sé e quella della donazione di organi ne è il sugello, atto compiuto da un genitore che nella sofferenza immensa genera vita, speranza e futuro, superando la disperazione e offrendo ad un altro bambino la possibile di diventare adulto». Poi ha rafforzato le sue parole con una frase perfetta che ne rafforza il senso: «Nel corpo donato batte un amore che non si arrende alla morte». Oggi, ha aggiunto il Segretario di Stato vaticano, la cultura del dono è decisiva, poiché «tutto si misura in termini di profitto, di rendimento e di utilità». Invece la qualità di una civiltà «si misura nella capacità di prendersi cura dei più deboli, riconoscendo che anche noi abbiano ricevuto tutto in dono».
© RIPRODUZIONE RISERVATA