L’Adhd e lo sport, un tema centrale tutto da declinare

L’ANALISI. Lo sport può essere un supporto molto valido per gestire l’attività dei ragazzi con Adhd (Attention deficit and hyperactivity disorder, ovvero Disturbo da deficit di attenzione e iperattività), uno dei più frequenti disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva, ma poco conosciuto e spesso inadeguatamente trattato.

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«L’attività fisica fa bene a prescindere, sia quella organizzata, sia quella libera. Riattiva i circuiti funzionali che servono a provare piacere, soddisfazione per un’attività, integrazione a terapia riabilitativa». Carolina Berticelli, psicologa e psicoterapeuta dell’Asst Bergamo Est, ne è certa: lo sport può essere un supporto molto valido pe gestire l’attività dei ragazzi con Adhd (Attention deficit and hyperactivity disorder, ovvero Disturbo da deficit di attenzione e iperattività), uno dei più frequenti disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva, ma poco conosciuto e spesso inadeguatamente trattato.

Il tema «Adhd e Sport» è stato affrontato di recente in un convegno promosso dall’Aifa Lombardia Aps (Associazione italiana famiglie Adhd) all’Auditorium Antonio Gramsci alla Malpensata di Bergamo, con il patrocinio del Comune di Bergamo e la collaborazione dell’Assessorato allo sport, per approfondire come il disturbo Adhd si manifesta negli ambienti sportivi e come allenatori, istruttori e insegnanti di educazione fisica (destinatari principali dell’incontro) possono valorizzare le potenzialità dei ragazzi affetti da questa patologia. «Il tema è centrale – ha sottolineato Marcella Messina, assessora alle Politiche sociali e allo Sport del Comune di Bergamo – e sul piano sociale è stato affrontato in diverse occasioni. Ma mi preme sottolineare che in qualità di Assessora allo Sport ora la questione è molto più sfidante per le progettualità che implica, a cominciare dai numerosi volontari che desiderano essere formati e acquisire maggiori competenze. Se da un punto di vista il percorso sociale è già avviato, quello sportivo deve essere sviluppato per aiutare i ragazzi Adhd in età evolutiva a non abbandonare l’attività sportiva. Vanno accompagnati, così come la comunità che se ne occupa deve essere sostenuta ed alimentata».

L’Associazione delle famiglie è impegnata nella divulgazione e conoscenza del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, e dei suoi impatti negli ambiti della scuola, della vita sociale, del lavoro e per fornire indicazioni alle famiglie su come sostenere i ragazzi affetti da questa patologia neurologica. E in quest’ottica lo sport è fondamentale per come affrontare la vita e per la vita stessa.

«Il disturbo da deficit attentivo e iperattività è caratterizzato da livelli che interferiscono con il funzionamento o lo sviluppo cognitivo. I disturbi hanno una base neurologica – ha precisato Monia Tarzia, tecnico della Riabilitazione psichiatrica Asst Bergamo Est -, sono già presenti nei primi anni di vita e non sono collegati a mancanza di educazione o disciplina. Sono 7 le disfunzioni del neurosviluppo: le disabilità intellettive, i disturbi della comunicazione, dello spettro dell’autismo, del deficit da attenzione/iperattività, da tic, del movimento e specifici dell’apprendimento. Le caratteristiche principali sono la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività, con diversi gradi di gravità che dipendono da come questi deficit impattano».

«La diagnosi viene posta durante i primi anni della scuola primaria – ha aggiunto Berticelli – con criteri che comprendono sintomi e segni di disattenzione e di iperattività, esaminati nell’arco di 6 mesi e devono essere molto più evidenti rispetto a quanto atteso per un bambino di pari sviluppo. Può essere formulata da neuropsichiatri infantili, psicologi o medici con competenze specifiche nella diagnosi e nella terapia dell’Adhd». Oltre a terapie riabilitative e l’uso di farmaci specifici, l’attività sportiva assume una notevole importanza, perché attraverso le strategie pratiche, per educare con e allo sport, è possibile trasmettere linee di disciplina, come ha rilevato Eleonora Tischer, psicoterapeuta e neuropsicologa.

«Il disturbo da deficit attentivo e iperattività è caratterizzato da livelli che interferiscono con il funzionamento o lo sviluppo cognitivo. I disturbi hanno una base neurologica sono già presenti nei primi anni di vita e non sono collegati a mancanza di educazione o disciplina»

Se in ambito scolastico le strategie adottate sono finalizzate a mantenere l’attenzione e l’attività dell’alunno con Adhd entro limiti accettabili, nel contesto sportivo le azioni intraprese possono essere utili a fornire un aiuto importante nell’incanalamento positivo delle energie in esubero, nel raggiungere un accettabile livello di socializzazione, nel perseguire un miglioramento delle capacità di gestire relazioni positive con i compagni di squadra e con gli allenatori e nel miglioramento dell’autocontrollo. E Gabriele Tordella, studente e campione di sci, ha portato la spropria testimonianza di «come lo sci mi ha dato la possibilità di riscattarmi nonostante le mie difficoltà causate dall’Adhd».

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