(Foto di Iannotta)
L’ANALISI. Lo sport può essere un supporto molto valido per gestire l’attività dei ragazzi con Adhd (Attention deficit and hyperactivity disorder, ovvero Disturbo da deficit di attenzione e iperattività), uno dei più frequenti disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva, ma poco conosciuto e spesso inadeguatamente trattato.
Lettura 2 min.«L’attività fisica fa bene a prescindere, sia quella organizzata, sia quella libera. Riattiva i circuiti funzionali che servono a provare piacere, soddisfazione per un’attività, integrazione a terapia riabilitativa». Carolina Berticelli, psicologa e psicoterapeuta dell’Asst Bergamo Est, ne è certa: lo sport può essere un supporto molto valido pe gestire l’attività dei ragazzi con Adhd (Attention deficit and hyperactivity disorder, ovvero Disturbo da deficit di attenzione e iperattività), uno dei più frequenti disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva, ma poco conosciuto e spesso inadeguatamente trattato.
Il tema «Adhd e Sport» è stato affrontato di recente in un convegno promosso dall’Aifa Lombardia Aps (Associazione italiana famiglie Adhd) all’Auditorium Antonio Gramsci alla Malpensata di Bergamo, con il patrocinio del Comune di Bergamo e la collaborazione dell’Assessorato allo sport, per approfondire come il disturbo Adhd si manifesta negli ambienti sportivi e come allenatori, istruttori e insegnanti di educazione fisica (destinatari principali dell’incontro) possono valorizzare le potenzialità dei ragazzi affetti da questa patologia. «Il tema è centrale – ha sottolineato Marcella Messina, assessora alle Politiche sociali e allo Sport del Comune di Bergamo – e sul piano sociale è stato affrontato in diverse occasioni. Ma mi preme sottolineare che in qualità di Assessora allo Sport ora la questione è molto più sfidante per le progettualità che implica, a cominciare dai numerosi volontari che desiderano essere formati e acquisire maggiori competenze. Se da un punto di vista il percorso sociale è già avviato, quello sportivo deve essere sviluppato per aiutare i ragazzi Adhd in età evolutiva a non abbandonare l’attività sportiva. Vanno accompagnati, così come la comunità che se ne occupa deve essere sostenuta ed alimentata».
L’Associazione delle famiglie è impegnata nella divulgazione e conoscenza del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, e dei suoi impatti negli ambiti della scuola, della vita sociale, del lavoro e per fornire indicazioni alle famiglie su come sostenere i ragazzi affetti da questa patologia neurologica. E in quest’ottica lo sport è fondamentale per come affrontare la vita e per la vita stessa.
«Il disturbo da deficit attentivo e iperattività è caratterizzato da livelli che interferiscono con il funzionamento o lo sviluppo cognitivo. I disturbi hanno una base neurologica – ha precisato Monia Tarzia, tecnico della Riabilitazione psichiatrica Asst Bergamo Est -, sono già presenti nei primi anni di vita e non sono collegati a mancanza di educazione o disciplina. Sono 7 le disfunzioni del neurosviluppo: le disabilità intellettive, i disturbi della comunicazione, dello spettro dell’autismo, del deficit da attenzione/iperattività, da tic, del movimento e specifici dell’apprendimento. Le caratteristiche principali sono la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività, con diversi gradi di gravità che dipendono da come questi deficit impattano».
«La diagnosi viene posta durante i primi anni della scuola primaria – ha aggiunto Berticelli – con criteri che comprendono sintomi e segni di disattenzione e di iperattività, esaminati nell’arco di 6 mesi e devono essere molto più evidenti rispetto a quanto atteso per un bambino di pari sviluppo. Può essere formulata da neuropsichiatri infantili, psicologi o medici con competenze specifiche nella diagnosi e nella terapia dell’Adhd». Oltre a terapie riabilitative e l’uso di farmaci specifici, l’attività sportiva assume una notevole importanza, perché attraverso le strategie pratiche, per educare con e allo sport, è possibile trasmettere linee di disciplina, come ha rilevato Eleonora Tischer, psicoterapeuta e neuropsicologa.
«Il disturbo da deficit attentivo e iperattività è caratterizzato da livelli che interferiscono con il funzionamento o lo sviluppo cognitivo. I disturbi hanno una base neurologica sono già presenti nei primi anni di vita e non sono collegati a mancanza di educazione o disciplina»
Se in ambito scolastico le strategie adottate sono finalizzate a mantenere l’attenzione e l’attività dell’alunno con Adhd entro limiti accettabili, nel contesto sportivo le azioni intraprese possono essere utili a fornire un aiuto importante nell’incanalamento positivo delle energie in esubero, nel raggiungere un accettabile livello di socializzazione, nel perseguire un miglioramento delle capacità di gestire relazioni positive con i compagni di squadra e con gli allenatori e nel miglioramento dell’autocontrollo. E Gabriele Tordella, studente e campione di sci, ha portato la spropria testimonianza di «come lo sci mi ha dato la possibilità di riscattarmi nonostante le mie difficoltà causate dall’Adhd».
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