Obesità, nuove cure ma è necessario monitorarle a lungo
IL CONVEGNO. Nuove frontiere e nuovi farmaci sono al centro di «Malattie cardiovascolari e metaboliche: nuovi trattamenti e prospettive future», incontro ospitato alla Casa di cura Palazzolo.
Un’«epidemia silenziosa». Obesità, diabete e malattie vascolari descrivono uno scenario sempre più complesso e diffuso: «In Italia si contano quasi 4 milioni di persone con diagnosi di diabete, a cui si aggiunge un milione di casi sommersi. Tutto questo incide sulla morbilità e la mortalità da malattie cardiovascolari con eventi in gran parte evitabili – osserva Roberto Caccia, ematologo della Casa di cura Palazzolo -: ora l’obiettivo di prevenire anziché curare è alla nostra portata. Intercettare e trattare precocemente questi soggetti è di fondamentale importanza per ridurre i costi sociali e sanitari».
Sono i temi messi al centro del congresso intersocietario «Malattie cardiovascolari e metaboliche: nuovi trattamenti e prospettive future», ospitato alla Casa di cura Palazzolo e promosso da Simv (Società italiana di medicina vascolare), Sidv (Società italiana di diagnostica vascolare), Sim (Società italiana di microcircolazione) e Fcsa (Federazione centri per la diagnosi della trombosi e la sorveglianza delle terapie antitrombotiche), con il patrocinio dell’Ordine dei medici di Bergamo.
Dal punto di vista farmacologico sono stati fatti molti passi avanti: «Una nuova classe di farmaci che bloccano il co-trasportatore secondo del glucosio a livello renale, chiamati Sglt-2 inibitori – spiega Caccia, tra i responsabili scientifici del convegno -, agiscono aiutando i reni a eliminare lo zucchero in eccesso dall’organismo: questi farmaci forniscono una significativa protezione cardiovascolare e renale, fondamentale nel controllo delle malattie cardiache. Un’altra classe di farmaci rivoluzionari interviene sull’Glp-1, un ormone prodotto dall’intestino che favorisce il rilascio di insulina e inibisce la secrezione di glucagone da parte del pancreas: rallenta lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà, in risposta all’assunzione di cibo, e riduce l’appetito agendo direttamente sui centri di regolazione della fame presenti nel sistema nervoso. Un terzo gruppo di farmaci opera stimolando il Gip, che rappresenta un secondo ormone con proprietà fisiologiche distinte ma complementari all’insulina: studi recenti indicano che può migliorare la funzione endoteliale e ridurre lo sviluppo di placca aterosclerotica, con un potenziale ruolo nella protezione cardiovascolare».
L’interesse della medicina vascolare si è focalizzato anche sull’ultima generazione di farmaci anti-obesità: «I due più popolari sono la semaglutide e la tirzepatide – ricorda Caccia -, molecole che hanno dimostrato notevoli benefici sull’apparato cardiovascolare, che vanno oltre la gestione del solo peso corporeo. Stanno rapidamente emergendo numerosi dati sulla riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori fino al 20% nei pazienti obesi e con patologie cardiovascolari già preesistenti».
Innovazioni rapidissime, che necessitano però di un costante monitoraggio: «Anche la sicurezza è fondamentale – rimarca Caccia -. Non sappiamo ancora molto sull’uso a lungo termine di queste terapie, con la possibilità di effetti collaterali che potrebbero coinvolgere l’apparato gastroenterico, urinario, vascolare e nervoso. Da qui l’importanza di raccogliere e condividere i dati clinici».
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