La salute / Bergamo Città
Mercoledì 18 Febbraio 2026
Per il morbo di Crohn nuovi farmaci
sempre più efficaci
LE NOVITA’. Dolore addominale che non passa, stanchezza persistente, disturbi intestinali difficili da spiegare. Per migliaia di persone non si tratta di episodi isolati, ma del volto quotidiano di una malattia cronica: il morbo di Crohn.
Oggi grazie a diagnosi precoci e terapie personalizzate è possibile tenerlo sotto controllo mantenendo una buona qualità di vita. Ne parliamo con la professoressa Sara Massironi, professore associato di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, responsabile della Gastroenterologia del Policlinico San Pietro e Policlinico San Marco, dove è attivo un ambulatorio dedicato alle malattie infiammatorie croniche intestinali, di cui il morbo di Crohn fa parte.
Professoressa Massironi, che cos’è il morbo di Crohn?
«È una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può interessare qualsiasi tratto dell’apparato digerente anche se più frequentemente l’ileo e il colon. L’infiammazione è spesso discontinua, alternando fasi di remissione e di attivazione, e causa danni progressivi nel tempo. Può comparire a qualsiasi età, anche se la fascia in cui avviene la maggior parte delle diagnosi è tra i 15 e i 35 anni».
«È una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può interessare qualsiasi tratto dell’apparato digerente anche se più frequentemente l’ileo e il colon. L’infiammazione è spesso discontinua, alternando fasi di remissione e di attivazione, e causa danni progressivi nel tempo»
Quali sono le cause?
«L’ipotesi più accreditata è che derivi da una risposta anomala del sistema immunitario che attacca l’intestino. A questo meccanismo contribuiscono fattori genetici e ambientali e alterazioni del microbiota intestinale. Lo stress, pur non essendo una causa, può accentuarne i sintomi».
Quali sono i sintomi?
«Diarrea persistente, dolore addominale, perdita di peso e affaticamento. In alcuni casi febbre, anemia e riduzione dell’appetito. Può manifestarsi anche con dolori articolari, problemi cutanei o infiammazioni oculari».
Come si arriva alla diagnosi?
«L’esame cardine è la colonscopia con biopsia, fondamentale per osservare direttamente la mucosa intestinale e ottenere campioni tissutali utili alla conferma diagnostica. Negli ultimi anni, tuttavia, ha acquisito grande rilevanza l’ecografia delle anse intestinali, esame non invasivo che consente di identificare l’ispessimento della parete intestinale, stimare l’estensione dell’infiammazione, evidenziare eventuali complicanze (fistole o raccolte) e monitorare la risposta alle terapie. Grazie alla sua accessibilità e all’elevato livello di accuratezza, oggi spesso è utilizzata come prima metodica di valutazione o follow up tra un esame endoscopico e l’altro. A completare il percorso diagnostico, la risonanza magnetica enterografica (MRE) e la TAC permettono di ottenere una visione dettagliata dell’intestino e riconoscere complicanze più profonde, soprattutto nei casi complessi o in urgenza».
«L’esame cardine è la colonscopia con biopsia, fondamentale per osservare direttamente la mucosa intestinale e ottenere campioni tissutali utili alla conferma diagnostica»
Quali terapie sono disponibili oggi?
«Sebbene non esista ancora una cura definitiva, negli ultimi anni il panorama terapeutico si è arricchito di opzioni sempre più mirate ed efficaci, che permettono di controllare l’infiammazione, prevenire le riacutizzazioni e limitare la progressione della malattia. Le terapie tradizionali comprendono i cortisonici, utilizzati soprattutto nelle fasi di attivazione della malattia. Non rappresentano però una soluzione di lungo periodo, a causa dei possibili effetti collaterali e poiché non prevengono le complicanze. Per il mantenimento della remissione si utilizzano da tempo gli immunosoppressori, sebbene oggi il loro impiego tenda a essere più selettivo. Un ruolo sempre più centrale è ricoperto dalle terapie avanzate, che includono farmaci biologici e piccole molecole (small molecules) capaci di agire su specifici meccanismi dell’infiammazione. La scelta del trattamento è sempre personalizzata, in base alle caratteristiche della malattia e del paziente e alla risposta alle terapie precedenti. In presenza di complicanze può essere necessario ricorrere alla chirurgia. Anche dopo un intervento, tuttavia, la malattia può ripresentarsi, rendendo fondamentale un adeguato monitoraggio e un trattamento mirato per prevenire le recidive».
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